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Rapporto Ispra sulla centrale di Vado, Tirreno Power: “Impianto spento”. Rete Fermiamo il Carbone: “Conferma del danno ambientale”

Contestazione dell'azienda, gli ambientalisti: "Comuni e Regione dovrebbero costituirsi parte civile"

Vado Ligure. Le emissioni della Tirreno Power a Vado Ligure e Quiliano accertate nel rapporto Ispra come “danno ambientale”.

Il primo rapporto sul danno ambientale fa riferimento agli anni 2017 e 2018, citando 30 casi in Italia, tra cui quello della centrale a carbone vadese. Il rapporto si sviluppa attraverso la ricostruzione dei casi di danno ambientale e di minaccia di danno ambientale accertati dal Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) negli anni 2017 e 2018 e permette di individuare gli aspetti caratterizzanti di una materia poco conosciuta ed in continua evoluzione

“E’ incomprensibile come Ispra pubblichi oggi un elenco che cita l’impianto a carbone della centrale di Vado Ligure spento dal 2014, sostenendo fatti che non si sono verificati e che sono smentiti dalle stesse autorità regionali per l’ambiente” afferma Tirreno Power, commentando il rapporto.

“Non è vero che vi siano stati effetti dannosi sulla qualità dell’aria. Questa affermazione è smentita dai dati ufficiali di Arpal secondo i quali la qualità dell’aria è rimasta sostanzialmente uguale anche dopo lo spegnimento dell’impianto”.

“Per quanto riguarda il superamento dei limiti delle polveri, è bene ricordare che è stata fatta a Tirreno Power una sola contestazione su un unico limite orario in oltre 40 anni di esercizio dell’impianto e non si comprende come questo potrebbe avere provocato un danno ambientale” conclude l’azienda.

Non la pensa così, ovviamente, la Rete Fermiamo il Carbone, l’associazione che per anni si è battuta per lo spegnimento della centrale vadese: “Il documento di oggi dell’ISPRA è un ulteriore tassello che rende ormai sempre più evidente il danno ambientale provocato dalla centrale a carbone di Vado Ligure. In questi anni sono emersi molti autorevolissimi studi che hanno accertato una situazione sanitaria e ambientale allarmante: i documenti dell’Ordine dei Medici, lo studio dell’Istituto Somo/Università di Stoccarda (che definiva la centrale di Vado la più “letale” d’Italia), la maxi consulenza dei superperiti della Procura, il dettagliato studio dei massimi esperti in epidemiologia ambientale del Centro Nazionale delle Ricerche (che recentemente ha superato il vaglio di una Commissione internazionale ed è stato pubblicato in una delle massime riviste scientifiche al mondo), il documento di oggi dell’ISPRA Istituto per la Protezione Ambientale e del SNPA Sistema di Protezione dell’ambiente per conto del Ministero dell’Ambiente (che si è costituito parte civile nel processo), per citare i più importanti”.

“Appare quindi gravissimo che la Regione e i due principali Comuni interessati non abbiano mai fatto autocritica per non aver difeso la salute dei cittadini in tutti questi anni. Ma appare ancora più grave che non la tutelino adesso che è ormai evidente il danno procurato ai cittadini (che ricordiamolo si protrarrà ancora per decenni, visti i periodi di latenza di diverse patologie)”.

“Come mai, infatti, hanno scelto e scelgono ancor ora di non costituirsi parte civile per poter rappresentare i cittadini, qualora il danno sanitario fosse definitivamente accertato in sede processuale?” conclude la Rete savonese.

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