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Queste Piazze Davanti al Mare, sabato 24 agosto a Laigueglia ultima giornata di rassegna con Neri Marcorè evento

Alle 17.45 in piazza Cavour interverrà Jacopo Tomatis con la presentazione del libro "Storia culturale della canzone italiana"

Laigueglia. Domani, sabato 24 agosto, ultima giornata per la 13° edizione della rassegna “Queste Piazze Davanti al Mare” a Laigueglia.

Alle 17.45 in piazza Cavour interverrà Jacopo Tomatis con la presentazione del libro “Storia culturale della canzone italiana”.

Tutti sappiamo – o pensiamo di sapere – che cos’è la canzone italiana. Ne parliamo con gli amici guardando Sanremo, la ascoltiamo su Spotify o su vinile, la cantiamo sotto la doccia, la amiamo, la odiamo, o tutt’e due le cose insieme. Ma che cosa rende “italiana” una canzone? “Felicità”, siamo tutti d’accordo, suona come una tipica “canzone italiana”, al punto che potremmo definirla “all’italiana”. E allora “Via con me” di Paolo Conte, coeva eppure lontana miglia e miglia dal successo sanremese di Al Bano e Romina, non lo è? O forse lo è meno, con quello swing americano e quella voce roca?

Jacopo Tomatis parte da qui, dal ripensamento delle idee più diffuse sulla canzone italiana (“canzone italiana come melodia”, “canzone italiana come specchio della nazione”, “canzone italiana come colonna sonora del suo tempo”), per scriverne una nuova storia. Fatta circolare su spartito o su rivista, trasmessa dalla radio, suonata da dischi e juke box, al cinema e alla tv, in concerti e festival, la canzone è stata, per un pubblico sempre più giovane, il punto di partenza per definire la propria identità (su una pista da ballo come nell’intimità della propria stanza), per fare musica e per parlare di musica. E allora hanno qualcosa da dirci non solo “Vola colomba”, “Il cielo in una stanza”, “Impressioni di settembre”, “La canzone del sole”, “Preghiera in gennaio”, ma anche i nostri discorsi su queste canzoni, come le ascoltiamo, come le suoniamo, come le ricordiamo.

Storia culturale della canzone italiana ripercorre i generi e le vicende della popular music in Italia ribaltando la prospettiva: osservando come la cultura abbia pensato la canzone, quale ruolo la canzone abbia avuto nella cultura e come questo sia mutato nel tempo – dal Quartetto Cetra agli urlatori, da Gino Paoli al Nuovo Canzoniere Italiano, da De Gregori a Ghali. Con la consapevolezza e l’ambizione che fare una storia della canzone in Italia non significa semplicemente raccontare la musica italiana, ma contribuire con un tassello importante a una storia culturale del nostro paese. Del resto, quando parliamo di musica non parliamo mai solo di musica.

La serata, che avrà inizio alle 21.15 in piazza Marconi, sarà dedicata al format del Club Tenco: “Il Tenco Ascolta”. Il pubblico avrà il piacere di ascoltare artisti emergenti, selezionati appunto dal Club Tenco. Ascolteremo: Edoardo Chiesa, Alberto Gaviglio, Sergio Pennavaria e Margherita Zanin.

Edoardo Chiesa è nato nel 1985 e da quando ha dieci anni studia chitarra prima classica e poi moderna. Nel frattempo approfondisce il linguaggio del rock, del blues e del jazz con il maestro Marco Cravero. Frequenta anche seminari e masterclass di perfezionamento con Robben Ford ed Enrico Rava. Nel 2006 è finalista del concorso “Un anno a Londra con GuitarX” indetto dalla rivista Chitarre. Dal 2011 insegna chitarra moderna.

Nel 2008 è cofondatore e ad oggi ex membro del progetto Madame Blague con cui incide un disco di canzoni inedite in inglese dal titolo “Pit a Pat” che esce nella primavera del 2013 per Dreamingorilla Records. La sua passione per la musica cantautorale e per i racconti di ogni genere lo portano piano piano a spostare il suo interesse musicale verso il songwriting. Nasce così il suo primo disco da cantautore “Canzoni sull’alternativa”, uscito a marzo 2015 per L’Alienogatto / Dreamingorilla Records.

