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Regionali 2020, Toti fa gli scongiuri: Salvatore stoppa il Pd, apertura di Pastorino e Paita con riserve…

Altre reazioni politiche in Liguria dopo il voto in Umbria

Liguria. Il voto in Umbria costringe ad accelerare la discussione in Liguria sull’eventuale coalizione estesa anti-Toti. Italia Viva ha già posto alcune condizioni e nel pomeriggio nella sede del Partito Democratico si inizierà a pianificare l’approccio alle elezioni regionali 2020.

Irrompe sulla scena, con una notifica che non sarà passata inosservata nelle file del vari partiti, un post molto critico di Alice Salvatore, portavoce in Consiglio regionale. In uno dei passaggi si legge “Io però parlo della mia regione: la Liguria. Qui le alleanze con il Pd o altri partiti non ci sono e non ci saranno“.

Tranchante? Beh, abbastanza. Se non fosse che nel post non si pone mai un veto assoluto ai fidanzamenti con il centrosinistra o altre forze, ma soltanto al Pd in quanto Pd. Come dire, un candidato civico (quindi non il giovane Federico Romeo su cui circolano rumor insistenti) potrebbe restituire concretezza all’ipotesi della coalizione giallorossa.

“In queste ore tutti parlano come se fossero il MoVimento 5 Stelle – scrive – Sbagliano. Il MoVimento 5 Stelle sono gli iscritti, sono gli elettori, i simpatizzanti, gli attivisti. Il MoVimento 5 Stelle in Liguria c’è, è forte e deve tornare alle radici del suo Dna. Forza, ascolto e democrazia diretta. Mi spiace per tutti coloro che pensavano diversamente. Il MoVimento 5 Stelle in Liguria e in tutta Italia non è fatto, come tra Berlusconi e Salvini, nelle stanze dei grattacieli o nelle ville, è fatto dai cittadini. E io, coerentemente con quanto ho sempre detto, rimango della mia opinione: via gli affari dalla Regione, il MoVimento 5 Stelle, da solo, farà pulizia”.

E a proposito di Italia Viva ecco le parole di Raffaella Paita: “Diamo la nostra disponibilità alle alleanze, ma una cosa è voler salvare il Paese da Salvini un’altra è pensare che esista un pensiero unitario tra M5S, Pd e noi di Italia Viva”. All’indomani della batosta umbra la deputata ligure “renziana” per eccellenza guarda con qualche aperta perplessità all’ipotesi di una coalizione allargata come quella attualmente al governo e come quella che in Umbria ha preso quasi un 20% di voti in meno rispetto al centrodestra sovranista alla Salvini + Meloni.

Non è l’ora dei “no” – non ancora – e soprattutto dalle file del Pd locale in queste ore si premurano a sottolineare che lo schema “Conte” non è archiviato in nome di una singola sconfitta peraltro ampiamente prevista, ma le parole degli Iv sembrano meno ecumeniche che mai. Oggi a Genova, c’era anche il capogruppo al Senatore Davide Faraone: “La nostra ambizione non è quella di mettere in piedi un Pd ‘bonsai’ – dice – ma di offrire una reale alternativa e una delle differenze principali che abbiamo è che nel Pd interpretano l’alleanza con il M5S in maniera strutturale mentre noi pensiamo che si possano realizzare dei passaggi politici per centrare obbiettivi precisi, come ad esempio dare vita a un governo nazionale”.

Anche Raffaella Paita, deputata ligure di Italia Viva, precisa in vista dei futuri appuntamenti elettorali: “Un’alleanza per cercare di salvare il Paese da chi aveva chiesto pieni poteri è una cosa, pensare a un’unicità di visione tra M5S, Pd e Italia viva è un’altra cosa, un’alleanza programmatica deve essere costruita su contenuti veri – afferma – pensiamo alla Liguria, prima di immaginare un’alleanza con i cinquestelle ci sono questioni che devono essere approfondite, strategiche per lo sviluppo e la crescita, dalla Gronda all’Ilva vogliamo parole chiare”.

