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Filiera delle piante in vaso: 800 aziende, 2.500 occupati e giro d’affari da 350 mln di euro foto

Un convegno del Cersaa sul florovivaismo ingauno e sul porgetto di sviluppo del settore

Albenga. Trenta percento in valore della produzione agricola ligure (dati Istat), oltre cento milioni di piante in vaso prodotte ogni anno, tra aromatiche e floricole (dati Centro Servizi per la Floricoltura – Regione Liguria e CeRSAA), 800 aziende per oltre 2.500 occupati (Borsotto et al., 2015) e un giro d’affari che supera i 350 milioni di euro (Borsotto et al., 2015): sono questi i dati del florovivaismo ingauno.

A fronte di questa dimostrazione di capacità imprenditoriale, fanno da contraltare una bassa marginalità per unità di prodotto (vaso), una insufficiente differenziazione dello stesso da quello concorrente di altre Regioni europee ed una difficile coesione territoriale, che limita e complica il raggiungimento di obiettivi di sviluppo condivisi. Se ne è discusso nel corso di un convegno al Cersaa di Albenga, con la presentazione e relazione del direttore Giovanni Minuto.

“Grazie alle risorse messe a disposizione dal progetto “La filiera ingauna delle piante in vaso”, finanziato dalla Mis. 16.04 del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020, il CeRSAA e i partner di progetto intendono porre il primo dei tasselli che dovranno andare a comporre l’articolata strategia di rilancio delle produzioni florovivaistiche ingaune. La scommessa è di quelle che fanno tremare i polsi, perché si tratta di riunire attorno ad un tavolo tutti gli attori della filiera per mettere a punto un accordo forte, finalizzato alla promozione delle specificità e delle unicità delle produzioni, nate dal saper-fare degli imprenditori e dalle caratteristiche ambientali uniche dell’area” afferma.

“Ecco che partendo dall’esempio del basilico, che è stato riconosciuto prodotto a Denominazione di Origine Protetta (DOP) grazie all’originale e unico connubio tra pianta – ambiente – tecnica di produzione, è senz’altro possibile individuare e promuovere i chemiotipi locali delle piante aromatiche, ovvero quelle varietà di rosmarino, timo, salvia ecc. che, coltivate nell’area ingauna, assumono aromi e profumi unici, proprio grazie all’ambiente specifico di coltivazione e alle specifiche tecniche di produzione. A questo aspetto fondamentale andrà associato, in futuro, lo sviluppo di un branding di prodotto e la scelta di uno schema di certificazione che possa valorizzare i contenuti sopra descritti” aggiunge ancora Minuto.

“È, tuttavia, appena evidente che questo percorso non potrà essere né breve, né semplice e che dovrà basarsi su una forte coesione territoriale e sulla concentrazione di risorse, iniziative e stimoli che trovano in questo primo progetto di cooperazione territoriale il suo punto di partenza e non il punto di arrivo”.

“A questa iniziativa guardano con interesse le categorie agricole, l’Associazione Nazionale dei Vivaisti ed Esportatori (ANVE) e tutti quei soggetti che credono nello sviluppo agricolo del territorio ingauno. Tra essi, anche il Banco BPM ha voluto sostenere l’iniziativa, perché con il sostegno bancario agli investimenti è possibile dare forza alle idee imprenditoriali” conclude il direttore del Cersaa.

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