La promozione del disco lo porta in tour per il tutta Italia in circa 100 date (Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Lazio, Marche, Emilia), ad aprire concerti di artisti come Francesco Tricarico, Ettore Giuradei, Egle Sommacal (Massimo Volume), Bandabardò ma anche a partecipare ai due appuntamenti del festival Collisioni (a San Daniele del Friuli e a Barolo) e all’evento Repubblica Next di Genova. Vince il contest “Su la testa” 2015. Canzoni sull’alternativa è stato selezionato tra le migliori 50 opere prime in gara per il premio Tenco 2015. Nel 2016 è finalista del concorso “New sound of acoustic Music”dell’acoustic guitar meeting di Cremona e nell’estate 2017 partecipa per il terzo anno consecutivo al “Collisioni Festival” di Barolo e partecipa all’Imperia Unplugged Festival condividendo il palco con Ermal Meta. Nel 2018 pubblica il suo secondo disco, “Le nuvole si spostano comunque” con il quale intraprende un tour promozionale che lo porta a suonare per tutto il nord Italia.

Alberto Gaviglio dopo i complessini “giovanili” con compagni di Liceo & amici della mia città (Acqui Terme), approdo al Gruppo “Locanda delle fate” di Asti con i quali in breve tempo decidiamo di dedicarci a Scrivere & Comporre Cose Nostre. Incontri e Prove sempre nei “ritagli di tempo” perchè quasi tutti siamo in quella fase tra la Fine degli Studi e l’inizio di Attività Lavorative (fuori dall’ambito musicale). Registriamo “nella classica cantina” una Cassetta con una decina di Brani. Il mio ruolo in questa fase “creativa” è la Scrittura dei Testi. Nelle registrazioni mi alterno a Chitarra, Flauto & Seconda Voce. Magicamente la Cassetta finisce nelle “mani” di Niko Papathanassiou (fratello del più blasonato Vangelis). Nell’ottobre 1977 siamo convocati dalla Phonogram (oggi Universal) in un mese registriamo l’Album “Forse le lucciole non sia amano più” (un Concept Album che allora passò piuttosto inosservato , mentre oggi -rivalutato dalla critica- è ritenuto uno dei “migliori” del Genere Progressive). Nel 1978 registriamo il singolo “New York” in formazione ridotta. Nel 1979 il Gruppo si scioglie. Io continuo a scrivere “canzoni” legate al vissuto “quotidiano” scostandomi sempre più da quello stile piuttosto “cerebrale” che caratterizzava i testi scritti per la Locanda delle Fate.

1981: una cassetta consegnata alle 20 alla portineria della Fonit Cetra viene ritenuta interessante dall’Editore Gianni Bortolli. Mi propongono di realizzare un 45 giri “Qualcosa resterà” (canzonetta orecchiabile che partecipa al Disco per l’estate). Ma le canzoni che propongo hanno caratteristiche diverse. Una rampante Mara Maionchi (Direttore Artistico della Fonit Cetra) mi dice molto chiaramente: ” Decida che strada vuole intraprendere”. 1986: invio alla RAI una Canzone (Titolo “Musica”) per un concorso all’interno di Domenica IN che si chiamava “Canzone In”. Supero la Selezione di Novembre e poi quella di Aprile. Poi il Concorso viene sospeso per disaccordi tra Raffaella Carrà e la RAI e tutto finisce lì. A questo punto decido di lasciare da parte “Sogni di Gloria”. Continuo a scrivere esclusivamente per una Mia Personale Esigenza Espressiva.

2000: Reunion Solo Compositiva della Locanda delle Fate: nasce “Homo homini lupus”, cd in cui riuniamo canzoni meno legate da un preciso filo-conduttore. Spicca la canzone Homo Homini Lupus dove mi cimento a scrivere un Testo in Latino su una “traccia decisamente Rock”. 2010 Reunion della Locanda alla quale partecipo sporadicamente per ragioni di salute, così mi perdo i Concerti di Tokio – Citta del Messico – Rio de Janeiro. E arriviamo ad OGGI. Mi sono deciso a tirar fuori dal famoso cassetto alcune delle ultime “Cose” scritte. Le invio al Club Tenco ed ora sono estremamente compiaciuto di poterle presentare in Questo Prestigioso Contesto di Musica d’Autore.
Il 10 maggio è uscito autoprodotto in tutti gli stores digitali e in distribuzione diretta il concept album “Ho più di un amo nello stomaco”, secondo disco del cantautore siculo-ligure con passato da buskers Sergio Pennavaria.

