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Lettere al direttore

La Val Neva è ad un bivio tra “bitume”e sviluppo eco-sostenibile: i sindaci possono intervenire

di Gabriello Castellazzi

Centinaia di cittadini della Val Neva e della Val Pennavaire con una petizione chiedono a tutte le Autorità di garantire la sopravvivenza ad un entroterra con alto potenziale turistico, in un’ area del ponente savonese impegnata a sviluppare quelle attività ricettive che possono essere ulteriormente valorizzate in luoghi di elevato interesse storico e naturalistico. Un futuro però negato dalla presenza di una azienda autorizzata a lavorare il “bitume” (con emissione di fumi tossici) che vorrebbe addirittura ampliare gli impianti in una zona sottoposta a vincoli ambientali. Questo porterebbe ad un ulteriore inquinamento di aria e acqua e ad un inevitabile compromissione della salute degli abitanti, causando crisi nel settore turistico e perdita di valore di quello che è stato faticosamente costruito fino ad oggi.

Gli Amministratori devono ascoltare la voce dei loro cittadini e, accertati i livelli di inquinamento, avere il coraggio di adottare tutti i provvedimenti necessari a scongiurare tale pericolo. Di fronte al bivio tra un insediamento industriale inquinante e lo sviluppo eco-sostenibile è obbligatorio fare una scelta che guardi al futuro.

Il “bitume” è un materiale semisolido (a temperatura ambiente) ottenuto dalla lavorazione del petrolio grezzo ed è una combinazione di composti organici ad alto peso molecolare “IPA” (Idrocarburi Policiclici Aromatici), con diverse quantità di zolfo, azoto e metalli pesanti (nichel, ferro e vanadio). La lavorazione dei prodotti bituminosi avviene con un riscaldamento che innesca processi di “cracking” moltiplicando la formazione di sostanze pericolosissime. L’assorbimento avviene principalmente attraverso l’inalazione di vapori, fumi e aerosol. L’emissione di sostanze raddoppia per ogni incremento di temperatura di 10° ed è essenziale una sorveglianza sanitaria molto precisa su tutti gli agenti chimici pericolosi (dati German Bitumen Forum).

I Sindaci di Zuccarello e Cisano sul Neva, come è già stato fatto da altri Comuni italiani possono adottare provvedimenti urgenti a tutela della salute pubblica. Infatti il Consiglio di Stato, con la “Sentenza 27/12/2013 sez. V”, ha dichiarato la legittimità di un’ordinanza sindacale che ha provocato l’immediata chiusura di un impianto pericoloso per la salute. La sentenza recita: “Spetta al Sindaco, all’uopo ausiliato dalla struttura sanitaria competente, il cui parere ha funzione consultiva, la valutazione della tollerabilità, o meno, delle lavorazioni provenienti dalle industrie cosiddette insalubri, l’esercizio della cui potestà potendo avvenire in ogni tempo e potendo esplicarsi mediante l’adozione, in via cautelare, di interventi finalizzati ad impedire la continuazione o l’evolversi di attività aventi carattere di pericolosità (es. esalazioni pericolose, ecc.).”

Che in Val Neva si diffondano (specialmente di notte) fumi provenienti dalla lavorazione a caldo del “bitume” è testimoniato da tutti i cittadini che abitano nelle vicinanze. Che questi fumi possano essere inalati da adulti e bambini, è un’altro fatto certo. Che tali fumi possano contenere sostanze “certamente cancerogene” è certificato dallo IARC (International Agency for Research on Cancer).
Se i fumi sono chiaramente visibili vuol dire che non ci sono i filtri obbligatori per il loro abbattimento e questo danneggerebbe gli stessi operai addetti alle lavorazioni.

I Verdi savonesi auspicano un intervento tempestivo dei Sindaci coadiuvati da tutti gli Enti competenti a risolvere il problema.

Il portavoce dei Verdi della provincia di Savona
Gabriello Castellazzi

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