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“Savona porto aperto”, Verdi all’attacco: “Le norme contro le Ong non sono applicabili”

Le parole del portavoce provinciale Gabriello Castellazzi

Savona. “La Costituzione della Repubblica Italiana all’art.10 parla chiaro: “la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità alle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà demoratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. E le leggi internazionali dicono: “Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti-(Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea -art.19)”. Seguono altre norme inserite nella “Convenzione delle Nazioni Unite per i Rifugiati” del 1951, nella “Convenzione Internazionale per la sicurezza della vita in mare”(Solas) e nella “Convenzione Internazionale sulla ricerca e soccorso marittimi”. “La “Convenzione di Amburgo” impone di garantire che una volta terminate le operazioni di salvataggio i naufraghi vengano condotti in un “porto sicuro”.

Lo ricorda e lo sottolinea Gabriello Castellazzi, portavoce provinciale dei Verdi.

“Tutte queste norme indicano in modo preciso il dovere di soccorrere nuafraghi e sbarcarli in un luogo che non può essere la Libia in quanto secondo l’ UNHCR (Alto Commisariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) i suoi porti NON sono sicuri (alcuni Giudici hanno già tenuto conto, giustamente, di questo fatto ormai ampiamente documentato). Il presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale dovranno tener conto di questi dati. Invece la legge voluta da Salvini prevede punizioni pesantissime per le organizzazioni che salvano vite in mare: l’art. 2 della legge approvata commina una sanzione amministrativa che va da 150.000 a un milione di Euro per le Ong che attuano soccorso in mare e decidono di entrare in un porto italiano, e all’art. 3: “Se il sequestro deciso dal Prefetto è confermato, la nave diventa proprietà dello Stato”. Questi provvedimenti mirano a paralizzare coloro che già tanto hanno fatto per salvare migliaia di persone e che sicuramente, anche per il futuro, si rifiuteranno di portare i naufraghi in Libia dove potrebbero subire violenze di ogni genere e rischiare la morte” aggiunge l’esponente dei Verdi.

“I Verdi savonesi e liguri insistono affichè Savona, Genova, La Spezia siano dichiarati “porti aperti” in quanto la stessa legge della Regione Liguria – 20/2/2007 – “Norme per l’accoglienza e l’integrazione sociale delle cittadine e cittadini stranieri immigrati” – recita: “La Regione interviene per garantire a loro pari opportunità di accesso ai servizi, alle prestazioni sanitarie e assistenziali, all’istruzione, al lavoro e all’abitazione; favorisce la formazione e la riqualificazione professionale e promuove il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze, dei sapere e delle esperienze formative acquisite nei Paesi di provenienza;garantisce forme di tutela dei diritti con riferimento a particolari situazioni di vulnerabilità economica”.

“E la Filt-Cgil Liguria con lo slogan “Porti chiusi alle armi, porti aperti ai migranti” (in occasione delle proteste dei “camalli” contro l’imbarco di materiale bellico destinato al conflitto in Yemen) ha detto: “non possiamo chiudere i porti alle vittime dei conflitti che noi stessi contribuiamo a perpetrare”. Quindi la Liguria è per una politica di accoglienza e non accetta di veder morire persone abbandonate in mare” conclude Castellazzi.

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