“Parole e note mi accompagnano da sempre e sempre hanno dato senso a tutto ciò che della vita mi si presentava e vivevo come incompleto. La creatività da subito fu il mio rifugio e gioco preferito”. Ho più di un amo nello stomaco è il secondo progetto discografico del cantautore Sergio Pennavaria . A distanza di otto anni dal circense Senza lume a casaccio nell’oscurità, suo primo EP, questo nuovo lavoro si presenta nella forma di un concept album con dodici tracce che nuotano metaforicamente in un teatro subacqueo, nel ventre del concetto di profondità dell’essere umano, con tanto di emozioni e sentimenti. Pennavaria scava dentro sé e prova a rendere universale ed esplicito ciò che spesso nella quotidianità non si riesce ad esprimere. Immaginiamo proprio come se i pesci potessero parlare.

Come in un Rebus che ha in sé la soluzione celata in pochi dettagli, così a volte i sentimenti vivono e pulsano nel non detto, nel non dichiarato. L’indole riservata di un uomo che prova emozioni gentili e che istintivamente comunica solo grazie ad alcuni piccoli gesti privi di parola e clamore. E così basta sorridere per dire “Resta”, tuffarsi con il proprio sguardo sincero in un altro colmo di stupore per dire “Ti amo”. Le dodici canzoni diventano così ami da pesca e una volta che vengono tagliati dalla lenza ed ingoiati determinano un ironico senso di libertà capace di esorcizzare dolore ed abbandono. Surrealista, Pennavaria, sempre legato al sogno e all’immaginifico (Se potessi come si fa, L’amore nell’armadio, Il tappeto volante, Il palamito), in questo disco si scopre autore cresciuto, pacato, che volutamente si abbandona ad un canto su registri bassi e parole scandite con lentezza. Scompare l’irruenza balcanica del disco precedente,mentre restano le influenze folk mediterranee (Bufera, con il testo in dialetto siciliano) e la voglia di sconfinare oltreoceano come nella cubana Un cuore sul viso o Due parti precise di me con cui si tuffa in un musical americano. Il gusto e l’afflato del jazz è presente, e in splendida forma, grazie alla cura degli arrangiamenti di fiati ed archi di Martino Biancheri che ha contribuito in maniera importante alla realizzazione di atmosfere noire, avvolgenti, come nella struggente Dove nasce la libertà e nella breve ma intensa L’amore invisibile. Oltre a lui Ho più di un amo nello stomaco ha potuto contare su musicisti straordinari che hanno alle spalle un bagaglio professionale di tutto rispetto che ha visto schierati Simone Rossetti Bazzaro al violino e alla viola, Martino Biancherialla tromba, trombone e bombardino, Marco Moro al flauto traverso, Lorenzo Piccone Lapsteelguitar, dodici corde, resofonica, acustica e mandola, MaxMatis basso elettrico, Giorgio Belliabatteria, schaker e spazzole e con Sergio Pennavaria che oltre a cantare ha suonato piano elettrico, Rhodes MK2, chitarra classica e acustica e sintonizzatori.

In veste di ospiti hanno fatto la loro apparizione: Finaz (chitarra solista in Rebus), Geddo (voce in L’amore invisibile), Marco Berruti (voce e chitarra classica in Nel mondo senza tempo), Loris Lombardo (tablas in Ho più di un amo nello stomaco, handpan e uduin Bufera, Congas in Un cuore sul viso), Matteo Profetto (armonica a bocca ed ukulele in Il tappeto volante ed ukulele in Due parti precise di me), Mirco Rebaudo (clarinetto in Il palamito), Giovanni Ruffino (contrabbasso in Dove nasce la libertà, L’amore nell’armadio, L’amore invisibile), Boris Vitrano (chitarra acustica in Se potessi come si fa), Gabriele Fioritti (violoncello in L’amore invisibile e in Dove nasce la libertà), Luca Pino (voce intro Nel mondo senza tempo).

