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Ex Ilva, Altra Liguria: “Unica soluzione la statalizzazione”

"E' la sola che permetterebbe di rispettare i principi dettati dalla Costituzione, lo ha fatto anche la Francia per l'industria navale"

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Liguria. “Era maggio 2017 quando, dopo aver saputo della scelta di cedere l´ILVA alla cordata composta da ArcelorMittal, Marcegaglia e Intesa San Paolo, esprimemmo – attraverso un comunicato stampa – le nostre preoccupazioni per il futuro dell’industria siderurgica in Italia. Dopo aver ricordato che si tratta di un settore strategico per il Paese, e quindi la possibilità di applicare gli Art. 41, 42 e 43 della Costituzione statalizzando l’impresa, le domande che ponemmo ai soggetti coinvolti erano: siamo certi che quella dei commissari sia stata una scelta ben ponderata e non voluta dalla solita trama di potere di cui il gruppo Marcegaglia fa parte?”. A chiederlo è Altra Liguria.

“Ci si può fidare – proseguono – di queste multinazionali che praticano politiche volte esclusivamente al profitto attraverso la predazione di territori e diritti? Scontata per noi la risposta negativa, ma si sa la nostra voce è piccola e per nulla considerata, i fatti successivi ci hanno dato ragione: gli accordi sindacali diventati carta straccia, oltre 4000 lavoratori in esubero, di cui 600 a Genova; gli altri licenziati per essere riassunti con meno tutele e salari inferiori”.

“Ora arriva il ricatto, ArcelorMittal comunica la decisione di voler rescindere il contratto di affitto e acquisto. La motivazione ufficiale sarebbe la mancata conferma dello scudo penale, di cui godono commissari e futuri acquirenti dal 2015, e che avrebbero dovuto proteggere gli amministratori durante i lavori di messa a norma dell’impianto. La questione è complessa, ma come non pensare che si tratti di un’occasione ghiotta per AM di togliersi dall’impiccio di un piano industriale non più redditizio? Il mercato dell’acciaio è in crisi e l’acciaieria pugliese perderebbe, tra gli uno e i due milioni di euro al giorno. A questo poi si aggiungono i problemi dell’altoforno 2, che secondo i magistrati non è sicuro e potrebbe avere bisogno di pesanti investimenti per essere messo in sicurezza. Ma l’acciaio italiano è il migliore ed una produzione ecologica sarebbe possibile, basta volerlo”.

“Così, mentre governo, opposizione, e gli stessi partiti interni alla maggioranza si rimpallano le colpe vogliamo ribadire che la strada è una sola, e si chiama nazionalizzazione, una scelta che non sarebbe in contrasto con i trattati europei (Art. 345 del Trattato sul Funzionamento dell’UnioneEuropea) ed è l’unica che permetterebbe di rispettare i principi dettati dalla nostra Costituzione. Del resto non è forse questa la strada scelta dalla Francia per l’industria navale? Oggi dopo l’abbandono di ArcelorMittal ne siamo maggiormente convinti e con stesso testo del comunicato del 10 ottobre 2017, ribadiamo la nostra solidarietà ai lavoratori in sciopero, aderiamo e sosteniamo la loro lotta e chiediamo a tutti i sindacati di unirsi in un grande sciopero generale nazionale per la nazionalizzazione della nostra grande industria metalmeccanica, unica azione utile per la difesa di ambiente, salute e lavoro” concludono.

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