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Loano, resta in carcere il pusher che in casa aveva cocaina, hashish e una pistola “scacciacani” foto

Lo ha interrogato il gip Giorgi, l'uomo, un marocchino, era già finito in manette due volte negli ultimi 9 mesi

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Loano. Resta in carcere Ahmed Kettane, il ventinovenne marocchino arrestato domenica dagli agenti della polizia locale di Loano e Finale che lo hanno trovato in possesso di cocaina, hashish, quasi cinquemila euro in contanti, ma anche di una pistola “scacciacani” che sembrava un’arma vera a tutti gli effetti. Lo ha deciso il gip Fiorenza Giorgi che questa mattina lo ha interrogato in tribunale e ha convalidato l’arresto.

Kettane era finito in manette al termine di un servizio di osservazione che aveva preso le mosse dalla segnalazione di un agente finalese che aveva notato strani movimenti nella zona di levante di Loano. Sospettando potessero essere legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, il vigile aveva allertato l’ufficio unico della municipale che, di conseguenza, aveva predisposto una serie di appostamenti ai quali hanno preso parte agenti di Finale e Loano.

Gli uomini del comando di polizia locale appostandosi all’interno di un condominio nella zona delle Olivette e in strada hanno osservato con precisione il “modus operandi” del pusher che, ogni giorno, usciva sotto casa per incontrare gli acquirenti ed effettuare le consegne. Conclusa la vendita, lo spacciatore rientrava tranquillamente nel suo appartamento in attesa del cliente successivo.

Proprio dopo una cessione è scattata la trappola: Kettane è stato arrestato in flagranza di reato mentre cedeva 11 grammi di hashish ad una donna. Addosso aveva anche una dosa di cocaina pronta per essere venduta e 180 euro in contanti. In casa invece c’erano circa 35 grammi di cocaina e circa ottanta grammi di hashish, oltre a 4.900 euro in contanti, un bilancino di precisione, due coltelli (usati probabilmente per il taglio della sostanza) e tutto l’occorrente per il confezionamento della merce, telefoni cellulari usati, ricevuti in cambio di alcune cessione di droga, ma anche una pistola “scacciacani” con sei munizioni a salve.

L’arma non aveva alcun segno distintivo ed era del tutto somigliante ad una vera pistola: il sigillo rosso della canna, infatti, era stato rimosso ed un successivo esame ha permesso di accertare un tentativo di trasformazione in vera e propria arma, in grado di sparare.

Il nordafricano, che è difeso dall’avvocato Gian Maria Gandolfo, era già stato arrestato due volte, a gennaio e a maggio, scorsi.

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