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Incompatibilità di Alessio D’Ascenzo, le minoranze di Borghetto: “Approvazione del Puc irregolare, la impugneremo”

Il sindaco Giancarlo Canepa ribatte: “Siamo assolutamente sereni. Ci siamo mossi con la massima trasparenza e seguendo le normative pedissequamente"

Borghetto Santo Spirito. “Alessio D’Ascenzo è incompatibile con la carica di consigliere comunale, ma nonostante ciò ha partecipato alla votazione per l’approvazione per il Puc. Perciò abbiamo deciso di impugnare il Piano Urbanistico Comunale davanti alle istituzioni”. Lo hanno annunciato ieri sera, a margine dell’ultima seduta del parlamentino borghettino, i membri dei gruppi minoranza Giancarlo Maritano e Maria Grazia Oliva (lista civica “In cammino”) e Pier Paolo Villa e Daniela Guzzardi (lista civica “Liberiamo Borghetto”).

Il “casus belli” è, ancora, la presunta incompatibilità di Alessio D’Ascenzo con il suo ruolo di consigliere comunale e, soprattutto, di capogruppo di maggioranza. Nelle scorse settimane D’Ascenzo aveva presentato ricorso per una sanzione (dovuta ad una violazione del codice della strada) che la polizia locale borghettina ha elevato nei suoi confronti. Come di prassi in questi casi, il Comune ha deciso di opporsi in giudizio.

Visto l’incarico pubblico di D’Ascenzo, al momento di firmare il documento che autorizzava gli uffici a “opporre resistenza” il sindaco Canepa aveva chiesto al ministero dell’interno e alla Prefettura quale strada percorrere dal punto di vista tecnico-burocratico: questa è l’avvio di un “procedimento di contestazione causa di incompatibilità”. Il 30 agosto il consiglio comunale aveva ratificato l’avvio del “procedimento di contestazione causa di incompatibilità” sulla base di quanto previsto dall’articolo 69 del decreto legislativo numero 267 del 2000.

D’Ascenzo aveva davanti a sé tre possibilità: rinunciare al ricorso e restare automaticamente in consiglio comunale; decidere di proseguire con il ricorso ed abbandonare l’incarico in amministrazione; produrre osservazioni che “contestassero” la dichiarazione di incompatibilità e restare temporaneamente al suo posto.

Ieri sera D’Ascenzo ha presentato una memoria difensiva con la quale ha comunicato la decisione del giudice di pace che si è occupato di dirimere la diatriba tra lui ed il Comune di Borghetto: il giudice ha dato ragione a D’Ascenzo. Dal canto suo, il Comune ha deciso di non presentare ricorso e ha semplicemente preso atto della decisione. Questo per motivazioni prettamente economiche: le spese legali avrebbero avuto un costo molto superiore alla cifra della multa inflitta a D’Ascenzo. Con queste sentenza, le ragioni di incompatibilità sono venute meno e quindi D’Ascenzo può restare al suo posto

I membri delle minoranze, però, non sono d’accordo: “Riepiloghiamo i fatti. Il 1^ aprile D’Ascenzo ha l’incidente che comporta la violazione del codice della strada alla base del suo ricorso. Il 29 aprile D’Ascenzo presenta ricorso al giudice di pace di Savona contro il Comune, di fatto causa di incompatibilità. Non avendo avuto risposta certa dal segretario comunale in merito alla questione, il sindaco Giancarlo Canepa chiede un parere al ministero degli interni. Il 7 agosto il ministero scrive al Comune, confermando la incompatibilità del consigliere D’Ascenzo. Il 14 agosto viene convocato un consiglio comunale per la data del 30 agosto per contestare la incompatibilità. Il consiglio è stato convocato con ben 16 giorni di anticipo mentre di solito la convocazione viene fatta nei tempi minimi consentiti dal regolamento. Nel frattempo, il 12 agosto in consiglio (alla presenza del consigliere D’Ascenzo e dopo la ricezione del documento dal ministero) viene approvato il Piano Urbanistico Comunale, con il voto del consigliere D’Ascenzo”.

Insomma, secondo i consiglieri di minoranza, la presenza di D’Ascenzo in occasione della riunione del consiglio comunale in cui è stato discusso e approvato il Puc non aveva tutti i “crismi” della regolarità in quanto la procedura di incompatibilità era ancora in corso. Da qui ne deriva il fatto che la stessa approvazione del Puc non è regolare.

