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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Prospettiva e ordine

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Non ci sono fatti, solo interpretazioni” è una delle più note, controverse e, forse, fraintese affermazioni di F. W. Nietzsche. Presente in un frammento trova sviluppo più ampio in “Verità e menzogna in senso extramorale”. Non ci interessa in questa sede sviscerare l’argomento con precisione e correttezza filologica, lasciamo ai tecnici del settore il compito di argomentare tra loro al riguardo; a noi preme maggiormente di riflettere su quanto ci possa essere utile nel nostro tuttigiorni una simile teoria. Un concetto interessante per fare chiarezza al riguardo, credo e spero, è quello di prospettiva. Una condivisibile definizione del termine potrebbe essere: “Parte della geometria descrittiva che si propone di elaborare le regole grafiche per costruire di un qualunque oggetto reale un’immagine bidimensionale analoga a quella data dalla visione diretta; anche, la tecnica di realizzazione di tale immagine, nonché l’immagine stessa, che è tracciata in genere su una superficie piana”, ma nel nostro contesto il termine assume un significato diverso poichè, tornando alla definizione dell’incipit, va messa fra parentesi l’espressione “oggetto reale”. Se accettiamo che l’oggetto sia esattamente un qualcosa che io mi limito a rappresentare su di una pagina bidimensionale accettiamo, simultaneamente, che esista una realtà oggettiva da un lato e la nostra ricerca di rappresentarla da un altro.

Il primo problema è: se della realtà in sé conosciamo solo la rappresentazione, diretta o mediata che sia, come possiamo sapere cos’è e addirittura se esiste la realtà in sé? Per non rendere eccessivamente impervio il nostro procedere, come sempre, cerchiamo di semplificarlo, in questo caso riflettendo sul concetto di prospettiva nell’arte del disegno. Intanto il disegno, inteso convenzionalmente, è rappresentazione di qualcosa, anche se tanta parte della ricerca artistica contemporanea tende a reclamarne una validità indipendentemente dalla sua capacità o volontà di cogliere il dato rappresentato attraverso un procedimento più o meno definibile come oggettivo. Il fatto poi che debba o possa sottostare a regole predefinite come quelle della prospettiva complica ulteriormente il problema. Insomma: la prospettiva costruisce un modello di rappresentazione del reale che, divenendo convenzione universale, assurge a strumento oggettivante, ma nel tempo e nello spazio le dimensioni dello stesso non sono universalmente tre, come nella prospettiva che conosciamo ed usiamo comunemenete, anzi, è lecito affermare che la prima percezione dello spazio comunicasse al soggetto l’infinitudine caotica delle direzioni, in un secondo momento l’uomo organizzò il caos individundo sette dimensioni. Non è un caso che il sette rivesta una valenza ierofanica in numerose culture, non ultima quella giudaico cristiana, tanto da affermare che il buon dio abbia creato in sette giorni, includendo il giorno di meritato riposo, abbiamo compreso, infatti, che il sette deriva e rappresenta il tentativo di ricondurre lo spazio, disordinato, caotico, espansivo e magmatico, ad una sua più ordinata e condivisibile struttura interna. Le direzioni dello spazio possono essere ridotte al movimento del soggetto gnoseologico, l’uomo, all’interno dell’infinito per lui destabilizzante, riducendolo alla nostra possibilità di esperienza dello stesso. Ed ecco che lo spazio è la dimensione dello stesso all’interno della nostra percezione e può essere così organizzato: 1 avanti; 2 indietro; 3 a destra; 4 a sinistra; 5 sopra; 6 sotto; 7 luogo del soggetto. Una rappresentazione dello spazio secondo sette dimensioni risulterebbe profondamente diversa da una rappresentazione tramite gli apriori di: 1 altezza; 2 larghezza; 3 profondità.

È evidente che due culture fondate sui due diversi punti di vista avrebbero notevoli difficoltà a considerarsi reciprocamente come depositarie di certezze condivisibili. Il punto di vista, nel nostro caso la prospettiva di natura grafica, quanto diventerebbe pericolosamente deflagrante se si misurasse in contesti di potere? Ma la canonizzazione e la conseguente omogenizzazione prospettica non è forse la più alta forma di controllo e, quindi, di potere? Forse che non si ha in testa tutti la medesima struttura logica tanto che, oramai, anche il più sprovveduto disegnatore non riuscirebbe a comunicare al di fuori dei suddetti canoni prospettici? Eppure tutti ben sappiamo che la prospettiva attuale era ben diversa, per esempio, presso i Camuni, così come che deve essere insegnata al bambino in quanto non congenita né naturale. Insomma, è palesemente un punto di vista che unifica ed uniforma la realtà, la quale rimane pertanto inconoscibile, così da costruire un mondo, più o meno virtuale, ma utilizzabile serenamente da tutti.

Spero sia chiara la provocazione intellettuale: se risulta meno preoccupante una omologazione prospettica in ambito di rappresentazione grafica, quanto più distruttiva potrebbe essere una unificazione della prospettiva di analisi quando l’oggetto non è “l’oggetto reale” della definizione ma la vita ed i valori che la plasmano in ciò che viviamo, gli ideali che ci fanno lottare, gli amori che la rendono degna, i sogni che ci muovono all’agire. Ecco allora che l’affermazione nietzscheana diventa motivo di riflessione ben più quotidiana che accademica: siamo sicuri che la prospettiva, con la quale tutti organizziamo il nostro tuttigiorni, sia figlia di un atto libero e coraggioso del soggetto e non piuttosto un vigliacco prostrarsi a chi o cosa ha confezionato la prospettiva del nostro osservare così da controllare, manipolare e omogenizzare l’intera umanità? Ed allora “più su, solleviamoci ancora un poco e vedremo i mandorli fiorire” … forse!

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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