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Lettere al direttore

Il deserto che accompagna l’avanzata del lupo

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Negli ultimi due giorni ho girato per le nostre alture (Carmo e Melogno) e ho trovato pochissime persone nonostante il bel tempo. Solo adulti, un paio di camminatori e alcuni bikers. No famiglie con bambini, no persone con cani al seguito. Pare che l’ansia di incontrare i lupi, ormai stabili sulle nostre alture, sconsiglino ai più tanti di lanciarsi in lunghe passeggiate nei boschi, preferendo la frequentazione di quei tratti dove il numero delle persone presenti rimane elevato. Un’esempio il tratto che dalla Baita del Melogno sale alla Barbottina molto frequentato perchè la vegetazione di sottobosco è assente e l’habitat formato dai grandi faggi tra i quali la vista è di molte decine di metri.

In pratica la presenza del Lupo , come volevasi dimostrare, sta letteralmente distruggendo quel poco di frequentazione che nel nostro entroterra è rimasto. La gente ha paura, anche se dicono di amare il lupo e di volerlo vivo e vegeto, ma adesso che sanno che può essere ovunque, anche a pochi metri da un sentiero del bosco li ferma, anzi, sta paralizzando l’escursionismo. Le continue notizie sulle predazioni, ormai giornaliere, non sfuggono neppure agli stranieri che, a differenza di noi, sanno gestire le problematicità, preservando i loro territori e la loro libertà di frequentarli in sicurezza, mediante il contenimento di numeri 50, forse 100 volte inferiori ai nostri. Loro, gli stranieri, temono l’insieme dei pericoli che noi stiamo sottovalutando e cioè lupi + ibridi+ cani inselvatichiti. Specie diverse ma oggi sempre più sinergiche e con il forte rischio che le ultime due costituiscono branchi spietati e dal minor timore dell’uomo. In pratica stiamo subendo la stessa fine che le spiagge nel famoso film Lo Squalo fecero, la paura e l’ansia che creano il deserto.

Non sarà facile invertire questa china, tra l’altro dall’evoluzione rapida e inaspettata. Gli amministratori pubblici sono sotto scacco dalla residuale ma ancora presente lobby animalista e ideologicamente conservazionista spinta. Gli abitanti delle aree interne fanno il possibile per restare con grande sacrificio e ora anche disagio e paura. Tutto il turismo interno sta rallentando velocemente e lo sarà ancor di più perchè l’avanzata di questi carnivori è, al momento, irreversibile. Il danno economico sarà rilevante e non riconosciuto e non risarcito. Tutti noi che abitiamo l’entroterra dovremo dotarci di vere e proprie gabbie in ferro dove chiuderci per la notte e dove chiudere i nostri animali da compagnia. Quelli da cortile, in parte già razziati, non pare vengano neppure più rimpiazzati, anzi, spesso si chiude con l’allevamento.

Stiamo attraversando un periodo veramente nero e tutto sembra ancora rimanere nelle mani di chi conosce poco o nulla dei fenomeni nelle nostre aree interne alla fascia litoranea, dove l’incursione dei lupi o di cani inselvatichiti dai luoghi dimoranti dista pochi km. Penso sia necessario farsi sentire prima che tutto divenga carta straccia e che nulla non valga più nulla.

Ivano Rozzi

Commenti

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  1. Scritto da ANTONIO MANTERO

    Le solite ingiustificate accuse ai lupi che, se le greggi venissero protette da cani, recinzioni e stalle, farebbero solo il loro lavoro: cibarsi di cinghiali e caprioli. E i lupi non hanno mai attaccato l’uomo, se non nelle favole.