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Ex Ilva e Arcelor Mittal, i sindacati chiedono incontro urgente al Mise: trema anche la Sanac di Vado Ligure

Incertezza sul decreto per le tutele legali, Lega all'attacco: "Si uccide una filiera produttiva"

Vado Ligure. Tutta la fliera dell’acciaio e 5 mila posti sono a rischio se non ci sarà uno sblocco positivo nella vertenza sull’ex Ilva: non solo lo stabilimento di Genova Cornigliano, ma anche la Sanac di Vado Ligure sono ancora in attesa di risposte e certezze sul loro futuro industriale.

“Manifestiamo grande preoccupazione, non solo il cambio repentino dell’amministratore delegato ma la vicenda delle tutele legali richieste dall’azienda in merito al decreto legge “Imprese” generano incertezza su Taranto e a catena su tutto l’indotto, che interessa direttamente il territorio ligure” affermano le sigle sindacali.

“Per questo chiediamo un incontro urgente al Mise per la verifica degli impegni assunti e per capire le reali prospettive industriali e occupazionali” concludono.

Marco Bentivogli di Fim-Cisl, Francesca Redavid di Fiom-Cgil e Rocco Palombella di Uilm-Uil commentano: “L’approvazione dell’art.14 del disegno di legge di conversione del decreto-legge numero 101 del 3 settembre 2019 in Senato di oggi è un fatto grave che aggiunge ulteriore incertezza al futuro dell’ArcelorMittal nel nostro paese. La norma abrogata non garantiva alcuna immunità penale ma era limitata alla realizzazione del piano ambientale, pertanto con perimetro e portata limitata. Tale norma non ha impedito, anche nei mesi precedenti, di indagare su reati al di fuori di quel perimetro, come la sicurezza dei lavoratori. Questa decisione, insieme al repentino cambio al vertice di ArcelorMittal Italia non fa presagire nulla di buono. Nella migliore delle ipotesi si profila il rischio di una drastica riduzione dell’occupazione, nella peggiore è solo il prologo ad un disimpegno e a lasciare il nostro paese. Abbiamo con grande fatica sottoscritto un accordo il 6 settembre 2018 che da un lato l’azienda dall’altro il Governo potrebbero far diventare carta straccia”.

“Nello specifico l’addendum al contratto siglato il 14 settembre 2018 si legge che ‘l’affittuario potrà altresì recedere dal contratto qualora un provvedimento legislativo o amministrativo, non derivante da obblighi comunitari, comporti modifiche al piano ambientale come approvato con il ‘decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017 che rendano non più realizzabile, sotto il profilo tecnico e/o economico, il piano industriale’. Non ha nessuna credibilità un’azione politica e aziendale che ad un anno di distanza cambia le carte in tavola e agevola negativamente la congiuntura non favorevole dell’industria italiana. Abbiamo da giorni chiesto un incontro con la nuova amministratrice delegata e con il governo che siamo a risollecitare. Se non otterremo una conferma di tutti gli impegni presi avvieremo al più presto un percorso di mobilitazione”.

“E’ incredibile l’ordine del giorno approvato dalla Commissione Industria e Lavoro del Senato sull’ex Ilva, con la soppressione dello scudo penale per presunti danni ambientali provocati dalle precedenti gestioni ma soprattutto trovo stupefacente che, con il Conte bis, il M5S abbia trovato nel PD il partner ideale per la decrescita felice, stante il fatto che lo stesso abbia curato la fase della cessione dei complessi aziendali – rincara Antonio Apa, Segretario Generale Uilm Genova -. E’ inconcepibile leggere che da un lato si afferma che è necessario salvaguardare l’occupazione e dall’altro si chiede all’Esecutivo di impegnarsi per spingere perché si arrivi ad un nuovo indirizzo basato sulla decarbonizzazione e riconversione del sito. Ha vinto la linea di Emiliano e del M5S che porterà disastri sul piano occupazionale e che mette in mora l’accordo del 6 settembre 2018. Alla faccia della coerenza…!”.

