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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

La misteriosa morte di Edgar Allan Poe

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Lo scorso 7 ottobre è ricorso l’anniversario della morte di uno degli autori americani più emblematici, influenti e noti al mondo, indagatore dell’incubo e dell’ignoto, precursore della letteratura dell’orrore e del giallo psicologico, famoso per le sue storie di terrore e mistero capaci di indagare l’animo umano fin nel profondo delle sue oscurità più viscerali: Edgar Allan Poe.

La storia della letteratura è, più spesso di quanto si creda, costellata di tanti piccoli miracoli che sapientemente la intrecciano con quella che non solo è stata ed è definibile cronaca, ma anche con le vite di coloro che, autori accorti, questa storia letteraria hanno contribuito a crearla e renderla tale. Molto spesso infatti tra l’opera e il suo autore scorre un filo sottile, che li lega in maniera indissolubile. Uno degli esempi più belli in questo senso è sicuramente quello che riguarda proprio Edgar Allan Poe. Quello stesso mistero che connota i suoi racconti e i suoi scritti e che l’ha reso un maestro e un pioniere di questo tipo di narrazione, avvolge non soltanto la vita di Poe, ma anche e soprattutto le circostanze della sua morte, fino a far quasi diventare l’autore stesso un protagonista, probabilmente inconsapevole, della sua grandissima opera.

Vediamo nel dettaglio qual è questa storia, mettendo per un attimo da parte tutte quelle riserve e quell’arido senso critico che troppo spesso ci impongono di distinguere tra verità e finzione, e abbandoniamoci anche solo per un istante alle meraviglie di un mondo letterario sconfinato nella realtà. Chi era Edgar Allan Poe? Perché a distanza di 170 anni le circostanze della sua morte fanno ancora discutere?

Nato a Boston il 19 gennaio 1809 da una famiglia di immigrati irlandesi, il piccolo Edgar, a soli due anni, dovette già confrontarsi con gli orrori dell’esistenza: il padre abbandonò la famiglia nel 1810, mentre la madre morì di tubercolosi l’anno successivo. Rimasto orfano, Edgar fu accolto nella casa di un mercante della Virginia di origini scozzesi, John Allan, che se ne prese cura e lo fece studiare in Inghilterra, dove visse fino al 1820, per poi tornare negli Stati Uniti. Qui frequentò con scarso successo l’Università della Virginia, che ben presto abbandonò anche a causa della sua passione per l’alcol e il gioco, attività che lo portarono a litigare col padre adottivo e lo costrinsero a ritrasferirsi a Boston, dove, non potendo più contare sull’aiuto economico della famiglia Allan, si mantenne con lavori saltuari di impiegato e giornalista. Non riuscendo però più a far fronte alle spese, nel maggio del 1827 si arruolò nell’Esercito degli Stati Uniti. Anche questa carriera non si protrasse a lungo e fu così che Poe decise una volta per tutte di dedicarsi al suo primo e unico amore: la scrittura. Tuttavia, come spesso accade, Poe dovette fare i conti con l’unanime incomprensione di pubblico e critica, incapaci di cogliere la sua grandezza, situazione che lo costrinse, ormai disconosciuto dal padre adottivo, a una vita di povertà e disperazione, segnata dall’alcol, dal consumo di droga e, si suppone, da una malattia mentale mai curata.

È a questo punto che il mistero si infittisce e, come una nebbia, esce dalle più belle pagine dei libri di Poe per avvolgere con il suo manto gli ultimi istanti di vita dello scrittore. Il 3 ottobre 1849 Poe viene trovato delirante per le strade di Baltimora, indossa abiti che non sono i suoi, non sa spiegare perché e come sia arrivato fin lì. Ha chiaramente bisogno di assistenza, perciò viene portato d’urgenza al Washington Medical College, dove però morirà quattro giorni dopo, a soli quarant’anni. I medici avanzano delle ipotesi, si nascondono dietro a eufemismi che alludono a un passato di alcolismo, ma di fatto non sono in grado di delineare una diagnosi concreta. Nel frattempo i referti medici spariscono, gli appassionati iniziano a farsi delle domande e la morte di Poe pian piano si trasforma in quell’enigma che ancora oggi attende di essere risolto.

Le congetture ovviamente si sprecano. Alcuni danno banalmente la colpa al troppo alcol, altri sospettano un pestaggio o una rapina, altri ancora insinuano che Poe possa essere stato vittima del cooping, una violenta forma di frode elettorale allora in voga tra i criminali, che consisteva nel catturare un malcapitato (Poe, indebolito dall’alcol e dal delirio era la vittima perfetta), drogarlo, cambiarlo d’abito e costringerlo più volte a recarsi ai seggi elettorali per votare. Assurdo ma probabile, del resto a Baltimora si stavano tenendo le elezioni in quel periodo. C’è poi chi parla di un tumore al cervello che lo avrebbe indotto uno stato confusionale (non fu svolta alcuna autopsia sul corpo), ma anche di un avvelenamento da metalli pesanti, di rabbia e addirittura di omicidio.

Con tutta probabilità non sapremo mai la verità. Del resto, come scrisse lo stesso Poe: «I veri, i soli veri pensatori, [sono] gli uomini di ardente immaginazione»; e ancora: «Non credete a nulla di quanto sentito dire e non credete che alla metà di ciò che vedete» perché «Tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno in un sogno». A Dream within a Dream: è così che dovremmo ricordarlo Edgar Allan Poe, tra mistero e genio, tormento e illuminazione; uno degli scrittori più famosi di sempre, eppure ancora tutto da scoprire.

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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