Sergio Pennavaria nasce a Siracusa nel 1975. Una laurea in Belle Arti ottenuta con il massimo dei voti dopo aver discusso una tesi sperimentale dal titolo La Maschera del volto e scritto per l’occasione una piece teatrale intitolata Ring. Compositore, pittore, attore. Nel 2008 si trasferisce a Savona, dopo l’esperienza folk con i Calìa, band orientata verso la musica popolare del Sud Italia contaminata però da blues, rock e jazz, il tutto cantato in dialetto siciliano. Nel 2008 pubblica l’album Senza Lume A Casaccio Nell’Oscurità,da lui scritto e arrangiato, contenente dodici tracce, album in cui partecipano ospiti del calibro di: Carlo Aonzo (mandolino), Claudio Bellato (chitarra elettrica), Gianni Martini (fisarmonica), Davide Baglietto (flauto), Martino Biancheri (tromba, trombone), Renzo Luise (chitarra elettrica). Nel 2013 esce il brano Le tue parole accompagnato da un videoclip. Nel 2015 viene selezionato per esibirsi a S.Daniele del Friuli, in occasione del Folkest come rappresentante della regione Liguria.Nel 2016 in occasione del 25 aprile, presso la Fortezza del Priamar di Savona, apre per la Bandabardòa cui hanno fatto seguito due anni di attività live e didattica. Negli stessi anni sempre in Liguria ha dato vita e dirige due rassegne cantautorali: Canzoni Fuori Dal Cappello e Porto Musica e Parole. Per Canzoni Fuori Dal Cappello, alla tradizione edizione ligure lo scorso anno ha affiancato anche un’edizione siciliana con una tappa a Noto.

“Distanza in stanza” della cantautrice Margherita Zanin è un “non-luogo” protetto dove ritrovarsi, cambiare, sintetizzarsi, evolversi, ragionare. Un disco che tratta di tematiche importanti legate all’essere umano. Alle sue stanze, alle sue distanze, alle essenze dei sentimenti e alle altalene di pensieri semplici e profondi, capaci di trasformarci e darci una visione personale sul senso della vita. Tutti riflettiamo la nostra epoca, e le distanze fortunatamente non generano solo conflitti, ma anche riconciliazioni con il nostro Io. Un concept in cui ogni canzone racconta una stanza in cui vivere emozioni sonore. Nell’ambiente la filodiffusione di un mondo carico di sperimentazione. Ogni stanza ha una chiave per accedervi, che viene rappresentata da una frase, un incipit di accesso, una intro letta da grandi artisti che hanno voluto spalancare la porta: APPINO (The Zen Circus), Pierpaolo Capovilla, Mauro Ermanno Giovanardi, Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Lodo Guenzi (Lo Stato Sociale), Morgan, Motta, Omar Pedrini, Riccardo Sinigallia, Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti), oltreché da Lele Battista produttore artistico del disco, che ha dato a “Distanza in Stanza” forti identità sonore che Giovanni Versari ha sapientemente amalgamato.

Margherita vanta la partecipazione al Concerto del Primo Maggio di Roma in qualità di vincitrice del contest 1M Next 2019. Il 27 maggio scorso si è esibita all’Allianz Stadium di Torino prima della XXVIII Partita del Cuore, Nazionale Cantanti VS Campioni della ricerca. Ha vinto il premio InediTo come testo canzone, premiata al Salone internazionale del libro di Torino. A luglio è stata ospite del prestigioso Premio Lunezia ad Aulla, ed è stata finalista assoluta al Premio Lauzi ad Anacapri. La data zero del suo tour è stata trasmessa su Radio Rai Live. Il suo tour estivo in corso è in apertura, in prestigiosi festival estivi a Morgan, Rancore, Coma Cose, Pedrini e altri. Il suo disco è stato 1° in classifica nella Top Indie Alternative Italia e 25° nella classifica generale assoluta italiana e nella top alternative mondiale.

