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Ex Ilva, Arcelor Mittal sbatte la porta e si ritira: indotto verso il baratro, per la Sanac sempre più vicina la cassa integrazione

Lo scudo penale per la riqualificazione ambientale di Taranto salta e la filiera dell'acciaio è a rischio

Vado Ligure. Mazzata per la filiera dell’acciaio, la siderurgia e l’indotto, che riguarda direttamente anche lo stabilimento Sanac di Vado Ligure i suoi 80 dipendenti. La società Arcelor Mittal ha comunicato ai commissari Ilva di voler recedere con il contratto in essere per la gestione degli impianti. La motivazione presa dal Gruppo è nel decreto “Salva imprese”, con diretto riferimento alla scudo penale necessario per l’esecuzione del piano ambientale relativo a Taranto.

“Tali protezioni legali sono state definitivamente rimosse ieri con la mancata conversione in legge del relativo decreto. Non è possibile gestire lo stabilimento senza queste protezioni, e non è possibile esporre dipendenti e collaboratori a potenziali azioni penali, pertanto AM InvestCo e le società controllate hanno inviato una comunicazione richiedendo ai commissari di Ilva S.p.A. in amministrazione straordinaria di riassumersi entro 30 giorni la responsabilità della gestione delle attività del Gruppo Ilva attualmente cedute in affitto” afferma Lucia Morselli, amministratore delegato di Arcelor Mittal.

“Conseguentemente è stato richiesto ai commissari di riassumere entro 30 giorni tutti i dipendenti. Questo processo sarà eseguito in conformità con le procedure richieste dalla normativa giuslavoristica, con il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali. Nel frattempo, sarà necessario attuare un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall’area a caldo dello stabilimento di Taranto, che è la più esposta ai rischi derivanti dall’assenza di protezioni legali”.

“Anche le attività di tutti gli altri reparti e aree operative saranno progressivamente sospese, tenendo presente che l’obiettivo di queste azioni è di mantenere tutti gli impianti in efficienza e pronti per un loro riavvio produttivo. È fondamentale che questo piano sia eseguito in modo sicuro e strutturato così che gli impianti non siano danneggiati e possano tornare a essere operativi in tempi rapidi sotto la responsabilità dei commissari”.

“Questa è una notizia difficile per tutti i dipendenti. L’essenziale ora è di agire nell’interesse dell’azienda e dei colleghi cooperando nei prossimi giorni per supportare in ogni modo le attività volte a preservare il valore e l’integrità degli insediamenti produttivi. Un piano d’azione dettagliato sarà coordinato da Wim Van Gerven, AMI Chief Operation Officer” conclude.

La comunicazione aziendale ha subito scatenato reazioni, in primis dai sindacati: “L’atteggiamento del governo su ArcelorMittal è totalmente irresponsabile. Il Governo si divide sulla tassazione sulle bottigliette di plastica e si dimentica di 15 mila lavoratori tra diretti e indotto. Il lavoro non è considerato centrale nell’agenda politica del Governo che ha giocato su un contratto – e il conseguente accordo sindacale – firmato solo un anno fa, smontandolo subito dopo a scapito dei lavoratori. A questo punto non si può più giocare e deve essere il Governo a risolvere la questione garantendo posti di lavoro e stesso reddito a tutti i lavoratori coinvolti. E’ giunto il momento in cui il Governo si assuma le proprie responsabilità e decida una volta per tutte se considera la siderurgia strategica per il Paese” afferma Bruno Manganaro della Fiom Cgil Genova, che da tempo segue la vertenza sullo stabilimento di Cornigliano coinvolto nella vicenda ex Ilva.

Sul fronte savonese, quello della Sanac, cresce ancora di più la preoccupazione sul futuro del sito produttivo: “Una brutta notizia, francamente la gestione della vertenza e la mancanza delle garanzie per l’azienda è un fatto davvero preoccupante che mette a rischio tantissimi posti di lavoro. Lo stabilimento di Vado Ligure, da sempre legato al gruppo Ilva, attendeva da tempo una soluzione positiva, invece… Ora la produzione andrà progressivamente a fermarsi, con lo spettro della cassa integrazione per i lavoratori che diventerà a breve realtà. I carichi di lavoro sono al sicuro solo fine a fine mese, poi non si sa…” aggiunge Tino Amatiello della Cgil savonese.

