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Apertura della caccia, Lac e Wwf: “Regione Liguria inadeguata a tutelare e gestire la fauna selvatica”

La Lega per l'Abolizione della Caccia (Lac) ed il Wwf sono impegnate in prima fila nei tribunali amministrativi regionali “per contrastare tutte le forzature illegittime"

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Liguria. “Un’ora prima dell’alba di domenica 15 settembre è prevista, anche in Liguria, l’apertura generale della stagione di caccia 2019/20, che si concluderà il 30 gennaio per quasi tutte le specie; la caccia a corvidi e colombaccio potrà proseguire sino al 10 febbraio 2020, mentre la caccia di selezione con carabina ad alcune specie di ungulati, come i capriolo, daino e camoscio, è scaglionata anche in altri mesi dell’anno”. Lo ricordano la Lega per l’Abolizione della Caccia della Liguria e Wwf Liguria, secondo cui “il numero dei cacciatori italiani effettivamente in attività (calcolato in base al numero reale dei tesserini venatori regionali richiesti, in quanto il numero delle licenze di porto di fucile rilasciate dalle questure, valide per 5 anni, è fuorviante) è sceso sotto la soglia dei 470.000, a dispetto di cifre più trionfalistiche diffuse dal mondo armieri. Il cacciatori liguri sono scesi sotto il numero di 15.000 complessivamente”.

La Lega per l’Abolizione della Caccia (Lac) ed il Wwf sono impegnate in prima fila nei tribunali amministrativi regionali “per contrastare tutte le forzature illegittime in materia di specie, periodi, carnieri abbattibili, contenute nei provvedimenti emessi annualmente dalle Regioni, i cosiddetti ‘calendari venatori’, che elencano localmente le regole per la stagione venatoria in corso. Il 26 settembre prossimo si terrà al Tar Liguria l’udienza relativa all’impugnativa del calendario venatorio della Liguria , promossa da Lac , Lav, Lipu, Enpa e Wwf. Ai consueti problemi per la pubblica incolumità dei fruitori di boschi e campagne (il mancato rispetto delle distanze di sicurezza da case e strade carrozzabili è la violazione più frequente), si aggiungono quelli di specie selvatiche in declino (come tortora, beccaccia, allodola, pavoncella, per citarne alcune), minacciate dalla persecuzione diretta della caccia”:

“Gravissima l’emergenza dello scarso turnover del personale pubblico di vigilanza venatoria della polizia provinciale, preposto ai controlli (decimato dalla legge finanziaria 2015 e dai provvedimenti successivi alla legge Madia) . Solo 20 degli 81 agenti di polizia provinciale sono stati assorbiti dal servizio di vigilanza ittico -venatoria della Regione Liguria, con giubilo per i bracconieri della nostra regione. L’ex sindaco metropolitano Marco Doria ha quasi annullato nell’ottobre 2015 il servizio di polizia provinciale genovese con un proprio decreto. Ancora in gran parte inattuato da Regioni e Ministero dell’Ambiente il Piano nazionale di contrasto agli illeciti contro gli uccelli selvatici , approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nel marzo 2017”.

“Al dramma delle ‘sacche’ territoriali ove il bracconaggio è ancora consistente (Delta del Po, porzioni della Sardegna, Capitanata, isole minori siciliane, costiera amalfitana, isole campane, l’intera provincia di Brescia, ecc.), si aggiunge la continua legislazione regionale illegittima, perché in contrasto con disposizioni statali e comunitarie, con una dozzina di leggi regionali impugnate presso la Corte Costituzionale nel 2018 (in primis di Liguria, Marche e Lombardia). Nemmeno orso e lupo sono formalmente al sicuro dalla furia ignorante di amministratori locali demagoghi, come nel caso di Trentino ed Alto Adige, sempre impegnati (anche di recente) a promuovere deroghe per l’eliminazione di alcuni esemplari dei grandi carnivori selvatici, dietro il falso paravento delle autonomie”.

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