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Lettere al direttore

Ciangherotti: “Perchè Albenga dimentica il grande Peppino Schivo?”

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Ieri ho incontrato Peppino Schivo, lo chef, allora si chiamavano cuochi, che negli Anni ‘60 e ‘70 ha fatto grande Albenga con il suo ristorante a Vadino. Ha voluto conoscermi, e per me è stato un onore, perchè ha letto il comunicato stampa pubblicato la settimana scorsa, quando ho scritto che durante la manifestazione Emys si sarebbe dovuto premiarlo, visto che è stato “non” citato dal vincitore del premio Ezio Vizzari.

Torniamo a Peppino Schivo. Mi ha raccontato la sua storia, interessante e molto significativa per una città come Albenga che, a parole, vuole puntare sulle sue eccellenze. Comincia negli Anni ‘50 ad Albissola, al ristorante Pescetto, all’epoca meta di grandi artisti come Aligi Sassu, del resto Albissola era considerata ‘la piccola Atene’. Dopo aver imparato Peppino torna ad Albenga e, lui figlio di un ‘tonnarotto’ che faceva la stagione nelle tonnare sarde, apre il ristorante trasformando la trattoria della zia, a Vadino, di fronte alla caserma Piave. Nel giro di poco tempo il suo ristorante “Da Schivo” diventa un punto di riferimento per chi vuole mangiare bene. ‘Facevamo 80, 90 coperti sia a mezzogiorno che a cena, arrivava gente ricca da tutto il nord Italia, avvocati, architetti, industriali.

Ricordo che Umberto Agnelli, che veniva spesso, mi propose di lasciare Albenga per andare a lavorare in un locale che mi avrebbe aperto a Torino. Dissi di no, preferivo essere libero ad Albenga che sotto padrone da un’altra parte. Da me venivano, mangiavano bene, e pagavano’, mi ha raccontato. La lista dei suoi clienti è incredibile: Pertini, Fernandel, Causescu, solo per citarne alcuni. ‘Pertini veniva assieme a due amici con una Panda rossa’, mi ha detto. Il ristorante di Albenga lo ha chiuso nel 1980, ma mi ha raccontato un’altra parte interessantissima della sua vita, quando nel 1982 fu chiamato dal proprietario della Puerta del Sol ad Alassio per gestire il ritiro degli Azzurri di Bearzot, futuri campioni del mondo. ‘Li ho fatti mangiare bene, e alla finale di Madrid, al Barnabeu, c’ero anche io, invitato dagli azzurri e da Tomagnini. Ero in seconda fila, proprio dietro a Pertini’, mi ha raccontato. Gli ho chiesto il suo segreto in cucina, mi ha risposto prodotti di altissima qualità, gamberi di Imperia, verdure di Albenga. Ha 89 anni, ma è ancora lucidissimo e pronto alla battuta.

Tutto questo per dire che Albenga dovrebbe ricordarsi di questo concittadino prima che sia troppo tardi, lo avrebbe potuto fare ad agosto alla consegna dell’Emys, lo avrebbe potuto fare il dottor Roberto Pirino, presidente dell’Accademia della Cucina Italiana, che negli anni scorsi ha premiato con il Piatto Blu (a proposito, che fine ha fatto quel premio?) alcuni grandi chef, dimenticandosi di avere un grande cuoco ad Albenga.

Eraldo Ciangherotti

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