“Trovo incredibile il fatto che questa maggioranza si diletti a inventarsi qualsiasi tassa nei confronti dei cittadini italiani e non tuteli la vera essenza dell’apparato industriale di questo paese. L’ordine del giorno, (oltre all’atteggiamento ostile nei confronti di Mittal) approvato a suo tempo dalla Commissione Industria e Lavoro del Senato, con la soppressione dello scudo penale per i presunti danni ambientali provocati dalle precedenti gestioni, ha messo nelle condizioni Mittal di notificare ai commissari straordinari dell’Ilva la volontà di rescindere dall’accordo di affitto per l’acquisizione delle attività ilva Spa. Una vera bomba che provocherà danni durissimi all’economia italiana, al Pil, a tutti i lavoratori dell’Ilva. Ci si lascia scappare un grande imprenditore dell’acciaio che voleva investire circa 4,5 miliardi, sia sul piano ambientale che sul lato tecnologico, per vendette trasversali in seno alle forze politiche che compongono l’attuale maggioranza. Tutto ciò nonostante il Ministro Patuanelli avesse rassicurato i tre segretari di Fim, Fiom e Uilm  sulla validità strategica della siderurgia” rincara Antonio Apa, segretario generale Uilm Genova.

“C’era il tema dello scudo penale, quello dello spegnimento dell’altoforno due e il concomitante calo del mercato: il Governo ha dato l’alibi all’azienda per fare marcia indietro. E’ una scelta scellerata. Qui si sta lavorando solo per il consenso del giorno dopo, ma serve una prospettiva per l’industria, per l’Italia, per il mondo del lavoro” commenta il segretario Fim Cisl Liguria Alessandro Vella. “Il Governo deve decidere al di là di possibili soluzioni come la cassa integrazione quale sia la strategicità dell’acciaio nel nostro paese – aggiunge -. Qualcuno sta mandando in rovina l’acciaio. E’ pazzesco per un paese come l’Italia che ha un’economia che si regge ancora sull’industria e dove quindi l’acciaio è fondamentale”.

“Complimenti al governo! Grazie alle trovate grilline e alla incapacità del PD Arcelor Mittal fugge dall’Italia – sottolinea il presidente della Regione Giovanni Toti -. Ilva rischia la chiusura, 20mila persone per strada, i contribuenti italiani costretti a pagare quel che avrebbe pagato Mittal. Ma vi rendete conto? Abbiamo affidato il paese a chi sosteneva di voler fare dell’Ilva di Taranto un parco giochi! Si sì… in realtà ne sta facendo un deserto. La decrescita avanza, altro che felice. Lacrime e sangue. Siamo pronti a batterci in ogni modo con i lavoratori e ho già chiesto ai sindacati di vederci subito in Regione per fare il punto sulla situazione genovese e concordare ogni forma di mobilitazione in difesa dell’acciaio italiano. Ecco a voi l’incapacità e la malafede del governo giallo-rosso che nessuno ha scelto, e questi risultati ci fanno capire il perché”.

“Il ritiro di Arcelor Mittal è il risultato della colpevole incapacità del governo, un crimine contro il lavoro e un grande favore alla concorrenza franco-tedesca” dichiara l’assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti all’annuncio del ritiro dall’acquisto dell’Ilva da parte di Arcelor Mittal. “Siamo davanti a un vero disastro industriale, sociale ed ambientale – continua l’assessore regionale Benveduti -. E a pagare il conto salato delle azioni, delle omissioni e dell’incompetenza giallofucsia saranno gli italiani. L’ennesima sconfitta industriale di questo Paese: chi è politicamente responsabile di questo risultato rassegni le dimissioni immediatamente, perchè incapace di gestire questa vicenda. È da irresponsabili costringere al ritiro un investitore da oltre 4 miliardi di euro, volevano abolire la povertà e hanno creato miseria. La vicenda Ilva è solo l’ultimo passo, dopo molti casi industriali abbandonati, punto di non ritorno di un governo che aumenta tasse e mette sulla strada decine di migliaia di lavoratori. Mercoledì incontreremo i sindacati per concordare ogni forma di mobilitazione a difesa dell’industria italiana”.

“È con estrema preoccupazione che assistiamo agli sviluppi della questione dell’ex Ilva. Le scellerate politiche portate avanti dal Movimento 5 Stelle contro l’acciaio italiano mettono a rischio un comparto intero. È una follia che il Governo, per una norma che fa passare come se fosse a tutela dell’ambiente, mandi a monte un accordo fondamentale per la siderurgia italiana mettendo a repentaglio il futuro di circa 20 mila lavoratori di cui 1500 solo a Genova. La produzione di acciaio, inoltre, è strategica per tutta la politica industriale italiana. L’Italia era leader in Europa mentre ora, a causa di queste insensate prese di posizione, non saremo più autosufficienti. Le nostre industrie di trasformazione, da Fincantieri alle tante piccole e medie industrie manifatturiere italiane, diverranno interamente dipendenti da forniture estere rischiando pesantemente di perdere quote di mercato per l’aggravio di costi e la difficoltà ad operare”. L’assessore regionale al Lavoro e alle politiche attive dell’occupazione Gianni Berrino commenta così la notizia del ritiro di Arcelor Mittal dall’acquisto dell’ex Ilva di Taranto a causa del provvedimento del Governo, che da ieri ha eliminato la protezione legale necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale. “Ribadisco come sia follia aver tolto lo scudo penale agli attuali amministratori, che non possono pagare per quello che è successo in passato, anche a fronte del piano di investimenti che Arcelor Mittal ha approntato per risanare in primis Taranto ma anche Genova e Novi Ligure. Come Regione Liguria ci impegneremo affinché il Governo riveda questa norma che mette a rischio i posti di lavoro e la vita di troppi operai dell’Ilva e il futuro industriale italiano”.

