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Accusati di minacce e “sequestro” in auto di un parente: Biagio, Diego e Massimiliano Turco tornano in libertà

Permane, però, il divieto di avvicinamento alla parte offesa

Albenga. Alla fine di maggio erano finiti in carcere ad Imperia con le accuse di tentata estorsione e sequestro di persona. A giugno, poi, erano stati “trasferiti” agli arresti domiciliari e, da ieri, Biagio (61 anni), Diego (37 anni) e Massimiliano (32 anni) Turco, padre e figli, sono tornati in libertà.

Difesi dagli avvocati Paolo Lavagnino, Alain Barbera, Antonio Nocito e Andrea Andrei, la vicenda per gli imprenditori ingauni era iniziata in seguito ad un movimentato episodio che, secondo quanto accertato dagli inquirenti, li avrebbe visti protagonisti a danno di un quarto componente della famiglia, Battista Turco, rispettivamente fratello e zio degli altri.

Alla base delle tensioni tra i due fratelli, una controversia economica (si parlava di crediti molto significativi) legata alla gestione dell’azienda di famiglia, Fin.Al.ba Srl che era anche sfociata in due cause civili, una conclusa in tribunale a Savona a favore di Battista e l’altra pendente davanti al tribunale di Cuneo. Proprio nel tentativo di risolvere la questione, lo scorso 22 maggio (vigilia di una nuova udienza davanti al giudice), Biagio Turco ed i figli si sarebbero presentati sotto casa di Battista e, proprio mentre lui stava uscendo, lo avrebbero prelevato di forza dalla sua auto costringendolo a salire sopra il Fiat Freemont di Biagio.

A quel punto lo avrebbero portato verso la loro abitazione per cercare di concludere un accordo economico che – questa la contestazione degli inquirenti – sarebbe stato però sfavorevole per Battista Turco. Per convincere il parente a chiudere il contenzioso legale fuori dai tribunali, il padre ed i due figli, sempre secondo l’accusa, non avrebbero esitato a trattenerlo sull’auto contro la sua volontà per circa un’ora ed a minacciarlo, anche di morte.

Secondo quanto trapelato, la vittima sarebbe stata anche privata del cellulare per circa mezzora. Solo quando gli è stato restituito il telefonino, Battista Turco sarebbe riuscito a chiamare e chiedere aiuto ad una nipote che poi aveva allertato i carabinieri. L’intervento dei militari era stato immediato e, all’arrivo della pattuglia, l’imprenditore era ancora molto spaventato seduto sull’auto del figlio del fratello, tanto che era stato accompagnato in ospedale per essere medicato (era stato dimesso con prognosi di sette giorni).

E oggi, dopo circa 4 mesi, sono stati rimessi tutti e 3 in libertà: come unica misura ancora attiva permane, però, il divieto di avvicinamento alla parte offesa.

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