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Cordoni ombelicali spariti dalla Svizzera, coinvolte anche mamme e famiglie savonesi

Il caso irrompe anche nel nostro territorio dove una mamma era stata tra le prime ad andare in una banca privata svizzera

Savona. Una vicenda che in parte ha origini savonesi e che oggi potrebbe riguardare numerose mamme del nostro territorio. E’ il caso dei 15 mila cordoni ombelicali misteriosamente scomparsi da Ginevra.

Le indiscrezioni che trapelano in queste ore sono che i cordoni ombelicali depositati, a pagamento, da coppie italiane in una banca privata svizzera potrebbero essere stati trasferiti, forse a Varsavia, in un’area ad hoc di una società.

Ad ora le famiglie interessate hanno informazioni ancora sommarie, solo qualche mail della Cryo-Save, l’azienda elvetica e della Famicord che avrebbe rilevato l’attività dell’ex concorrente in difficoltà e che potrebbe aver condotto l’operazione di trasferimento.

Su alcuni gruppi Facebook mamme e famiglie hanno aperto il dibattito, mentre si attendono i riscontri investigativi da parte della Procura federale e dell’ufficio della sanità pubblica svizzeri, che vogliano vederci chiaro.

Secondo quanto appreso proprio una mamma savonese sarebbe stata tra le prime a depositare il cordone ombelicalie. E la prima denuncia risale al maggio di quest’anno, con una donna che ha raccontato la storia: la signora in questione aveva pagato la somma di 2.500 euro, ma ora non sa esattamente dove siano finiti i campioni, nonostante abbia versato il denaro per prolungare la conservazione fino al 2044.

Insomma, nonostante i condizioni d’obbligo di una vicenda ancora nebulosa, si potrebbe profilare una vera e proprio truffa a seguito del fallimento della banca degli staminali, la Cryo-Save Italia: la sede romana ormai è come non ci fosse più e pare che nessuno risponda. Non manca l’allarmismo, considerato che l’azione di deposito e rinnovamento della conservazione ha costi tra i 2-3 mila euro.

cellule staminali

Tra gli interventi quello dell’esperta Luana Piroli, direttrice di InScientiaFides Biobanca che si occupa di analisi, processo e conservazione di cellule staminali adulte con particolare riferimento a quelle contenute nel sangue cordonale: “Ho ricevuto negli ultimi giorni diverse chiamate da parte di genitori allarmati dalle notizie diffuse dai media in merito al “caso Cryo-Save”. L’incertezza della situazione crea uno stato molto alto di preoccupazione e soprattutto, sviluppa un bisogno di informazioni certe che consenta di capire cosa è accaduto. In prima persona ho dato una mano per attivare un sistema di informazione, anche mediatico, che consenta di fare chiarezza e fornisca elementi di valutazione. Esporsi in prima persona può essere complesso, ma per me, che ho dedicato gli ultimi 12 anni della mia vita professionale al tema della conservazione, è impossibile restare a guardare”.

“Nel mondo solo 44 biobanche di conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale hanno superato il lungo processo di accreditamento e InScientiaFides fa parte di questo network che prevede ogni anno il rinnovo della certificazione attraverso controlli molto severi, che riguardano non solo aspetti scientifici ma anche la solidità patrimoniale, la struttura organizzativa, le modalità di rilascio dei campioni”.

“I laboratori di sangue cordonale che ottengono l’accreditamento FACTNetCord assicurano un’operatività d’eccellenza nella crioconservazione e nella tracciabilità delle unità di sangue cordonale stoccate, utile ad un rilascio sicuro”.

E l’esperta aggiunge: “In caso di trapianto cosa succede? Quando viene programmato un trapianto, l’unità di sangue cordonale viene scelta sulla base dell’accreditamento agli standard FACTNetCord, al fine di garantire al paziente la massima qualità del prodotto cellulare infuso disponibile al momento. Gli standard FACT rappresentano, per i centri trapianti di tutto il mondo, una garanzia di qualità clinica e di laboratorio. Ciò vale per tutte le fasi di conservazione dell’unità di sangue cordonale e del rilascio”.

“Da molti anni sto chiedendo una regolamentazione del settore che accrediti le strutture private che operano in Italia, confrontandomi con le istituzioni, al fine di tutelare tutti i genitori che decidono di proteggere la loro famiglia attraverso la conservazione del sangue cordonale”.

“Credo che solo la nostra capacità di fare sistema, di raccontare la nostra scelta agli amici, di divulgare informazioni chiare e semplici da comprendere, possano fare crescere la consapevolezza dell’importanza della conservazione. Sarà un modo per evitare che altre famiglie siano costrette ad affrontare momenti di angoscia” conclude.

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