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Respinto il ricorso di Melgrati contro la sospensiva: “Sono e rimango il sindaco di Alassio”

"Ttribunali diversi hanno applicato la Legge Severino in maniera diversa, ma queste sentenze a quanto pare non hanno fatto giurisprudenza"

Alassio. “Dispiace che tribunali diversi come quello di Asti, Novara e Lecce abbiano applicato la Legge Severino in maniera diversa rinviando alla Corte Costituzione il merito della vicenda. Strano perché mi hanno sempre insegnato che le sentenze fanno giurisprudenza e i casi sopra citati, seppur lievemente diversi nell’iter, sono assolutamente uguali nella forma giuridica a quello che mi riguarda”. Così Marco Melgrati, sindaco di Alassio, commenta la decisione del Collegio del Tribunale di Savona di dichiarare “inammissibile” il ricorso contro la sospensione dalla carica per 18 mesipresentato dal primo cittadino, con l’assistenza del suo legale Franco Vazio e lo ha respinto. Alla luce di questa decisione, Marco Melgrati per il momento non potrà riprendere il suo posto a palazzo civico, nella Città del Muretto.

“Ci sono recentissime sentenze come quella di qualche giorno fa della Suprema Corte di Cassazione che rigetta e riforma la sentenza di primo grado e di appello per un consigliere regionale della Basilicata con le stesse motivazioni che hanno costituito il cardine della mia difesa – ricorda il sindaco alassino – Dispiace perché questa è una pena accessoria che non può essere comminata in quanto in Italia fino a prova contraria esiste la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Dispiace perché il pronunciamento non giunge per lo stesso Ente (la Regione) al quale fanno riferimento gli eventi a me imputati (il che giustificherebbe eventualmente una misura cautelare preventiva come questa introdotta dalla Severino) anche perché la Procura di Savona con un certo ‘fumus persecutionis’ nel passato si è accanita contro di me con almeno venti processi come assessore o sindaco e altri 10 come professionista, non riuscendo mai ottenere una condanna perché il fatto non sussisteva o perché non costituiva reato, dimostrando la mia correttezza nell’esercizio della mia funzione pubblica, istituzionale e professionale”.

“Sono assolutamente fiducioso che la verità, la mia onestà e la mi dirittura morale prima o poi, in qualche grado di giudizio, verranno dimostrati. So per certo di non essermi mai approfittato della mia posizione né come assessore, né come sindaco né come consigliere provinciale, né come consigliere regionale”.

Secondo Melgrati “da questo giudizio la giunta di Alassio esce rafforzata perché fortemente coesa e consapevole che io abbia subito un torto. Sempre di più l’amministrazione della lista civica Melgrati Sindaco porterà avanti il programma elettorale e le opere che sono state già programmate, decise, finanziate e appaltate o da appaltare nel prossimo futuro. Attendiamo settembre per la discussione nel merito di questo ricorso, ma spero fortemente che la Suprema Corte Costituzionale prenda quanto prima in esame questa legge che è assolutamente incostituzionale, non per me, ma per tutta la classe politica. Una legge nata per colpire Silvio Berlusconi, applicata in maniera retroattiva nei miei confronti (la legge è entrata in vigore nel gennaio del 2013 e i fatti contestati sono antecedenti al dicembre 2012) e anche questa è anomalia grave del sistema giudiziario italiano”.

“La vita va avanti. Sarò vicino a questa amministrazione che ho contribuito a formare e a fare eleggere, con consigli e suggerimenti ogni volta mi saranno richiesti, fino a dicembre 2020 quando difficilmente sarà già stato celebrato il processo di appello, e tornerò in carica quale sindaco. La domanda che pongo è questa: chi mi ridarà questo anno e mezzo perso inutilmente per una legge anticostituzionale? E chi lo ridarà agli alassini? Comunque sono e rimango il sindaco di Alassio”.

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