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Regione, approvato un ordine del giorno sullo “stato di emergenza climatica e ambientale”

Il documento impegna la giunta ad attivare ogni possibile contributo per contenere l'impatto umano sull'ambiente e sul clima

Regione. Questa mattina il consiglio regionale della Liguria ha approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi che impegna la giunta a dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale riconoscendo le responsabilità storiche del cambiamento climatico.

Il documento impegna la giunta ad attivare ogni possibile contributo per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi e fissare l’obbiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas climalteranti entro il 2030, a dare massima priorità al contrasto al cambiamento climatico nell’agenda dell’amministrazione regionale; a garantire che le misure di contrasto e mitigazione vengano implementate secondo il principio di giustizia climatica; a invitare tutte le istituzioni territoriali, a partire dai Comuni fino al Governo, a varare analoghi provvedimenti; a progettare una riconversione ecologica dell’economia a partire da un radicale mutamento nella produzione e negli usi dell’energia in grado di coniugare traguardi di sviluppo sostenibile e di giustizia sociale senza pregiudicare i cicli naturali e, infine, a richiedere l’esclusione dal “patto di stabilità” delle spese di Regioni e Enti locali per la riduzione delle emissioni e all’adattamento al cambiamento climatico soprattutto per le risorse finalizzate al risparmio energetico, allo sviluppo delle energie rinnovabili e alla messa in sicurezza del territorio contro il dissesto idrogeologico.

Franco Senarega, capogruppo regionale della Lega Nord, spiega: “Con questo documento abbiamo impegnato la giunta regionale ad attuare interventi di contenimento dell’aumento della temperatura globale e a dare massima priorità al contrasto al cambiamento climatico nell’agenda dell’amministrazione regionale, tenendo conto in ogni azione amministrativa o iniziativa degli effetti che questa comporta sul clima. In sintesi, abbiamo impegnato la giunta a riconoscere lo ‘stato di emergenza climatica e ambientale’ chiedendo anche l’esclusione dal ‘patto di stabilità’ delle spese di Regioni ed Enti locali per la riduzione delle emissioni e per l’adattamento al cambiamento climatico. Inoltre, c’è l’impegno a dare ogni possibile contributo, all’interno delle proprie competenze, per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi e di fissare un obiettivo di azzeramento delle emissioni nette dei cosiddetti ‘gas climalteranti’ entro il 2030”.

“Dopo avere incontrato una delegazione di giovani ambientalisti a margine della seduta consiliare, abbiamo quindi sostanzialmente accolto l’appello di ‘Fridays for future’. Il prossimo autunno saranno discusse ulteriori iniziative per studiare alcune misure concrete da realizzare in Liguria. In particolare, tra le altre, per il risparmio energetico, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la messa in sicurezza del nostro territorio e la prevenzione del dissesto idrogelogico e della siccità”.

Il consigliere regionale del Pd e vicepresidente della commissione ambiente Luca Garibaldi ha detto: “La Liguria dichiara lo stato di emergenza climatica, approvando all’unanimità, questa mattina in Consiglio regionale, l’ordine del giorno scritto insieme ai giovani di Fridays For Future. Siamo la seconda Regione italiana a farlo: la prima è stata la Toscana, mentre tra le grande città spicca il nome del Comune di Milano”.

“La dichiarazione dello stato di emergenza climatico – spiega il capogruppo del Pd ligure Giovanni Lunardon – è un atto politico di grande rilievo che segna la definitiva presa di coscienza, anche da parte di istituzioni del territorio come la Regione, della necessità di un rapido e definitivo cambio di rotta nelle azioni per ridurre sensibilmente i fattori clima-alteranti. Ci impegneremo come gruppo alla ripresa dei lavori istituzionali, dopo la pausa estiva, per promuovere una mozione che contenga impegni seri e vincolanti per la Regione Liguria, coerenti con l’atto votato oggi e in grado di darvi compiuta attuazione. Sul clima non sono più accettabili né rinvii né compromessi al ribasso. A nessun livello”.

L’ordine del giorno di oggi, spiegano i due consiglieri regionali del Pd, nasce “dalla grande mobilitazione del 12 marzo scorso, che ha interessato tutto il pianeta. Tra i punti più importanti del documento spiccano la gestione sostenibile delle risorse naturali, la riduzione dei consumi energetici, il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente ai mutamenti climatici, ma anche la prevenzione e la gestione dei rischi derivanti dal cambiamento climatico in atto, anche attraverso il panel ‘Liguria 2030’ per gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 Onu”.

Ma se la dichiarazione di emergenza approvata oggi è un passo necessario, adesso, concludono Lunardon e Garibaldi “serve un piano per la transizione ecologica della nostra regione. Sostenibilità ambientale, sociale e giustizia climatica sono le condizioni necessarie per garantire alle nuove generazione un pianeta in cui vivere”.