“Con l’uscita di Arcelor Mittal il governo completa il disegno folle di dare un comodo alibi a una multinazionale straniera per smantellare il ciclo dell’acciaio in Italia, mettere a rischio diecimila posti di lavoro, stoppando la bonifica del sito di Taranto e creando un effetto a catena negli stabilimenti di Genova e Novi Ligure – dichiara il responsabile nazionale infrastrutture della Lega e già viceministro Edoardo Rixi -. Se la proprietà dell’industria siderurgica tornasse ai commissari, l’ex Ilva porterà oneri allo stato per un miliardo di euro all’anno per i prossimi tre anni, una voce pesante che ci dovranno spiegare come coprire nella prossima finanziaria. Qualora invece costringessero l’attuale proprietà a restare in Italia, assisteremmo a un’autentica macelleria sociale, visto che sono stati annunciati già cinquemila esuberi. Questo governo ancora una volta dimostra di non essere in grado di fare interessi del Paese”.

“Vogliamo capire i reali contorni delle conseguenze dell’annuncio della proprietà Arcelor Mittal sul futuro degli stabilimenti ex Ilva in Italia, a Taranto, a Genova Cornigliano e Novi Ligure – evidenzia il senatore della Lega e vicepresidente della Commissione Industria Paolo Ripamonti -. Le decisioni comunicate oggi dall’attuale proprietà confermano i nostri sospetti: questo governo, nato dall’inciucio di palazzo, dimostra il più totale appiattimento verso le politiche più estremiste dei Cinque Stelle, delle tasse e della povertà, con Pd e Renziani pronti a immolare migliaia di posti di lavoro, indotto per le imprese, la bonifica ambientale di migliaia di metri quadri di aree e lo sviluppo del nostro Paese sull’altare della poltrona. In commissione Industria in Senato chiederò l’audizione del ministro Patuanelli per affrontare al più presto questa emergenza industriale che rischia di fare crollare il nostro Paese nel baratro della decrescita infelice”.

“Il governo convochi subito un tavolo con ArcelorMittal, a seguito della decisione dell’azienda di rescindere il contratto per l’ex Ilva. La situazione è grave, non possiamo accettare che la filiera dell’acciaio venga messa in discussione e con essa più di 10 mila posti di lavoro. È stato un errore offrire ad ArcelorMittal il pretesto per rescindere il contratto attraverso la rimozione dello scudo penale, quando il vero problema è la tenuta del piano industriale dell’azienda, complici il calo della produzione e la congiuntura internazionale negativa. Sollecitiamo il Governo a fare uno sforzo straordinario per garantire la continuità dei siti produttivi e dei livelli occupazionali. L’Italia non può uscire dalla filiera dell’acciaio” sottolinea il Pd ligure e i consiglieri regionali del partito Democratico.

Il deputato di èViva, Luca Pastorino, segretario di presidenza alla Camera per Liberi e Uguali, dichiara: “La decisione di ArcelorMittal è gravissima e inaccettabile. L’azienda aveva avviato un confronto con il governo, lasciando intendere di voler portare avanti il piano industriale per l’ex Ilva. Invece ora, alle prime difficoltà, getta la spugna. La questione dello scudo penale è sembrato ormai un pretesto, perché il problema nasce dalla crisi del settore siderurgico. Sono certo che il governo troverà una soluzione, mettendo in campo tutte le azioni per salvaguardare il livello occupazionale”.

“Bisogna valutare – aggiunge Pastorino – tutte le opzioni per garantire allo stabilimento una continuità, pensando anche a quella decarbonizzazione già immaginata per i prossimi anni. Perché la tutela della salute non può essere subordinata al mantenimento dei posti di lavoro. La città di Taranto, in ogni caso, non sarà abbandonata. Da questa situazione difficile, bisogna uscirne con soluzioni innovative ed efficaci”.

Sull’annuncio del ritiro dall’acquisto dell’Ilva da parte di Arcelor Mittal, dopodomani, mercoledì 6 novembre, alle ore 11.00, presso la Sala Riunioni della Regione Liguria, si terrà un incontro con i sindacati dedicato alla situazione ex Ilva e all’indotto che interessa il tessuto industriale ligure.

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