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Uso di pesticidi in agricoltura, tutela della viticoltura e dell’apicoltura: dibattito in consiglio regionale

Discussione su quattro temi legati al mondo dell'agricoltura e dell'allevamento

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Regione. Con 14 voti contrari (maggioranza di centro destra), 12 favorevoli (Pd, Mov5Stelle e Rete a Sinistra&liberaMENTE Liguria) e un astenuto (Boitano del Gruppo misto) oggi il consiglio regionale ha respinto l’ordine del giorno 625, presentato da Marco De Ferrari (Mov5Stelle) e sottoscritto da tutti i componenti del gruppo, che impegna la giunta ad ridurre l’uso dei pesticidi in agricoltura, promuovendo tecniche alternative; a consolidare il percorso in collaborazione con le aziende florovivaistiche liguri, prendendo spunto dalla campagna internazionale “Make meadows, not lawns” per creare zone anche urbane (rotonde spartitraffico, aiuole o balconi di edifici pubblici e privati ecc), dove abbondino le infiorescenze selvatiche per consentire il recupero ecologico degli insetti impollinatori, che sono fondamentali per gli ecosistemi.

E’ stato accolto un emendamento presentato da Luca Garibaldi (Pd). L’assessore all’agricoltura Stefano Mai ha espresso parere favorevole sulla prima parte dell’impegnativa e contrario sulla seconda parte. Nel dibattito sono intervenuti Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria), che ha espresso parere contrario sulla seconda parte dell’impegnativa, Alice Salvatore (Mov5Stelle) e Francesco Battistini (Rete a Sinistra&liberaMENTE Liguria) che hanno espresso parere favorevole.

Sempre nella riunione odierna, il consiglio regionale ha approvato all’unanimità la mozione 242, presentata da Lilli Lauro (Giovanni Toti Liguria) che impegna la giunta ad attivarsi presso il ministero delle politiche agricole per prevedere una diversa ripartizione delle quote nazionali di territorio modificando anche il criterio di riparto impianti di vigneto, che soddisfino le richieste di investimento delle aziende vitivinicole liguri, verificando quanti dei circa 157 mila metri quadrati nazionali per cui è stata richiesta l’autorizzazione siano stati effettivamente utilizzati dai produttori.

Nel documento si ricorda che nel 2018 sono state presentate le richieste di nuovi impianti e che ogni anno gli Stati UE possono mettere a bando nuove autorizzazioni rispettando un tetto massimo dell’1% della superficie nazionale e in Liguria 120 le aziende vitivinicole hanno richiesto l’autorizzazione all’impianto di nuovi vigneti con un’effettiva assegnazione di soli 16 ettari.

Ancora in ambito di viticoltura, il consiglio regionale ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno 638, presentato da Angelo Vaccarezza (FI), e sottoscritto dal collega di gruppo Claudio Muzio e da Andrea Costa e Gabriele Pisani di Liguria Popolare, che impegna la giunta regionale ad attivarsi affinché possa essere modificato l’art. 63 del Regolamento UE 1308/2013, per introdurre un sistema maggiormente flessibile sulla distribuzione geografica del nuovo impianto di vitigni, in modo che gli Stati membri possano venire incontro alle esigenze delle Regioni, tenendo maggiormente conto delle peculiarità territoriali.

Nel documento si ricorda che il Regolamento (UE) prevede che “gli Stati membri mettano a disposizione ogni anno autorizzazioni per nuovi impianti equivalenti all’1 % della superficie già “vitata” totale nel loro territorio che ” si rivela insufficiente per un potenziale sviluppo del terreno impiantato a vite”.

Nel dibattito congiunto sulla mozione 242 e sull’ordine del giorno 638 è intervenuto Luca Garibaldi (Pd), che ha assicurato comunque parere favorevole ma a suggerito ai proponenti di arrivare ad un testo unitario. Claudio Muzio (FI), Augusto Sartori (FdI), Gianni Pastorino (Rete a Sinistra&liberaMENTE Liguria) e Gabriele Pisani (Liguria Popolare) e Giovanni Barbagallo (Pd) hanno annunciato voto favorevole.  Fabio Tosi (Mov5Stelle) ha chiesto il rinvio in commissione dei due documenti per approfondire il tema ma, in caso contrario, ha annunciato voto comunque favorevole.

L’assessore all’agricoltura Stefano Mai ha espresso parere favorevole: “Da tempo Regione Liguria e impegnata nell’individuare soluzioni per dare risposte al settore vitivinicolo e nella fattispecie alle imprese che hanno necessità di impiantare nuovi vigneti. Sono diverse le proposte che abbiamo fatto fino ad oggi. All’incontro che si è tenuto a marzo con l’ex commissario Hogan, ho sottoposto il problema ligure e Hogan si è detto disponibile una proposta italiana di modifica al regolamento europeo 1308. Proposta che ho preparato ormai da alcune settimane per superare la limitazione dell’1% annuo di espansione della superficie vitata”.