“Rammento che fu lo stesso Bondi a provarci a suo tempo e fu fermato dai sindacati e dal PD. Mi immagino il destino di Genova se dovesse passare una linea siffatta. Già oggi l’Azienda ha annunciato il fermo del decatreno per mancanza di rotoli, obbligando i lavoratori a ferie forzate. Se aggiungiamo a questa vicenda la nomina della dott.ssa Morselli, quale AD, certamente non c’è da stare allegri. Adesso il dossier è nelle mani del Ministro Patuanelli al quale abbiamo chiesto un incontro rapido per illustrarci qual è la linea che intende perseguire il Governo, che non può essere quella di mettere in discussione un asset strategico del sistema Paese e del suo indotto” conclude.

Lo stabilimento di Vado, specializzato nella produzione di refrattari industriali, è da sempre legato al gruppo Ilva. La sua produzione dipende ancora per il 75% da Taranto e quindi dalla nuova proprietà ArcelorMittal Italia: per questo erano state richieste certezze in merito alle forniture, con l’obiettivo di mantenere i carichi di lavoro e quindi i livelli occupazionali. Per le maestranze è prevista la cassa integrazione, per la quale era già stato proclamato uno sciopero di 4 ore in segno di protesta per la situazione di stand by, oltre che per una convocazione in sede ministeriale mai arrivata.

E sulla questione ex Ilva è arrivato il commento del deputato ligure della Lega Edoardo Rixi e del senatore della Lega vicepresidente della Commissione Industria Paolo Ripamonti: “Con l’approvazione dell’emendamento dei Cinque Stelle sulla soppressione dello scudo penale per i vertici dell’Arcelor Mittal dell’ex Ilva, il governo giallofucsia uccide, in un colpo, la filiera dell’acciaio, condannando l’Italia, unico Paese del G8, alla dipendenza da Paesi come Cina e Turchia, quindi all’importazione di un prodotto indispensabile per la nostra industria e l’hight tech”.

“La Lega, finché è stata al governo, si è opposta al tentativo di togliere l’immunità alla dirigenza ex Ilva per non bloccare il risanamento ambientale, su cui l’Arcelor Mittal ha intrapreso un percorso in accordo con l’allora ministro allo Sviluppo economico Di Maio. Con il dietrofront fatto ieri, la nuova maggioranza Pd-Renzi-Leu-M5S ha sostanzialmente condannato alla perdita del proprio posto di lavoro circa 5 mila dipendenti, stoppata l’ambientalizzazione di Taranto con la chiusura dell’altoforno: non vorremmo assistere a un altro caso Bagnoli, visto che il risanamento del sito pugliese sarebbe insostenibile per la finanzia pubblica e il rischio ambientale, lasciando i lavori di ambientalizzazione incompleti, sarebbe enorme”.

“Inoltre, dal punto di vista industriale, avremmo un effetto a catena sugli stabilimenti di Novi Ligure e di Genova Cornigliano, su cui anche quel che resta oggi del Pd aveva sottoscritto un Accordo di programma tra istituzioni e azienda nel 2005 e di cui chiediamo il rispetto” concludono.

L’assessore regionale allo sviluppo economico Andrea Benveduti commenta: “Dov’è la sinistra che difendeva i lavoratori? Pur di sopravvivere, il Pd e i suoi compari demoliscono la storia e il patrimonio industriale del Paese, dimostrandosi sempre più subalterni ai 5 Stelle. Con il voto di stanotte in Senato, che sopprime l’immunità per Arcelor Mittal, l’Italia viola un patto industriale e rischia di far fuggire l’unico investitore in grado di sanare e rilanciare Ilva”.

“Ci siamo sempre opposti al tentativo di togliere l’immunità alla dirigenza ex Ilva per non bloccare il risanamento ambientale, su cui Arcelor Mittal ha intrapreso un percorso in accordo con l’allora ministro Di Maio. La chiusura dell’altoforno di Taranto – aggiunge Benveduti , con lo stop dell’ambientalizzazione dell’area, avrebbe ripercussioni anche sugli stabilimenti di Novi Ligure e Genova, su cui ricordiamo resta ancora in piedi l’accordo di programma del 2005. Impensabile non rispettare tale accordo. Irresponsabilità, incapacità o altro? Sicuramente in altre nazioni si brinda a questa decisione, che completerà il percorso di de-industrializzazione avviato da lorsignori già da molti anni. Che tutta la parte sana del Paese, lavoratori, imprese e sindacati, prenda ora fermamente posizione contro questo scempio”.

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