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Ex Ilva, lavoratori in assemblea: “Scenderemo in piazza, ma oltre il cuore ci vuole la testa”

Ore decisive per la filiera dell'acciaio, appesi a un filo anche gli 80 dipendenti della Sanac di Vado

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Genova. E’ iniziata intorno alle 8.30 l’assemblea dei lavoratori dell’ex Ilva di Genova Cornigliano. L’assemblea è stata decisa dalla Rsu insieme alle segreterie di Fiom, Fim e Uilm, per definire le mobilitazioni che partiranno anche a Genova nei prossimi giorni e che, di conseguenza, “travolgeranno” anche l’indotto di cui fa parte la Sanac di Vado Ligure.

L’azienda vadese è appesa alle sorti della vertenza per l’ex Ilva e da tempo vive una fase di attesa e preoccupazione per il futuro dei suoi 80 dipendenti. E mentre si sta consumando il muro contro muro tra Governo e Arcelor Mittal, ecco arrivare la convocazione al Mise proprio sui siti produttivi della Sanac, in programma il prossimo 13 novembre al Mise: una convocazione sollecitata da alcuni mesi, anche a seguito della crisi che si era aperta nella vicenda dell’ex Ilva.

La Sanac di Vado Ligure è specializzata nella produzione di refrattari industriali, da sempre legata al gruppo Ilva. La sua produzione dipende ancora per il 75% da Taranto e quindi dal nuovo assetto che uscirà per gli impianti pugliesi. I carichi di lavoro termineranno a fine mese, quindi la cassa integrazione per i lavoratori dal mese di dicembre o al massimo dall’inizio del 2020 è ormai una prospettiva reale se non arriveranno sviluppi e garanzie.

“Oggi spiegheremo ai lavoratori la procedura di cessione ex art. 47 avviata da Mittal – spiega Armando Palombo, coordinatore dell’rsu – e ribadiremo che su queste aree vige l’accordo di programma che garantisce reddito e lavoro per tutti. Non accetteremo neppure un lavoratore in più in cassa”.

Ieri sera i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria hanno inviato al gruppo franco indiano una lettera di diffida dal procedere nella cessione e soprattutto nella ‘restituzione’ dei 10 mila dipendenti: al momento quindi c’è una azienda che dichiara di cedere i lavoratori e un’altra, che non sembra intenzionata a riprenderseli. A questo punto, la domanda è lecita: di chi saranno dipendenti dal prossimo mese e chi pagherà i loro stipendi? Si domandando i lavoratori

Da definire i tempi dello sciopero: “Abbiamo deciso che scenderemo in piazza ma non quando anche perché oltre il cuore ci vuole la testa. Fra l’altro questo governo pasticcione potrebbe a breve non esserci più e per lottare serve anche una controparte. Quello che è certo è che a Genova quando si esce e si lotta, si va fino alla fine”.

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