Margherita Zanin è una cantautrice ligure. Dopo aver vinto il Contest 1MNext il 1° maggio si è esibita al Concertone di Piazza San Giovanni in diretta Tv. Da giovanissima matura esperienze attraverso live e festival in Italia e all’estero. Nel 2015 incontra Roberto Costa, bassista storico di Lucio Dalla, già produttore dello stesso Dalla, Carboni, Ron, Gli Stadio, e producono il suo primo disco ZANIN che esce nel 2016. Otto brani, due in italiano e sei in inglese. L’album ha ottenuto riscontri molto positivi dai media, e uno dei singoli, ”Travel Crazy”, diventa parte della colonna sonora di Donnavventura in onda su Rete4, ed entra a far parte della Compilation ”Libera Veramente Vol.7” per Rolling Stone Italia. Nel 2018 nasce la collaborazione con Lele Battista, e il produttore milanese la conduce nelle sperimentazioni del suo nuovo immaginario musicale. A marzo 2018 esce ”Amaro” (anche questo scelto per la compilation di Rolling Stone), a luglio il singolo “Rosa” in cui prendono forma le sonorità elettroniche e trip-hop. A novembre esce per l’etichetta Volume! l’EP “RadioMarghe” contenente gli ultimi 4 singoli della cantautrice, un ponte ideale tra il primo disco e il nuovo lavoro. “Distanza in stanza” è il suo nuovo disco in cui ci sono gli interventi di alcuni dei più importanti artisti della scena alternative italiana: Appino, Lodo Guenzi, Motta, Mauro Ermanno Giovanardi, Davide Toffolo, Cristiano Godano, Omar Pedrini, Morgan, Riccardo Sinigallia e Pierpaolo Capovilla. Prodotto da Lele Battista e masterizzato da Giovanni Versari.

Super ospite di sabato 24 agosto sarà Neri Marcorè, artista conosciuto per la sua poliedricità: attore, doppiatore, conduttore televisivo, imitatore e comico. Negli ultimi anni si è dedicato alla canzone d’autore, interpretando meravigliosamente Fabrizio De Andrè e Giorgio Gaber.

Durante la serata verrà assegnato il premio “Questi Passi..” 2019 a Sergio Staino. Il premio è dedicato ad artisti, operatori ed organizzatori culturali che con la propria attività hanno contribuito alla diffusione della canzone di qualità e più in generale della cultura popolare sul territorio. Sergio Staino, disegnatore, scrittore, regista e operatore culturale. Vignettista in tantissimi quotidiani e periodici italiani. Vive e lavora a Scandicci in quel di Toscana. Ha fatto dell’ironia il filo conduttore della sua vita, come solo in terra di Toscana sanno fare, come se insieme al latte succhiassero sagacia e amore per la battuta tagliente. Architetto, classe 1940, una vita trascorsa fra i banchi di scuola da Professore di Educazione Tecnica, afflitto da torme di ragazzini urlanti e indiavolati. Ma come succede a tanti i tormenti del mondo esterno si ripercuotono dentro di noi e Staino trova sfogo alle sue inquietudini scoprendo il Fumetto, creando senza saperlo Bobo: il personaggio che saprà regalargli tanta notorietà. Sottopone le prime tavole al grande Oreste del Buono che ne rimarrà folgorato e le pubblicherà subito su Linus nel 1979.

Negli anni successivi inizia a collaborare con il quotidiano Il Messaggero, per approdare definitivamente nel 1982 all’Unità superando tutti i dubbi e le perplessità dettate dalla possibilità di fare dell’autoironia. Nel 1986 irrompe nella scena editoriale il dissacrante Tango, settimanale satirico diretto proprio da Sergio Staino. Nelle sue pagine ospiterà tutti i maggiori scrittori di satira di quegli anni: da Gino e Michele a David Riondino, da Michele Serra allo sfortunato Andrea Pazienza. Sono anni in cui la Televisione seduce anche gli intelletti più brillanti, così iniziano le incursioni di Bobo ‘televisivo’ prima a Drive in (1987) impersonato da un Paolo Pietrangeli ante litteram, poi Teletango per approdare al varietà Cielito lindo (1993) dove hanno debuttato i comici portabandiera della satira nei anni successivi, esempio su tutti Luciana Littizzetto. Staino prosegue negli anni con proficue collaborazioni anche per il cinema, per il teatro, ricevendo numerosi premi internazionali. E’ inoltre impegnato da alcuni anni nel direttivo del Club Tenco. Ha pubblicato numerosissimi libri, fra cui il romanzo satirico a fumetti Alla ricerca della pecora Fassina, Giunti Editore, la biografia Io sono Bobo di Montanari e Galati, Della Porta Editori, e il libro Il Pesce con Silvio Greco, edizioni Slow Food e le illustrazioni per il libro Mamma quante storie di Andrea Satta, edizioni Enciclopedia Italiana.

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