La capogruppo del M5S Alice Salvatore aggiunge: “Diversi i punti che abbiamo potuto tutelare e votare in consiglio: dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale riconoscendo le responsabilità storiche del cambiamento climatico; attivare ogni possibile contributo all’interno delle competenze della Regione per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi e fissare un obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas climalteranti entro il 2030, ritenendo l’obiettivo di zero emissioni nel 2050 insufficiente e incoerente con lo stato di emergenza climatica; dare massima priorità al contrasto al cambiamento climatico nell’agenda dell’Amministrazione regionale, tenendo conto in ogni azione amministrativa o iniziativa degli effetti che questa comporta sul clima; garantire che le misure di contrasto, mitigazione e adattamento vengano implementate secondo il principio di giustizia climatica. I costi della transizione non devono gravare sulle fasce più deboli della popolazione ma devono essere sostenuti soprattutto da chi ha causato maggiormente i danni ambientali; invitare tutte le Istituzioni territoriali, a partire dai Comuni appartenenti alla Regione Liguria fino ad arrivare al Governo della Repubblica, a varare analoghi provvedimenti”.

E ancora: “Progettare una conversione ecologica dell’economia a partire da un radicale mutamento nella produzione e negli usi dell’energia, e da un “Green New Deal” in grado di coniugare traguardi di sviluppo sostenibile e di giustizia sociale, senza pregiudicare i cicli naturali di cui gli esseri umani sono parte integrante; richiedere l’esclusione, dal ‘patto di stabilità’, delle spese e degli investimenti delle Regioni e degli enti locali volti alla riduzione delle emissioni climalteranti e all’adattamento al cambiamento climatico, con particolare riferimento alle risorse finalizzate al risparmio e all’efficienza energetica, allo sviluppo delle energie rinnovabili e alla messa in sicurezza del territorio per la prevenzione del dissesto idrogeologico e dalla siccità”.

“Accantonati, per ulteriori approfondimenti, due punti contenuti nel documento di ‘Fridays for Future’, per i quali il M5S si era battuto: il recepimento della direttiva COM/2018/340 relativa all’eliminazione della plastica monouso prima del 2021, da ritenersi incompatibile con lo stato di emergenza climatica e ambientale, in particolare da attuarsi per la stagione estiva 2019, ormai iniziata, per i lidi e gli stabilimenti balneari; vietare, nei maggiori porti della Regione, l’uso di carburanti inquinanti, aumentando le sanzioni per chi contravviene e incentivando l’elettrificazione delle banchine dei porti”.

“Come M5S abbiamo poi proposto un’integrazione che mira ad arginare il fenomeno dello ‘sprawl’ urbano sul territorio regionale, fermando cioè il consumo di territorio, l’edificazione selvaggia e incentivando l’utilizzo del trasporto pubblico locale, potenziando lo stesso in un’ottica di mobilità sostenibile. Auspichiamo – dichiarano infine all’unanimità i consiglieri pentastellati – che tutte le forze politiche e il Governo regionale possano al più presto trovare piena convergenza anche su questi punti, su cui ben vengano gli approfondimenti ma sui quali dobbiamo agire con celerità”.

Secondo il capogruppo di Rete a Sinistra/LiberaMente Liguria Gianni pastorino, fra i promotori dell’ordine del giorno, ed il vicecapogruppo Francesco Battistini quello di oggi è “sicuramente un passo importante, proposto da un movimento trasversale e partecipato da moltissimi giovani. Ma è necessario fare di più: come già sostenuto durante la riunione con i capigruppo, è ora di passare dalla sensibilizzazione all’azione con processi fattivi che intervengano sulla situazione che stiamo vivendo. Ambigua la posizione del centrodestra, che questa mattina si è più volte trincerato dietro a richieste di approfondimento non meglio specificate o, ancor peggio, dichiarando la mancata conoscenza di alcuni fatti che, secondo noi, ormai dovrebbero essere di dominio comune”.

“Non è un caso se alcune richieste avanzate da Fridays for Future siano state derubricate: per noi diventeranno motivo di pungolo in consiglio regionale, per passare dalle parole ai fatti. Fra queste, la direttiva di sostituzione-carburante per le navi che accedono e attraccano nei porti liguri; una pratica che è già disposta in moltissimi scali europei. E poi l’elettrificazione delle banchine: una misura necessaria per tutti i nostri scali, necessaria per tutelare la qualità dell’aria, contenere l’inquinamento acustico, migliorare le condizioni di vita in prossimità delle aree portuali”.

“Su questo punto, peraltro, crediamo sia necessario il massimo della chiarezza: non basterà dire ‘abbiamo elettrificato le banchine’. Sarà necessario trovare accordi con gli amatori sull’impiego della corrente elettrica, oppure vincolare gli armatori stessi a questo utilizzo. Non vorremmo giungere a un pessimo risultato: spendere milioni di euro di fondi pubblici, e poi accorgersi che nessuno utilizza questi dispositivi all’avanguardia per la tutela della salute, sia delle persone e sia dell’ambiente”.

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