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Lavora in nero per non far perdere il reddito di cittadinanza alla sua famiglia, beccato dalla Guardia di Finanza

Una denuncia e sanzione da 16 mila euro per il titolare del negozio che faceva lavorare l'uomo 40enne

Finale Ligure. La Guardia di Finanza di Savona, nell’ambito di ordinaria attività ispettiva eseguita nei confronti di un esercizio commerciale del ponente savonese, ha individuato un lavoratore “in nero” appartenente ad un nucleo familiare beneficiario del reddito di cittadinanza.

I militari della Tenenza di Finale Ligure hanno sorpreso l’uomo, un 40enne, intento a lavorare, senza che il datore di lavoro avesse effettuato le prescritte comunicazioni di assunzione obbligatoria al Centro per l’Impiego.

È stato lo stesso titolare dell’impresa a confermare alle Fiamme Gialle che l’uomo lavorava in azienda già da alcune settimane e che lo stesso aveva rifiutato di essere assunto regolarmente, in quanto, a suo dire, in tal caso avrebbe fatto perdere il beneficio del Reddito di Cittadinanza, già riconosciuto ed erogato al coniuge. I successivi riscontri, svolti anche attraverso la consultazione delle banche dati, hanno confermato l’illecita percezione del contributo pubblico per non aver comunicato le intervenute modifiche reddituali nell’ambito del proprio nucleo familiare. Per tale condotta, è stata segnalata alla Procura della Repubblica la moglie del dipendente in nero.

Il locale Ufficio dell’INPS è stato interessato, pertanto, dalla formale richiesta di interruzione dell’erogazione del beneficio nei confronti del nucleo familiare e di restituzione dell’indebito sostegno economico percepito.

Al datore di lavoro, infine, sono state contestate sanzioni amministrative per un ammontare di circa 16.000 euro, in relazione all’impiego del lavoratore subordinato senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro ed al pagamento della retribuzione in contanti, senza l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili.

L’attività svolta dalle Fiamme Gialle savonesi rientra tra le attività della Guardia di Finanza, a tutela della “spesa pubblica”, attraverso specifiche verifiche sul corretto utilizzo dei fondi statali stanziati a favore delle persone meno abbienti.

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