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Convegno di Tirreno Power, i sindacati: “Non ci andremo, iniziativa autocelebrativa”

“Saremo pronti a celebrare la vittoria e brinderemo lietamente sulle nostre rovine”, così le sigle sindacali ai lavoratori di Tirreno Power

Provincia. Nei giorni scorsi la segreteria della Filctem nazionale ha ricevuto un invito per un convegno organizzato da Tirreno Power dal titolo “Tirreno Power dalla crisi a modello di sviluppo condiviso”, sottotitolo “un esempio per la gestione delle crisi industriali”. La Filctem-Cgil – fa sapere – non parteciperà a questa iniziativa. 

Spiegano i sindacati: “Siamo consapevoli del ruolo che abbiamo svolto durante quella difficilissima trattativa e della responsabilità che ci siamo presi per evitare che 200 lavoratori finissero, in mezzo ad una strada come era nelle intenzioni della Società anzi, ne siamo orgogliosi. Con un impegno senza precedenti, che ha coinvolto le istituzioni a tutti i livelli, la politica e tutte le aziende del settore siamo riusciti ad attenuare il più possibile un impatto che altrimenti sarebbe stato devastante”.

“L’ex viceministro Teresa Bellanova, invitata all’iniziativa, si ricorderà benissimo la fatica che ha dovuto compiere per convincere l’A.D. di Tirreno Power a ritirare la procedura di licenziamento collettivo attivata unilateralmente e aprire il negoziato con le parti sociali, evitando così un vero e proprio massacro che i vertici della Società intendevano compiere – continuano dal dipartimento elettrico della Filctem nazionale – ricordiamo tutto di quella vertenza: i presidi (tanti) sotto i ministeri, gli incontri (tre) a Palazzo Chigi per dare uno sbocco alla centrale di Vado Ligure, per poi essere scaricati dalla stessa Società quando si è scoperto che i margini economici dati dalla produzione di elettricità con l’utilizzo del carbone non erano più così allettanti. E questo molto prima che la SEN e il Pniec stabilissero i tempi del Phase-out”.

Continuano i sindacati: “Come potremo dimenticare la vertenza più drammatica che ha colpito un settore che fino ad allora era riuscito, seppur con molte difficoltà, ad autosostenersi. Ma fare di questo: ’un esempio per la gestione della crisi industriale’, francamente, ci sembra poco rispettoso per chi da questa crisi ne è uscito con le ossa rotte (basti pensare ai 400 lavoratori indiretti). Le cause della crisi di Tirreno Power non sono semplicemente attribuibili alla crisi generale che ha colpito le aziende del nostro paese. Nasce e si perpetua molto prima con una gestione poco attenta delle risorse anche negli anni d’oro. Basti pensare che le c.d. GENCO rappresentavano la parte più ricca del settore elettrico. Vere e proprie galline dalle uova d’oro. Continuiamo ad essere convinti che con il nostro sforzo negoziale, arrivato perfino a fare inserire nel contratto nazionale di lavoro un organismo per la salvaguardia occupazionale proprio per dare soluzioni lavorative ai lavoratori licenziati da Tirreno Power, rappresenti un esempio straordinario di iniziativa sindacale per la soluzione di una crisi che sembrava senza sbocco, ma definire questo “un modello di sviluppo condiviso”, ci sembra francamente fuorviante”.

“Il 26 novembre, pertanto, non parteciperemo a quell’iniziativa che, a nostro avviso, ha troppo l’aria di un’autocelebrazione. Preferiamo continuare a vigilare sull’andamento della società anche perché sarebbe imbarazzante, dopo aver brindato, assistere da qui a poco alla riproposizione di un altro dramma. Su questo si, sarebbe interessante aprire una riflessione condivisa: quali azioni congiunte mettere in campo per far si che quanto accaduto non si riproponga mai più” concludono.

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