Infine Paita, se ancora non fosse stato cristallino, chiarisce il suo ruolo in vista dell’appuntamento elettorale della primavera ligure. “Escludo categoricamente una mia candidatura alle prossime regionali”, già candidata sconfitta alle regionali 2015 contro l’attuale governatore Giovanni Toti, chiarisce che non sarà direttamente in campo anche se il partito di Renzi inizierà ora il proprio percorso. “Mi piacere che ci siano tante persone nuove che stanno dando un contributo” ha dichiarato prima della presentazione in Comune a Genova della nascita del gruppo consiliare di Italia Viva. “Chi pensa che le elezioni possano essere vinte rimettendo nello stesso tavolo chi ha determinato o subito il fuoco amico del passato – afferma – si sbaglia di grosso. Dobbiamo puntare su una strategia, un progetto e persone nuove”.

“Alle prossime elezioni regionali non vanno escluse alleanze a priori tra forze politiche in grado di convergere sullo stesso programma – aggiunge il deputato Luca Pastorino, segretario di presidenza alla Camera per Liberi e Uguali -. Di Maio commette un errore a chiudere il discorso, senza tener conto delle singole situazioni locali. Il punto fondamentale è che bisogna fare programmi di coalizione partendo dai temi, dalle convergenze, presentandosi agli elettori con un progetto serio e credibile. Penso, per esempio, alla Liguria dove centrosinistra e Movimento 5 Stelle sono all’opposizione, trovandosi spesso su posizioni comuni. Questo bagaglio di esperienza non va disperso”.

“La sconfitta in Umbria – aggiunge Pastorino – non deve provocare chiusure ermetiche, ma può essere preziosa per comprendere dove si è sbagliato. Bisogna, infatti, convincere gli elettori con una precisa proposta politica, senza fare fronti contro qualcuno, sia Salvinisul piano nazionale o Toti portando il discorso in Liguria o chiunque esso sia in altre Regioni. Ci vuole del tempo per costruire un’intesa attraverso un’azione politica incisiva che sappia riconquistare i cittadini, al di là della percentuale in più o in meno e senza pensare che queste operazioni politiche facciano male o bene al singolo partito o movimento. Si chiama politica, torniamo a farla” conclude.

Dopo la schiacciante vittoria in Umbria, Giovanni Toti si dice sicuro di vincere le elezioni in Liguria nel 2020, anche se il governatore si lancia in scongiuri: “Sulla Liguria faccio tutti i gesti apotropaici e scaramantici che potete immaginare benissimo pur tenendo le mani fuori dalla tasche – commenta a margine di una conferenza in piazza De Ferrari – Però, in tutta franchezza, se il risultato della somma delle armate rivali è quello dato dall’Umbria, che è quello pronosticato dai sondaggi in Liguria, credo che oggi la fiducia verso di noi non sia solo immutata ma addirittura accresciuta”.

In Liguria, con la coalizione del centrodestra al 57% e la Lega lanciata oltre il 37% la strada verso il successo di Toti sembra spianata: “Stando alla somma del buon governo fatto, dei risultati coerenti e costanti che i cittadini ci hanno riconosciuto in questi quattro anni, di tutto il lavoro fatto per cambiare questa regione e dai dati che vediamo scorrere nelle varie indagini, io credo che oggi il centrodestra si avvii meritatamente a un secondo mandato unitario, coerente con il primo ma anche innovativo perché cambiare è la nostra cifra”, garantisce il leader di Cambiamo.

Tuttavia il risultato parla chiaro: chi traina il centrodestra è Salvini con l’appoggio sempre più pesante di Giorgia Meloni, mentre i moderati continuano a perdere colpi. “Il fatto che la Lega oggi navighi sopra il 35%, che la Meloni con grande merito e tenacia abbia portato il suo partito a doppia cifra e che i moderati, i riformisti e i liberali, quelli che sulla carta dovrebbe essere l’area più vasta in questo Paese e invece arretrano ancora, perdendo punti rispetto alle vecchie regionali, rispetto alle Europee, rispetto alle politiche, credo sia sintomatico del fatto che se il centrodestra sta bene, c’è un focolaio di infiammazione in quel centrodestra che va curato” conclude Toti.

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