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Carcare, aggredito al bar per una lite tra bambini: scarcerati i responsabili del raid punitivo

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di convalida di arresto, il gip gli ha imposto un obbligo di firma quotidiano

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Carcare. Sono stati interrogati questa mattina in tribunale i tre albanesi, A.S. di 37 anni, L.S. di 34 anni e P.M. di 42 anni, tutti residenti a Cairo Montenotte, finiti in manette sabato per aver aggredito un loro connazionale, M.P. di 40, in un bar di piazza Sapeto a Carcare. I tre, tutti accusati di lesioni gravi, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip Alessia Ceccardi che, al termine dell’udienza di convalida, ha applicato la misura dell’obbligo di presentazione quotidiana, la più severa che gli poteva infliggere visto che era quella richiesta dal pubblico ministero (il giudice non può infatti applicare una misura più afflittiva rispetto a quella proposta dal pm).

Dopo l’interrogatorio i tre stranieri hanno quindi potuto lasciare il carcere di Genova Marassi dove erano detenuti da sabato scorso quando era scattato il raid punitivo verso la vittima. I carabinieri della compagnia cairese hanno ricostruito che alla base del “regolamento di conti” c’è stato un banale litigio avvenuto tra bambini al parco per l’altalena. I bimbi, i figli di A.S. e di M.P., si sono contesi il gioco nell’area verde di via Sanguinetti, sul lungo Bormida, e così sono intervenuti i genitori. La vicenda sembrava chiusa lì e invece già venerdì sera il trentasettenne, poi finito in manette, aveva cercato un chiarimento con il papà del bambino che aveva litigato con il figlio in corso Dante. Un confronto che, evidentemente, non aveva soddisfatto l’uomo che il giorno dopo, accompagnato da due amici, si è presentato al bar dove M.P. era seduto al tavolino.

Sulle prime A.S. ha aggredito da solo M.P., che però si è difso e lo ha immobilizzato chiedendo agli altri clienti di avvisare i carabinieri. A quel punto sono entrati in azione gli altri due albanesi che si sono avventati sulla vittima dell’aggressione colpendola con calci, pugni e anche con un bicchiere. Poi sono fuggiti, ma qualcuno ha annotato il numero di targa agevolando le ricerche dei militari che, poco dopo, hanno fermato i responsabili del raid punitivo in corso Dante. I tre “giustizieri” avevano ancora addosso i segni della lite: magliette strappate e tracce di sangue. Una volta portati in caserma e terminati gli accertamenti del caso, sono stati arrestati per lesioni gravi.

La vittima del pestaggio, M.P., è invece finito in ospedale dove è stato giudicato guaribile in trenta giorni per alcune ferite lacero contuse al volto ed al cuoio capelluto, un trauma cranico e la frattura delle ossa nasali.

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