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Savona, il futuro del Teatro Chiabrera è ancora un’incognita

Il 1 giugno l'attuale direttore Roberto Bosi andrà in pensione: il percorso per sostituirlo è complicato, e ad oggi non ci sono certezze

Savona. La stagione 2019/20 del Chiabrera a Savona segnerà uno spartiacque per il teatro come abbiamo imparato a conoscerlo. Il 1 giugno 2020, infatti, andrà in pensione lo storico direttore Roberto Bosi, ossia il “deus ex machina” che da decenni è al timone del teatro cittadino. Difficile però prevedere cosa potrà cambiare nel prossimo futuro dato che, ad oggi, ancora non si sa chi succederà a Bosi: anzi, a dirla tutta non esiste nemmeno una certezza sul fatto che qualcuno effettivamente dirigerà il teatro già dopo il 1 giugno. Il Comune, infatti, sta avendo grandi difficoltà nel designarne il sostituto. Legate, manco a dirlo, (anche) ai soldi.

roberto bosi

Del tema si dibatte ormai da un anno: Bosi (nella foto) non è solo il direttore artistico (quello che ha i contatti con le compagnie e sceglie gli spettacoli) ma gestisce anche tutta una serie di incombenze pratiche, burocratiche ed economiche che rendono difficile individuare una sola figura adatta a sostituirlo. Per cui a inizio anno si era addirittura ipotizzato di costituire un eventuale “team” di esperti per la direzione artistica, lasciando i compiti amministrativi a un dipendente comunale. Ma su chi siano gli uni e chi sia l’altro, al momento, si brancola nel buio.

Assumere una figura ad hoc, infatti, ad ora non è fattibile: l’amministrazione Caprioglio, di fronte alle difficoltà di bilancio, non ha incluso nel piano assunzioni il futuro sostituto di Bosi, preferendo virare su altre priorità. Per offrire il posto a un nuovo manager, allora, occorrerebbe attendere il prossimo piano: soluzione difficilmente percorribile, visto che significherebbe lasciare il ruolo vacante rendendo complicata la gestione della stagione 2020/21 (fortunatamente non la pianificazione, che verrebbe curata per un’ultima volta da Bosi nei prossimi mesi).

La soluzione economica è invece quella di individuare la persona adatta tra i dipendenti comunali: in questo caso ci si scontra però con la “polivalenza” di Bosi e le sue competenze “multiple”, che al momento nessun altro già a libro paga del Comune sembra poter sintetizzare. Resta quindi la terza opzione: un bando di gara per individuare un soggetto esterno (come una cooperativa o una associazione) a cui demandare la gestione del Chiabrera, in via provvisoria (in attesa dell’assunzione di cui sopra) o definitiva.

La difficile scelta è stata al centro di un vertice, pochi giorni fa, tra il sindaco Ilaria Caprioglio e gli assessori Doriana Rodino (che ha la delega alla Cultura) e Silvano Montaldo (che gestisce invece il Bilancio). Obiettivo, individuare la strada e le figure che, tra quelle economicamente sostenibili, garantirebbero il miglior risultato qualitativo. Un vertice che, però, si è concluso senza indicazioni precise.

E a preoccuparsi, allora, sono in generale i savonesi che frequentano il Chiabrera ma anche, nello specifico, quelli il cui lavoro è direttamente connesso all’esistenza del teatro. Al personale diretto si aggiunge un “indotto” composto dalle maschere (garantite dalla cooperativa La Redancia), dai tecnici audio e luci (attualmente in appalto al service Mixando), dal personale di carico e scarico (Coop Bazzino) e quello delle pulizie. In totale una quindicina di persone che, ad oggi, non ha notizie su ciò che verrà.

Per ora dal Comune non arrivano certezze. “Da mesi stiamo raccogliendo informazioni e analizzando situazioni analoghe nel panorama italiano – spiegano Caprioglio e Rodino – al fine di individuare la strada migliore da percorrere per garantire l’alta valenza culturale del nostro Teatro Chiabrera, nella consapevolezza che la sfida più difficile sarà la sostituzione di una figura come l’attuale direttore“.

Rimpiazzare Bosi “sarà una sfida”, dunque. Perché il Chiabrera è da tempo “a sua immagine e somiglianza”, plasmato dal suo bagaglio di contatti e dalla sua visione. Chiunque gli succederà, inevitabilmente, avrà un compito difficile. Anche per questo l’auspicio è che la strada venga tracciata il prima possibile: per dare il tempo alla nuova direzione di impostare il futuro del Chiabrera, senza attraversare un “limbo” venato di malinconia.

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