I consiglieri di minoranza evidenziano “con grande rammarico che tutta la vicenda relativa alla incompatibilità del consigliere D’Ascenzo è stata gestita malamente in violazione delle prerogative di questo consiglio. Il sindaco e la sua maggioranza, pur sapendo che il consigliere D’Ascenzo fosse incompatibile (e ciò con la responsabilità del segretario comunale che, ricordiamo ha funzioni oggettive di vigilanza e di controllo sul rispetto delle regole), ne hanno consentito la partecipazione ai consigli comunali, anche dopo che il ministero dell’interno aveva chiaramente confermato ciò che tutti sapevano e cioè che il consigliere D’Ascenzo era incompatibile ed è incompatibile, in quanto la sentenza del giudice di pace di Savona non è passata in giudicato e ben può essere gravata di appello da questo Comune ed, anzi, si coglie l’occasione per chiedere che cosa intende l’Ente fare in relazione a questa vicenda”.

“A questo punto non ci resta, per un minimo rispetto di questo Comune e delle regole che presiedono lo svolgimento dei lavori del consiglio, annunciarvi che impugneremo il Piano Urbanistico Comunale perché alla sua approvazione ha partecipato un consigliere incompatibile. Detto consigliere, più precisamente, ha partecipato e votato pur essendo consapevole della sua incompatibilità, e si è reso quindi responsabile moralmente e legalmente di tale comportamento nei confronti di questa assemblea e di tutti i cittadini di Borghetto”.

“Voi non ci avete pensato perché, purtroppo, come sta accadendo da inizio mandato, continuate ad andare avanti a colpi di maggioranza senza riflettere adeguatamente sulle conseguenze delle vostre azioni, impropriamente definite politiche”.

Il sindaco Giancarlo Canepa ribatte: “Sulla vicenda D’Ascenzo siamo assolutamente sereni. Ci siamo mossi con la massima trasparenza e seguendo le normative pedissequamente. Abbiamo ascoltato il parere di più di un segretario comunale e della Prefettura, oltre ad aver chiesto un parere specifico al ministero. E’ difficile immaginare un percorso che sia ancora più aderente alle normative di questo”.

“Mi dispiace che i consiglieri di minoranza tirino in ballo il segretario comunale: mi pare un fatto sconveniente ed inopportuno, figlio di un atteggiamento volto costantemente a mettere in moto la ‘macchina del fango’ nei confronti dell’amministrazione. I precedenti non mancano. Quando avevamo dichiarato il pre-dissesto ci avevano accusato, con alcuni manifesti, di voler insabbiare le cose. E invece abbiamo trasmesso tutto ai magistrati della Corte dei Conti. Si è trattato di un’accusa del tutto strumentale. Anche per la vicenda della Sael erano arrivati a chiedere il commissariamento del Comune immaginando chissà quale disegno salvo poi arrivare, dopo un anno, all’archiviazione delle accuse per entrambe le persone indagate”.

“I consiglieri affermano che D’Ascenzo è incompatibile con la sua carica in quanto la sentenza del giudice di pace non è ancora passata in giudicato. Invece le cose non stanno affatto così: per far venire meno le cause di incompatibilità è sufficiente che la causa non sia più pendente. E con la sentenza arrivata qualche giorno fa la causa non è più pendente. Non serve attendere che passi in giudicato (cosa che avverrà il 3 ottobre) o che il Comune rinuncia a fare appello per qualche vizio procedurale (che tra l’altro non è stato riscontrato in questo caso)”.

“Le minoranze affermano che l’incompatibiltà di D’Ascenzo è scattata nel momento in cui è arrivato il parere dal ministero. Ma l’incompatibilità scatta quanto lo stabilisce il consiglio comunale, dato che tutti gli organi collegiali hanno la prerogativa di poter attribuire o meno la compatibilità dei propri membri. Se così non fosse la prassi di convocare i consigli comunali a cadenza così regolare, e cioè ogni dieci giorni, non avrebbe senso almeno. La norma non fa alcun riferimento al fatto che, nelle more del procedimento per incompatibilità, un consigliere non possa esercitare la propria carica. Tra l’altro le tempistiche indicate dall’articolo 69 del Tuel sono ordinatorie e non perentorie, quindi avremmo potuto anche andare ben oltre i dieci giorni previsti. Queste tempistiche hanno carattere acceleratorio: l’obiettivo non è contestare la permanenza di un amministratore in consiglio, ma eventualmente consentire al primo dei non eletti di entrare in carica il prima possibile”.

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