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I Magazine di IVG.it - Liguria del Gusto

Quando Andreotti profetizzò: “Il Pigato farà molta strada”

"Liguria del gusto e quant'altro" è la rubrica gastronomica di IVG, ogni lunedì e venerdì

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Marco Rezzano non ha deluso. Ha ricevuto poche ore fa il premio Salea e il vino e, dopo aver vinto la comprensibile emozione, ha fotografato da par suo la situazione del vino in Liguria. Del resto non è un caso che, più o meno un anno fa, sia stato acclamato alla presidenza dell’Enoteca regionale della Liguria, l’organo che fare da apripista alla valorizzazione dei vini liguri.

Il suo discorso, a braccio, ricco di suggestioni ed emozioni, ha chiuso una serata aperta da Flavio Maurizio, uno dei grandi vecchi del vino ligure, presidente della Cooperativa Macchia Verde che, da 52 anni (primo come polisportiva, poi come cooperativa senza scopo di lucro), organizza Sagralea. Un evento di svago, buon vino e ottimo cibo, ma soprattutto il volano che ha spinto il mondo del vino ligure a trasformare il vecchio imbevibile pigato in una eccellenza del vino, ottenendo prima la Doc e che oggi punta alla Docg.

Tra gli aneddoti raccontati da Flavio uno merita. Anni ’70, Roma, a pranzo in un ristorante del centro. Flavio Maurizio, responsabile commerciale delle Cantine Calleri, parla con un cliente del pigato (allora lo si vendeva in una bottiglia avvolta in un cellophane ambrato). Al tavolo vicino un signore ascolta e si interessa al vino. Flavio Maurizio riempie un bicchiere. L’avventore lo assaggia e fa una profezia: “Questo è un vino che farà molta strada”, era Giulio Andreotti, ci aveva azzeccato.

Torniamo a Rezzano, il festeggiato. Ha parlato dopo l’assessore regionale Stefano Mai, il sindaco di Albenga Riccardo Tomatis, il parlamentare Franco Vazio. Le parole di Marco hanno fatto messo una pietra tombale sulle chiacchiere. Ha parlato della necessità di fare squadra tra i duecento produttori liguri, dei problemi delle aziende e dei viticoltori, eguali alle Cinque Terre e a Dolceacqua, alla bellezza faticosa di fare il vignaiolo in Liguria, su fasce strette, ma con negli occhi l’azzurro del mare. Ha raccontato di come lui, grande sommelier Ais, insegnante dei corsi per sommelier, degustatore, responsabile della didattica regionale dell’Ais, si sia avvicinato tardi al vino: “Nei primi Anni ’90 gestivo un ristorante. Un grande produttore di vini mi umiliò. Al termine della cena, a voce alta, mi chiamò al tavolo: ‘Ho mangiato il pesto più buono della mia vita, ho bevuto uno dei vini peggiori della mia vita. O cambia mestiere o fa un corso da sommelier per capire cosa sia il vino’, mi disse. Ho scelto la seconda e mi si è aperto un mondo. Ho capito il legame tra vita, quella che nasce dalla terra, e vite, quella che regala l’uva, la fatica di chi prepara il vino tra i filari per poi creare capolavori in cantina”.

Poi il Pigato: “E’ veramente un bicchiere di Liguria, ricorda le resine del bosco e regala l’aria iodata di mare, passando per i sentori di pesca, di erbe aromatiche. Sagralea ha senza dubbio contribuito a fare diventare grande questo vino diventato simbolo della nostra regione”. Ora il problema, che l’Enoteca regionale sottolinea da tempo e che la Regione Liguria, assieme ad altre regioni, sembra aver deciso di affrontare, è quello dell’ampliamento delle zone dove poter impiantare nuovi vigneti (nuovi per modo di dire, i catasti storici dicono che, a fine ‘800, i terreni vitati erano quasi il quadruplo rispetto ad oggi). Le leggi europei riconoscono solo una percentuale minima annua per nuovi impianti. In Liguria la richiesta è di circa 150 ettari all’anno di cui solo il 10 per cento circa sono quelli concessi. Troppo pochi per un prodotto, il vino ligure, che cresce in qualità e richiesta da parte dei mercati, anche stranieri.

Per il resto anche questa edizione di Sagralea conferma la formula collaudata degli altri anni, con le cucine prese d’assalto, gli stand dei produttori affollati per assaggi e voglia di scoprire le novità. Le più interessanti, quest’anno, sono la granaccia di Claudio Vio, piccolo ma sempre più bravo produttore di Vendone, e le Bolle Rosa, spumante con una buona percentuale di Sciac-trà della cooperativa Viticoltori Ingauni. Non manca il cartello per la deprosecchizzazione della Riviera, una provocazione che sta diventando un tormentone.

“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa (alla scrittura) e Stefano (alle ricerche), per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici, ogni lunedì e venerdì: clicca qui per leggere tutti gli articoli.

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