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I Magazine di IVG.it - Nera-Mente

“La verità sul caso Harry Quebert”: un libro che non dovreste perdervi se amate la cronaca nera

"Nera-Mente" è la rubrica di Alice, appassionata di criminologia

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Cari lettori, vi piace seguire la cronaca nera?
Siete anche voi innamorati dei thriller/ gialli, quelli pieni di mistero e di intrecci, li leggete fin da quando ne avete memoria, e più sono avvolti nel mistero, più vi attirano? Sareste in grado di divorare un libro del genere in poche ore o giornate, magari sotto l’ombrellone o magari in casa davanti al ventilatore, se non siete amanti della spiaggia, pur di venirne a capo e di scoprire chi è il colpevole e cosa è successo davvero?
Siete sempre stati portati per la scrittura, vi è sempre piaciuto scrivere, vi sentite degli artisti incompresi e magari in matematica eravate delle schiappe?
Se la risposta a queste domande è stata “si”, direi che questo libro non dovreste perderlo.

Dai, sarò buona, potrebbe piacervi anche se non siete così portati per l’arte dello scrivere e magari siete dei geni della matematica. Probabilmente potrebbe piacervi anche se il vostro genere preferito non è propriamente il giallo. Perché “La verità sul caso Harry Quebert” è un libro molto particolare.

A partire dallo stile compositivo, che è quello metaletterario (ossia non circoscrivibile ad un solo genere, ma basato sullo scrivere in sé, anche utilizzando stili diversi).
E poi, la trama. La voce narrante (ma non sempre, perché anche qui ci sono diversi salti tra presente e passato) è quella di Marcus Goldman, giovane scrittore trentenne divenuto milionario con l’uscita del suo primo libro, che si trova in una fase molto critica, e chi scrive sa bene di cosa parlo: il blocco dello scrittore. Marcus, dai tempi dell’università, è legato al famosissimo scrittore ed all’epoca suo docente universitario Harry Quebert, da un rapporto di amicizia quasi paterno. Quebert è stato il suo mentore per quanto riguarda la scrittura.

Tutto viene scombussolato quando Marcus scopre che l’uomo, anni addietro, ha avuto una relazione con una quindicenne, Nola Kellergan. Tutto viene scombussolato ancora di più quando viene a conoscenza che la ragazzina è scomparsa da molto tempo. Per non parlare di quando verrà poi rinvenuto il suo cadavere, proprio nel giardino del buon Harry.

Goldman, insieme alla ridente (fino a poco prima) cittadina di Aurora, è completamente sconvolto. Ma lui, al contrario della maggior parte dei cittadini, non riesce a credere nemmeno per un attimo che il suo amico e insegnante di scrittura e di vita possa aver commesso un gesto così atroce. Così si stabilisce nella villa di Quebert, arrestato e mediaticamente linciato, e comincia un’indagine che appare da subito molto difficile. Ma sarà proprio grazie a questa che il giovane Marcus troverà finalmente l’ispirazione per il suo nuovo libro, oltre a scoprire, non senza difficoltà e diversi colpi di scena, la verità.

Joel Dicker, l’autore, nel delineare i profili dei personaggi del libro non ha fatto un gran lavoro di psicologia, se dobbiamo essere onesti. Sono personaggi semplici e ben descritti nei loro contesti. Ma che comunque vi riserveranno diverse sorprese.
A partire dai due scrittori Goldman e Quebert. Per non parlare della giovane Nola, che inizialmente potrà anche sembrare un po’ scemotta (“Harry! Tesoro mio! Harry! Tesoro mio! Harry! Tesoro mio!” Ecc. ecc. ecc.) ma, e questa è una delle cose che mi ha colpita di più, anche a questo ci sarà una spiegazione.

E poi tutti gli altri abitanti della cittadina di Aurora, con i loro contorni familiari e lavorativi. Da questo libro è stata tratta anche una serie tv di dieci puntate, già andata in onda su Sky, che a settembre verrà trasmessa su canale cinque, con l’attore tanto amato dalle donne Patrick Dempsey nei panni di Quebert. L’avete già vista? Rende giustizia al libro?

Concludendo, “La verità sul caso Harry Quebert” è un romanzo particolare e ricco di sorprese che, da amante della scrittura e della cronaca nera, vi consiglio di non perdervi.

“Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito.”

“Nera-mente” è una rubrica in cui parleremo di crimini e non solo, scritta da Alice, studentessa ed aspirante criminologa: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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