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Processo Tirreno Power, in aula la deposizione di un ingegnere chimico di Arpal

Il tecnico si è concentrato sull'esito dei vari controlli effettuati sulla centrale e sulle emissioni dei gruppi a carbone

Savona. E’ ripreso questa mattina in tribunale a Savona il processo per disastro ambientale e sanitario colposo relativo alla centrale di Vado Ligure nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power. In aula è proseguita l’audizione dei testimoni dell’accusa con il controesame dell’ex sindaco di Vado Attilio Caviglia che aveva iniziato la sua deposizione nella scorsa udienza.

Poi è toccato all’ingegnere chimico di Arpal Massimiliano Pescetto che ha ripercorso in aula l’esito dei vari controlli effettuati nella centrale vadese anche attraverso la rete di monitorggio dell’aria concentrandosi in particolare – come richiesto dalla pubblica accusa – sulle violazioni delle prescrizioni rilevate. Il testimone ha quindi ricordato il superamento delle emissioni rilevato nel novembre del 2013, ma anche la mancata installazione dello Sme a camino prevista dall’Aia (su questo punto, però, l’azienda ritiene di aver operato correttamente sulla base di accordi con il Ministero).

Le dichiarazioni del tecnico di Arpal sono state accolte positivamente dalle parti civili, in particolare dal legale di Uniti per la Salute Matteo Ceruti secondo cui è stata confermata l’impostazione dell’accusa rappresentata dai pm Chiara Venturi e Elisa Milocco. Il processo riprenderà il prossimo 1° ottobre.

A giudizio per questa vicenda ci sono 26 persone: Giovanni Gosio, direttore generale dal 2003 al 2014; Massimo Orlandi, presidente del Cda in diversi periodi nonché membro del Comitato di Gestione; Mario Molinari, Andrea Mezzogori, Jacques Hugé, Denis Lohest, Adolfo Spaziani, Jean-Francois Louis Yves Carriere, Pietro Musolesi, Domenico Carra, consiglieri d’amministrazione e, per i primi sei, membri del Comitato di Gestione, in periodi differenti; Mario Franco Leone, presidente del Da tra 2010 e 2014; Olivier Pierre Dominique Jacquier, Giovanni Chiura, Aldo Chiarini, Pascal Renaud, Agostino Scornajenchi, Giuseppe Gatti, Alberto Bigi, Charles Jean Hertoghe e Luca Camerano, tutti consiglieri d’amministrazione e membri del Comitato di Gestione negli ultimi anni; Pasquale D’Elia, capo centrale dal dicembre 2005 al 2014; Ugo Mattoni, direttore della Direzione Energy Management dal 2004 al 2014; Maurizio Prelati, direttore della Direzione Produzione dal 2008 al 2014; Guido Guelfi, direttore della Direzione Ingegneria dal 2004 al 2014; Andrea De Vito, direttore della Direzione Amministrazione Finanza dal 12007 al 2014; Claudio Ravetta, direttore Produzione dal 2004 al 2008 e vice direttore generale dal 2008.

IL SEQUESTRO

I gruppi a carbone furono sequestrati nel marzo 2014 dalla Procura di Savona. Secondo l’allora procuratore Francantonio Granero (oggi in pensione) i fumi emessi dai gruppi a carbone avrebbero causato un aumento dell’inquinamento nonché della mortalità dei residenti: a sostegno di questa tesi negli anni sono stati prodotti diversi studi legati sia alla diffusione dei licheni (per l’aspetto ambientale) che dei tumori (per quello sanitario). Sotto accusa anche la mancata installazione da parte dell’azienda di centraline a camino che permettessero di monitorare in modo più efficace la composizione di quei fumi e la rispondenza ai dettami di legge. Alla chiusura hanno fatto seguito mesi di polemiche furibonde tra ambientalisti e sostenitori dell’azienda, con gli operai finiti in cassa integrazione e l’indotto in crisi. Alla fine la centrale è stata riaperta, ma soltanto a metano, con una sostanziale diminuzione della forza lavoro.

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