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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Avvocato del Popolo?

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“[…]quando la loro contesa dirimevano dei e uomini mortali/a Mecone, allora un grande bue, con animo consapevole,/spartì dopo averlo diviso, volendo ingannare la mente di Zeus[…]” Sono i versi 535-6-7 della Teogonia di Esiodo, versi che, se l’approccio di chi legge è di accostarsi ad una fiaba mitologica, possono far sorridere. Va da sè che la nostra ottica sarà differente, analizzeremo il testo greco con il medesimo rispetto col quale ci approcciamo alla Torah, al Corano, ai Veda o alle Upanishad, nell’intento di rivisitarle attraverso un pensiero “altro” così da suggerire ai nostri lettori una differente prospettiva sul sacro rispetto a quelle conosciute e convenzionali o, se preferite, canoniche.

Il soggetto sottinteso e non nominato è Prometeo, figlio di Giapeto, un Titano diretto discendente di Urano e Gea, quindi di una generazione più antica e nobile di quella olimpica a cui appartiene Zeus, e Climene, divinità acquatica figlia di Oceano. Prometeo, il cui nome significa “colui che pensa prima” ma anche “il preveggente”, colui che sa cosa accadrà, aveva due fratelli, Epimeteo ed Atlante. Altri autori ne elencano un quarto ma non mi addentro in genealogie complesse e che poco sono utili al mio argomentare, mi attengo, pertanto, alla versione esiodea. I tre Titani sono destinati ad un futuro tragico ma ne parleremo magari in un’altra occasione. Torniamo a Prometeo: l’elemento peculiare di questo Titano è il suo antagonismo con Zeus, atteggiamento non molto originale tra i potenti che normalmente si misurano in relazione al potere che gestiscono nel terrore di perderlo … sembra cronaca ed è mitologia, interessante! Ma non mi soffermo sulle malinconie governative italiane contemporanee e torno alle origini.

I versi di Esiodo ci suggeriscono alcuni interrogativi: quale contesa doveva essere risolta tra dei ed uomini? Perché gli uomini eraro rappresentati da Prometeo? Perché questo voleva ingannare Zeus? Domande già di per sè complesse e che avranno sviluppi altrettanto labirintici e significativi che non so se riuscirò ad analizzare interamente in questo breve scritto, ma andiamo per ordine. La contesa in oggetto si può riassumere nella decisione intorno a quale parte del bue dovesse essere sacrificata a Zeus. Intanto osserviamo che Prometeo non mette in discussione il fatto di dover effettuare un sacrificio nei confronti di Zeus, cerca però di renderlo irrilevante. Nella mia personale prospettiva Zeus rappresenta il potere, religioso e/o politico visto la cultura di allora, ma quanta attualità in queste brevi riflessioni. Prometeo è l’archetipo dell’anarchico più moderno: il potere è divenuto tanto capillare, invasivo del quotidiano, radicato nella cultura così da non poterlo estirpare … sarebbe allora assurdo cercare di combatterlo. Va bene, smettiamo di fare i Don Chisciotte così da non essere presi per pazzi velleitarli, smettiamo di divenire eroi sacrificali o oggetti di un culto che ci colloca in un mondo di sogni, impariamo il pragmatismo degli “afflitti del potere”, i presunti vincitori, quelli che comandano, gestiscono le borse ed hanno successo. Quindi, che fare? Impariamo da Prometeo, vuoi che ti sacrifichi un bue? Hai costruito leggi, riti e punizioni? E io te le vanifico con la mia sottile intelligenza, non le infrango, ti sacrifico il bue, ma “da una parte infatti carni e interiora ricche di grasso/pose in una pelle, nascostele nel ventre del bue/dall’altra ossa bianche di bue, per perfido inganno,/con arte disposte, nascose nel bianco grasso.

Insomma, il geniale e preveggente Prometeo per interesse dell’umanità, sottolineo: non personale!, fece sì che Zeus fosse attratto da ciò che appare ma che in sè non ha alcun valore, per conservare all’uomo non l’esteriore ma la sostanza utile alla sua vita. Zeus si trovò di fronte ad una scelta e optò per ciò che si presentava meglio ed è da allora che gli uomini sacfrificano agli dei ossa bianche e grasso immangiabile conservando per sè le carni migliori. La narrazione appena conclusa chiarisce la prima e la terza domanda poste all’inizio dello scritto, rimane in sospeso la seconda: perché Prometeo interpreta il ruolo de “l’avvocato del popolo”? Preciso che è del tutto casuale anche l’attualità dell’espressione appena utilizzata … o no? L’interrogativo rimane: perchè gli uomini non potrebbero dirimere le loro vertenze direttamente con Zeus? In altri termini: non sarebbe possibile realizzare una democrazia assoluta diretta? Ad oggi sembra ancora impossibile, ed ecco l’utilità dell’avvocato: se questo è disposto ad utilizzare le proprie capacità, sempre che ne sia fornito, ovviamente, per gli interessi dell’umanità, ben venga! Resta aperta la questione: perché mai è inevitabile dover sacrificare agli dei? Siamo sicuri che non siano proprio gli avvocati a raccontarci la storiella così da assurgere a deus ex machina della situazione?

Non solo non abbiamo più spazio per sviscerare una simile controversia, ma nemmeno per raccontare gli interessantissimi sviluppi della contesa in quel di Mecone, anche questi di sconcertante attualità. Chissà che una narrazione archetipa come quella di Esiodo, giovane di soli 2700 anni, chissà che non suggerisca di ritornare allo studio, alla riflessione sulle origini così da consentire alle nuove generazioni, prigioniere incolpevoli dell’ottusità o del cinismo di chi le ha precedute, di riconquistare uno sguardo libero, nuovo … “altro”!

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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