“Alla prima commissione politiche agricole presenterò al neo ministro Bellanova l’emendamento che ho preparato in accordo con l’ex Commissario europeo Hogan e con l’ex ministro Centinaio. “Sono felice di aver stimolato la crescita del settore negli ultimi anni. Quando sono diventato assessore regionale la richiesta annua di terreni vitabili era di 3 ettari, mentre l’ultima richiesta è stata di 159 ettari. Come Regione abbiamo investito molto in questo settore con supporti alle aziende, alle nuove aziende, anche giovani, e di promozione e del settore. Tuttavia abbiamo ancora molto lavoro da fare. In Liguria produrre vino non è solamente fare impresa ma anche mantenere il territorio contro il dissesto idrogeologico”.

“I vigneti e il vino sono ricchezze del territorio della nostra Regione e quindi un plauso alle iniziative volte a sostenerne e implementarne la produzione – commentano Andrea Costa e Gabriele Pisani a margine del consiglio regionale – L’ordine del giorno è stato promosso dai colleghi Vaccarezza e Muzio e, vista la bontà dell’iniziativa, abbiamo aggiunto con convinzione le nostre firme. Lo scopo del documento è quello di impegnare il presidente e la giunta regionale affinché venga modificato il Regolamento (UE) n. 1308/2013 per fare in modo che sussista un sistema più flessibile e, per la Liguria, di aumentare il terreno impiantato a vite. Riteniamo doveroso supportare questa iniziativa così importante della quale siamo stati anche firmatari”.

Al tempo stesso la mozione della collega Laura Lauro ha avuto lo scopo di richiedere che la Regione si attivi presso il ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo per una ripartizione differente delle quote nazionali: “Entrambi i documenti hanno lo scopo di favorire un compartimento in crescita – commentano i consiglieri – come dimostrano le tante aziende presenti sul territorio della nostra regione. Alcune storiche, altre nate da poco, tutte accomunate dalla produzione di un vino di qualità, dalla tutela delle produzioni locali e dalla difesa del territorio, con il recupero e il mantenimento di terreni incolti. Iniziative come queste vanno a sostenere la crescita del settore vitivinicolo e non possono che essere appoggiate e incentivate”, concludono Costa e Pisani.

In ultimo, il consiglio regionale ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi sulla crisi della produzione di miele in Liguria nel 2019. Il documento impegna la giunta affinché le pratiche necessarie alla richiesta di calamità naturale vengano ultimate il più celermente possibile e di farsi, quindi, parte attiva con il governo affinché tale richiesta venga riconosciuta o, diversamente, a individuare soluzioni alternative per sostenere le imprese del settore in collaborazione con le associazioni di categoria.

“Settimana prossima faremo partire la richiesta di stato di calamità naturale per l’apicoltura ligure – dichiara l’assessore regionale all’agricoltura, Stefano Mai – Abbiamo ottenuto i dati dalle associazioni apistiche la settimana scorsa e procederemo affinché le nostre richieste possano essere approvate dal governo”.

“Sono contento che i 5 stelle e il PD in Consiglio regionale abbiano riconosciuto la bontà del mio lavoro e supportato questa mia azione – prosegue l’assessore Mai – Ora ci aspettiamo che a questo punto il governo nazionale, nel quale loro siedono, accetti ogni richiesta di danni per sostenere i liguri e la Liguria”.

Come ricorda l’assessore Mai, l’azione di Regione Liguria è già in itinere da settimane: “Anche in questo caso, come ho sempre fatto per tutte le calamita naturali, mi sono attivato immediatamente da quando le associazioni apistiche mi manifestarono questo problema. Già settimane fa ho dato mandato all’Ispettorato agrario regionale di fare tutto ciò che è necessario per la richiesta di stato di calamità naturale. Ora siamo pronti”.

“Voglio ricordare che l’apicoltura è un settore che normalmente non può ottenere fondi per le calamita naturali perché il miele è una produzione assicurabile – precisa l’assessore Mai -. Tuttavia, su richiesta delle regioni, è stata proposta la deroga alla legge 102 che prevede questo limite. Solo se verrà accolta questa richiesta da parte del Ministero, potranno essere concessi i rimborsi per i danni che il clima ha causato l’apicoltura”.

I consiglieri pentastellati dichiarano: “Il 2019, è un anno nero per l’apicoltura della nostra regione e di conseguenza per la produzione di miele in Liguria: la siccità del mese di marzo e il maltempo dei mesi di aprile e maggio, infatti, con una primavera con temperature sensibilmente sotto la media stagionale, sbalzi termici oltre che grandine e vento, hanno decimato le famiglie di api. Ma non solo: è stata anche azzerata la produzione di miele di acacia e più che dimezzato quella di castagno, che stando alle stime si è ridotto del 60 per cento”.

“Come se non bastasse, a tutta questa situazione si aggiunge la calamità della ‘vespa velutina’, che rappresenta un pericolo serio per l’agricoltura ligure poiché, nutrendosi di api, causa la morte di interi alveari con pesanti conseguenze non solo per la produzione di miele ma anche per il delicato equilibrio dell’ecosistema. Con l’ordine del giorno sottoscritto oggi in aula anche dal gruppo 5 Stelle, impegniamo la giunta ad avviare le pratiche necessarie alla richiesta di calamità naturale affinché vengano ultimate il più celermente possibile e di farsi parte attiva con il Governo affinché tale richiesta venga riconosciuta e si sostengano, laddove necessario, le associazioni di categoria”.

 

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