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Depuratore di Andora, il Meetup: “No ai proclama, servono persone capaci in grado di trovare le risposte giuste”

Ieri il sindaco Mauro Demichelis ha annunciato l'intenzione della propria amministrazione di vole realizzare un proprio impianto di depurazione “autonomo”

Andora. Non si è fatta attendere la replica del Meetup “Andora in Movimento” alla nota con cui il sindaco Mauro Demichelis ha annunciato l’intenzione della propria amministrazione di vole realizzare un proprio impianto di depurazione “autonomo” a servizio della cittadina rivierasca. Tale iniziativa è supportata da una raccolta firme che ha ottenuto circa un migliaio di sottoscrizioni da parte di residenti e turisti.

“Sin dall’anno 2013 – spiegano dal Meetup – il nostro gruppo si occupa del problema della mancanza di un depuratore, dal momento che gli innumerevoli sversamenti fognari in mare avvengono ormai con cadenza annuale, soprattutto in estate all’aumentare della popolazione, hanno costretto all’emanazione di altrettante ordinanze di divieti di balneazione. Sono state fatte ben due petizioni in merito dal nostro Meetup, una nel 2013 per l’annullamento della quota illegittima di accantonamento del depuratore oltre che un esposto alla corte dei conti per danno erariale. Per tale esposto era stato sospesa la quota in bolletta, poi in seguito reintegrata con una sentenza che dichiarava che la presenza del solo grigliatore potesse svolgere la funzione di depurazione”.

“Detta sentenza è del tutto illegittima anche alla luce delle recenti sentenze della Corte di Cassazione e soprattutto della sentenza numero 335 del 2008 emessa dalla Corte Costituzionale, la quale ha chiarito che la natura del corrispettivo dovuto dagli utenti per il servizio di depurazione delle acque reflue urbane deve essere qualificata come di tipo privatistico, strettamente collegata con l’effettivo svolgersi del servizio di depurazione dei reflui, e non alla mera presenza di manufatti atti ad esplicare una ridotta attività di pre-trattamento. La seconda petizione nel 2016, che ha raggiunto le 1800 firme protocollate nel Comune di Andora e inviate in Regione tramite il nostro portavoce regionale, ha avuto quale finalità l’eliminazione della quota di accantonamento e contro il collettamento al depuratore di Imperia, visto la sua inadeguatezza a ricevere i reflui urbani, oltre che di Andora, anche dei vari comuni limitrofi come Cervo, San Bartolomeo e Diano Marina e annessi entroterra. Si sono svolti numerosi incontri con tecnici competenti nel settore, uno pubblico molto importante il 19 maggio 2016 nelle opere parrocchiali della chiesa di San Giovanni con la presenza di tutti i meetup della zona e i cittadini, durante il quale si è avuta la partecipazione del nostro sindaco Demichelis, il quale aveva dichiarato, che pur essendo d’accordo con il nostro pensiero, non poteva assumere decisioni sul punto, poichè la Regione Liguria aveva imposto ad Andora l’Aato imperiese, che obbligava tale collettamento, né poteva costruire un depuratore consortile autonomo, pena il commissariamento”.

“La nostra proposta,  sostenuta sia in passato, che nel nostro programma elettorale del 2014 , non è mai stata presa in considerazione, sebbene la gravità e l’urgenza della problematica abbia incontrato la sensibilità dei cittadini, comprovata dalla nutrita sottoscrizione delle petizioni stesse. La salute del nostro mare e dei cittadini che lo abitano non sono temi da spot elettorali, ma questioni prioritarie di rispetto per l’ambiente e di serio senso civico per chi amministra la ‘res publica’”.

“Andora non ha bisogno di proclami, ma di persone capaci che si interroghino su quesiti specifici. Non è forse vero che la direttiva 91/271/CEE impone che per gli agglomerati con un numero considerevole di abitanti (anche flottanti come il caso di Andora) venga adottato un trattamento di depurazione secondaria e non è sufficiente la mera presenza di un grigliatore? Non è forse vero che il Comune di Andora è in infrazione comunitaria ca n. 2014/2059 per non essersi adeguato alla direttiva sopracitata? Non è forse vero che l’articolo 8 sexies della legge numero 13/2009 impone all’utente il pagamento della quota di depurazione anche in assenza di un impianto specifico allo scopo, solamente allorquando siano attivate le procedure di affidamento per la progettazione ed esecuzione delle opere e ne venga rispettato il cronoprogramma? Tutte domande che esigevano una risposta ed ora con imperdonabile ritardo si vuole cambiare rotta senza un piano e un disciplinare di progettazione, senza comprendere quali siano gli effetti di una risoluzione della convenzione con il gestore, senza che il cittadino abbia una minima cognizione delle ragioni del dissesto economico di Rivieracqua spa, senza che il cittadino sia rimborsato di quello che ha versato per un servizio di depurazione inesistente”.

“La credibilità è conseguenza della serietà, la serietà è conseguenza della buona efficienza amministrativa. Quante volte questo corollario è stato disatteso”, concludono dal gruppo.

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