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Arcelor Mittal, i sindacati: “Senza scudo chiudiamo, noi non commettiamo crimini”

Vella (Fim-Cisl): "La situazione è drammatica, Mittal è determinata e il governo continua a sbagliare"

Liguria. “Siamo a un metro dal caos”. Così il segretario della Fiom genovese Bruno Manganaro riassume l’incontro durato oltre tre ore tra il Governo alla presenza del ministro allo sviluppo economico Patuanelli, Arcelor Mittal con l’ad Lucia Morselli e i sindacati Fiom, Fim e Uilm al gran completo, dai segretari nazionali alle rappresentanze territoriali.

Dall’incontro, secondo quanto riferito dai sindacati, Arcelor Mittal ha ribadito che il problema fondamentale è lo scudo penale: “Quando è stata istituita la gara si è deciso l’affitto degli stabilimenti perché Taranto è fuorilegge. L’immunità penale non è quindi un privilegio ma l’unico strumento per gestire quella situazione”.

Morselli ha anche accusato il governo “di aver preso in giro il primo grande gruppo dell’acciaio del mondo” ribadendo che “restituiamo tutto perché noi non intendiamo commettere atti criminosi”. A chi nel governo ha chieste se con il ripristino scudo penale Arcelor Mittal è disposta a tornare sulle sue decisioni ma anche a rispettare l’accordo che dovrebbe portare a produrre il prossimo anno 6 milioni di tonnellate di acciaio, lei ha risposto più volte: “Non è questo l’oggetto della discussione. Al momento il mio mandato è quello di chiudere. Se gli enti vogliono dirmi qualcosa lo facciano con comunicazioni ufficiali”.

Per il resto, secondo quanto appreso, Morselli ha rinviato tutti a un possibile nuovo incontro tra il premier conto e la famiglia Mittal, ma lo scudo penale – che rischia fra l’altro di far cadere il governo – è un elemento imprescindibile per Mittal. Di esuberi quindi non si è parlato perché il tema dell’incontro di oggi è stato unicamente il recesso dal contratto in assenza dell’immunità.

“Mittal sa dove andare e cosa vuole – commenta Manganaro – mentre il governo è confuso. O torna lo scudo penale oppure gli impianti si fermeranno. Ora i segretari nazionali sono riuniti per decidere come rispondere, perché oggi le voci dei sindacati sono state ovviamente unitarie nel chiedere a Mittal di stoppare la procedura di spegnimento. Per quanto riguarda lo stabilimento di Cornigliano il messaggio che abbiamo mandato è stato chiaro: se è così a Genova si balla”.

“La situazione è drammatica, Mittal è determinata e il governo continua a sbagliare – aggiunge il segretario della Fim Cisl Liguria Alessandro Vella – Se il premier a questo punto non si sveglia e non riapre la trattativa con Mittal ripristinando lo scudo e rivedendo il piano industriale senza ovviamente parlare di esuberi. Il 4 dicembre tutti i lavoratori torneranno in Ilva in assemblea e a Genova la mobilitazione sarà dura”.

Il premier Giuseppe Conte ha commentato sulla propria pagina Facebook: “Il Governo non lascerà che si possa deliberatamente perseguire lo spegnimento degli altiforni, il che significherebbe la fine di qualsiasi prospettiva di rilancio di questo investimento produttivo e di salvaguardia dei livelli occupazionali e la definitiva compromissione del piano di risanamento ambientale”.

“Arcelor Mittal si sta assumendo una grandissima responsabilità, in quanto tale decisione prefigura una chiara violazione degli impegni contrattuali e un grave danno all’economia nazionale. Di questo ne risponderà in sede giudiziaria sia per ciò che riguarda il risarcimento danni, sia per ciò che riguarda il procedimento d’urgenza. Ben venga anche l’iniziativa della Procura di Milano che ha deciso di intervenire in giudizio e di accendere un faro anche sui possibili risvolti penali della vicenda”.

La Procura milanese, infatti, ha aperto un fascicolo esplorativo, il cosiddetto modello 45, per verificare “l’eventuale sussistenza di ipotesi di reato” sul caso Arcelor Mittal-ex Ilva. Lo ha reso noto in un comunicato il procuratore della Repubblica Francesco Greco.

Come si legge nella nota, il procuratore Greco “ha altresì proceduto all’iscrizione di un fascicolo al modello 45”, cioè senza titolo di reato né indagati, per verificare se siano stati commessi eventuali reati e ha delegato le indagini al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano per gli accertamenti preliminari.

Il procedimento è stato assegnato al procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, responsabile del dipartimento che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione e di diritto penale dell’economia, e ai pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, già titolari delle indagini sul gruppo Riva.

E come annunciato nei giorni scorsi anche l’Rsu, i sindacati di categoria e i lavoratori della Sanac a Vado Ligure sono pronti ad unirsi alla protesta per la situazione dell’ex Ilva.

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