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Assalti dei Lupi agli allevamenti, Alberto (Cia Liguria): “Interventi immediati o alcuni territori verranno abbandonati”

"La situazione è sempre più insostenibile"

Liguria. Lupi che decimano greggi, cinghiali che distruggono le coltivazioni. Ogni giorno, gli agricoltori liguri devono fare i conti con questi problemi. È notizia di pochi giorni fa del branco di lupi che ha sbranato undici pecore nel savonese, mentre nell’entroterra di Rapallo è stato ucciso anche il pastore maremmano di guardia al gregge.

“La situazione è sempre più insostenibile – commenta Aldo Alberto, presidente di Cia Liguria -. Gli agricoltori sono stanchi di dover combattere senza armi e, se i lupi arrivano ad uccidere un maremmano, è perché sono branchi organizzati. Se non si prendono provvedimenti velocemente si andrà verso la desertificazione di alcuni territori dove l’uomo non può più vivere”.

I dati dell’ultima rilevazione condotta su tutta la regione, risalenti al 2012, parlavano di una cinquantina di esemplari divisi in dieci branchi. Numero che, a distanza di sette anni, si è quasi sicuramente triplicato.

“Per sopperire a questi attacchi – prosegue Alberto – si potrebbero riempire i greggi di cani maremmani, gli unici che resistono ai lupi, ma sono anche molto aggressivi con l’uomo, quindi poi chi proteggerà i fungaioli, o chi vuole fare una passeggiata tra i boschi? È necessario capire a cosa stiamo andando incontro, altrimenti non è più possibile allevare o coltivare. Ancora qualche giorno fa ho raccolto la disperazione di un socio costretto, ogni giorno, a fare la conta dei danni causati dai cinghiali: coltiva erbe aromatiche, ha messo recinzioni elettrificate ma non servono, e adesso sta pensando di trasferirsi”.

Proprio per tutelare gli agricoltori dai danni causati dalla fauna selvatica, fin dalla scorsa primavera Cia ha promosso una campagna di sensibilizzazione su scala nazionale, per chiedere al governo la modifica della legge 157/92. Tra i vari punti, si richiede anche una maggiore autotutela degli agricoltori e un risarcimento totale del danno. “Modificare la 157 non basterà, da solo, a risolvere il problema, ma rappresenterebbe sicuramente un primo passo”, conclude Alberto.

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