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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

…et voilà il Purgatorio

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca. ” Il passo è estrapolato dall’Apocalisse di Giovanni, uno dei testi più inquietanti e discussi del Nuovo Testamento. Nello specifico si tratta del momento in cui Iddio si rivolge all’angelo della chiesa di Laodicea; l’ira del Signore è rivolta a quella squallida categoria di esseri che risultano come un miscuglio di caldo e di freddo, incapaci a risolversi per una delle due condizioni tanto da risultare stomachevoli agli occhi divini e da suscitare nell’estremo giudice una definitiva sentenza: “io sto per vomitarvi dalla mia bocca”. Non è mia intenzione lanciarmi in una disamina esegetica del testo, mi basta immaginare il relizzarsi ai giorni nostri del giudizio universale. Osservo l’infinita moltitudine “dei vivi e dei morti” presentarsi tremante al cospetto di un Dio furibondo. Le ragioni dell’ira divina e le relative fondatezze richiederebbero altri approfondimenti, per ora limitiamoci a darle per giustificate dalla profezia di Giovanni.

“Infine – esordisce il Padre Eterno – alla mia destra i caldi … avete capito bene, i caldi, quelli che hanno amato davvero, che hanno rispettato le passioni proprie ed altrui, che hanno vissuto ogni istante della propria vita con intensità e gioia, coloro i quali hanno saputo essere un perenne alleluia alla vita! Alla mia sinistra i freddi, intuibile a chi mi riferisco, non vi pare? Mi rivolgo a chi ha ascoltato la morte della propria anima con piacere, a chi ha rinnegato la bellezza del creato per celebrare il proprio egoismo, a chi ha creduto di potersi innalzare fino al cielo, agli arroganti, ai violenti, ai crudeli.” A questo punto non posso che osservare lo sguardo di Dio che conta i pochi alla propria destra e gli altrettanto esigui alla propria sinistra, ma che può fare? Così è! “Quindi – prosegue dopo un doloroso silenzio – per voi figli prediletti alla mia destra è in attesa il Paradiso, la felicità eterna, un ininterrotto giubilo di corpo e di spirito – poi, rivolgendosi alla sinistra – e per voi ho predisposto il regno che avete da sempre voi stessi costruito con il vostro agire, un luogo di perenne dolore, di feroce battaglia di tutti contro tutti, la dimore della sofferenza dell’invidia e della frustrazione” Seguirebbe un profondo sospiro di dolore, in fondo, in qualche modo quel Dio arrabbiato ama anche le pessime tra le sue creauture, per poi far tuonare di nuovo la voce del Signore: “E voi che non siete stati né caldi né freddi ma tiepidi … voi che siete la stragrande maggioranza dell’umanità, incapaci di amare e di odiare, di grandi sogni o infime ambizioni, voi mediocri che amate un pochino, maestri delle vie di fuga, incapaci al coraggio e alla responsabilità, per voi non ho dimore e sto per vomitarvi dalla mia bocca”

Mi sembra interessante un rimando all’immensa opera del Poeta: nella costruzione della Commedia il sommo Dante ha organizzato il suo viaggio ultraterreno in tre tappe, l’Inferno, ovvero il mondo dei freddi, per dirla con Giovanni; il Paradiso, la terza parte, quella che conduce alla beatitudine contemplativa, il luogo dei caldi, nel linguaggio dell’Apocalisse. Ma ha collocato tra le due antitesi il Purgatorio! In effetti il vomito di Dio nell’operea dantesca, è riconoscibile nella schiera degli Ignavi, esseri che a detta del grande fiorentino “mai non fur vivi”. Li colloca nell’Antinferno, quando li incontra ne resta annichilito, così si rivolge a Virgilio per avere spiegazioni mentre non può staccare gli occhi dall’orrenda schiera assalita da insetti, una moltitudine che piange camminando su fango e vermi. La laconica replica della sua guida è: “[…] questo misero modo/ tengon l’anime triste di coloro/ che visser senza infamia e senza lodo”: Addirittura nella folla sono riconoscibili quegli angeli che non si schierarono né con Dio né con Lucifero. Ma allora chi sono quelli che popolano il Purgatorio?

Per meglio comprendere la questione non dobbiamo dimenticare che per avere un grande successo è necessario essere espressione della cultura, o sub cultura, che ti ha generato ed alla quale ti rivolgi! Dante ne è conferma secolare! Ci basti osservare come disprezzi la gens nova del suo tempo, quella che oggi chiameremmo parvenu. Mi spiego: nel canto decimo dell’Inferno il Poeta incontra il biondo Farinata degli Uberti che, arrogante ed altezzoso come in vita, lo interroga “chi fuor i maggior tui?”, tanto per chiarire che non gli avrebbe prestato attenzione se non lo avesse reputato alla sua altezza. L’intera scena, oltre ai risvolti accessibili ad ogni lettore che scorra anche solo velocemente le note di qualsiasi edizione della Commedia, è finalizzata all’ostentazione coram populo delle proprie origini da parte di Dante. Direi che è abbastanza evidente la logica piccolo borghese dell’Alighieri, proprio la stessa del vomito di Dio, la stessa di quella maggioranza schiacciante che non avrebbe avuto accesso nel Paradiso o nell’Inferno di Giovanni. Insomma, chi avrebbe mai celebrato la Commedia riconoscendosi in un Ignavo? Era indispensabile un correttivo che ammorbidisse la drastica discriminante alla base del giudizio divino, così, fu inventato il Purgatorio. Il termine risale alla fine del XII secolo e, poco dopo la nascita di Dante, nel 1274 al secondo Concilio di Lione, venne definita la dottrina che lo sostiene. In sintesi, caro Giovanni, con tutto il rispetto, forse ti sei distratto ed hai scordato una parte della profezia, ma ci pensiamo noi, e voilà il Purgatorio. Oserei dire: nomen omen. Già, un luogo dove possono accedere tutti coloro i quali non sono stati vomitati ma espulsi, evidentemente, per altra via. Esseri che ovviamente puzzano ma che, con un dovuto trattamento, potranno perdere il cattivo odore fino a meritarsi la luce eterna.

Non so bene, come nessuno suppongo, come stiano davvero le cose, ma, tanto per non correre rischi e, magari, godere davvero di questa vita, perché non provare ad essere caldo?

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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