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Ospedali, PD ingauno: “Le privatizzazioni di Albenga e Cairo sono scelte politiche, non necessità reali”

Il circolo del partito democratico di Albenga punta il dito contro le scelte dell'amministrazione regionale

Albenga. “Leggiamo le dichiarazioni dei Consiglieri comunale  Gerolamo Calleri e Cristina Porro in merito al futuro dell’Ospedale di Albenga e riteniamo  che sia  necessario ristabilire  alcuni  semplici dati di fatto”. La nota del circolo del PD di Albenga in merito alla situazione degli ospedali savonesi parte con una premessa e prosegue con un preciso attacco alle scelte della giunta regionale.

“La privatizzazione (o tentata tale, visto che non sono stati neanche capaci di farla per davvero) degli interi ospedali di Albenga  e Cairo è stata una chiara scelta politica dell’amministrazione   regionale del  presidente Toti e dell’Assessore Viale  e non la  si può spacciare  come una “necessità” o peggio come l’unico modo mantenere aperto l’ospedale’ adducendo  questioni di bilancio e necessità di risparmio – spiegano dalla sezione ingauna – perché se occorreva razionalizzare e risparmiare Toti e Viale  potevano,  ad esempio, non inventarsi ALISA, una sorta di Super ASL  che ha dei costi abnormi:  premi  ai  dirigenti  che sono  il  triplo  di quelli  assegnati ai dirigenti  delle ASL, un direttore ogni 3,8 addetti e  – sfiorando  il ridicolo – buoni pasto  ai dipendenti  del valore  di 7,00 €,  contro i 4 € riconosciuti  ai  dipendenti  delle  ASL”.

Continua la nota del partito democratico albenganese: “Invece si continua a suonare la grancassa e  a dire che la privatizzazione  è l’unica cosa che può salvare l’ospedale di Albenga. Nel frattempo chiudono i servizi. Per  le  visite  specialistiche già  programmate  negli  ambulatori dell’ospedale di Albenga i pazienti ricevono telefonate che li spostano a Pietra Ligure o a Savona. Noi non siamo di principio  contrari alla  collaborazione  tra sanità  pubblica  e  privata. Pensiamo però che sia la sanità pubblica a dover  programmare servizi, ospedali e reparti, dopodiché è possibile  che alcuni servizi siano esercitati in convenzione col privato. Deve essere  il  pubblico  però a decidere i contenuti delle  strutture sanitarie  e dei servizi territoriali,  altrimenti  la  salute e le esigenze dei  cittadini  non saranno  garantiti, ma si garantirà solo il privato che investe. E non vale dire, come affermano Calleri e Porro, che nei bandi (bocciati dal TAR) erano chiari impegni e funzioni  del   privato. Non è così. Fossero stati così  chiari i bandi forse non sarebbero stati  bocciati. Questa è il nocciolo   della   nostra  opposizione   alla   “privatizzazione  ‘totiana’”. 

“Detto questo occorre anche riconoscere che se questa operazione  è per ora fallita non siamo stati noi  a  farla  fallire: hanno fatto tutto da soli  Toti, Viale e ALISA,  scrivendo un bando che il TAR ha bocciato. Peccato che nel frattempo , nell’attesa di  non si  sa  cosa, succeda  che l’Ospedale perda i pezzi ogni giorno: un ambulatorio  qui, una  funzione  là.  E che chi dovrà occuparsene in futuro si troverà a confrontarsi con una demolizione in atto. Questo è quello che ci lasciano dopo 5 anni di governo” conclude la nota.

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