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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Il caso e la necessità

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“Ma come puoi predire l’esistenza di una mucca partendo dalla fisica delle particelle?” L’interrogativo, solo apparentemente di scarso valore scientifico e filosofico, è riportato da Peter M. Hoffmann nel suo interessante saggio dal titolo “Gli ingranaggi di Dio”. Il biologo tedesco, che ovviamente lavora da molti anni negli Stati Uniti, racconta di una sua conversazione con l’amico Sean Gavin, un fisico teorico nucleare della Wayne State University, intorno alla centralità della fisica delle particelle per lo sviluppo di tutte le scienze.

Il livello della conversazione, certamente alto e specialistico, ha trovato nella domanda d’apertura un nodo concettuale davvero intrigante. In altri termini, oggi è ancora pressochè impossibile percorrere per intero, sia in senso progressivo che a ritroso, l’intero tragitto che collega la mucca finale alle particelle iniziali, ma anche se fosse possibile non otterremmo una risposta alla domanda sul senso della vita, sulla progettualità della stessa, sulla necessità che l’ha determinata così com’è e non in un modo diverso. La questione si colloca, in un’ottica scientifica, all’interno del grande dibattito tra olismo e riduzionismo, questione oramai antica e che vede uno dei suoi cardini concettuali nell’opera di J. Monod, premio Nobel per la medicina nel 1965, nonchè geniale autore del saggio “Il caso e la necessità”.

In ultima analisi, per dirla con le parole più semplici e più chiare di Hoffmann: “Dire che una mucca è spiegata dai suoi costituenti è come dire che i mattoni spiegano una casa”. In altri termini la scienza ci può chiarire il come, non il perché! È un po’ la questione del bimbo che chiede alla mamma: “Mammina, perchè nascono i bambini?”, a quel punto la mamma, cercando le parole più adatte all’età del piccolo, risponderà che il semino dell’uomo si unisce a quello della donna e poi il bambino cresce nella pancia della mamma … oppure, se la famiglia ha la fortuna di vivere in campagna potrà ricorrere a numerosi esempi quotidiani … oppure, se vive in una moderna città occidentale potrà ricorrere a video o pubblicazioni di settore … già, ma in tutti i modi avrà solo chiarito più o meno esplicitamente come avviene il concepimento, non avrà di fatto evaso l’interrogativo del piccolo.

Ora, non sono un biologo nè un fisico, con costoro condivido solo la curiosità per l’oggetto delle loro ricerche, non certo la competenza, così ogni volta riporto le mie più svariate letture alla prospettiva che più mi è propria, quella di un filosofo che reclama la necessità della sopravvivenza di “un pensiero altro”, in quest’ottica mi piace incrociare le considerazioni appena presentate con una parte del romanzo di Milan Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

Il punto che mi interessa è la storia d’amore fra Tomàs e Tereza. In breve: una serie di circostanze assolutamente casuali hanno determinato il loro incontro. Tomàs perde il treno che lo avrebbe riportato a Praga, dove abita, decide di cenare nel paesino boemo dove si trova, a malavoglia, ad attendere la prossima coincidenza. Sempre casualmente, quella sera nella trattoria lavora Tereza che, al termine del suo servizio, lo accompaga alla stazione e rimane con lui fino alla partenza. Tra loro una certa attrazione e solo un vago “Se capiti a Praga questo è il mio indirizzo”, una di quelle frasi che sottointendono la remota possibilità di un incontro.

Ancora il caso, però, tesse le sue fila: Tereza si trova, solo pochi giorni dopo, a Praga, senza un posto dove passare la notte, così decide di rivolgersi all’uomo solo da poco e tanto brevemente conosciuto. L’arrivo di Tereza coglie Tomàs di sorpresa, lo infastidisce, lo avverte come un’intrusione. La richiesta di ospitalità lo disturba ancora di più, osserva la ragazza in piedi sulla soglia cercando il modo per liberarsene quando, di certo ancora il caso, la pancia della donna emette un sordo borbottio, che sia di fame o altro poco importa. Ciò che accade è che quel boebottio mostra la donna nella sua fragilità così che Tomàs la invita ad entrare e la sera stessa fanno l’amore. Le trame del destino, forse, fanno sì che Tereza si ammali e rimanga in casa sua per diversi giorni fino a che il sentimento prende il posto della sola attrazione fisica: si potrebbe parlare d’amore! Ma se la pancia di Teresa non avesse borbottato o lo avesse fatto in un diverso momento sarebbe mai nato l’amore? È un po’ il filo conduttore di un delicato film di alcuni anni fa: Sliding doors.

Ritornando a Tereza e Tomàs è il momento di porci una domanda: il loro amore ha valore perché conseguenza delle infinite variabili così sapientemente dirette dal destino o è figlio della casualità di un borbottio di pancia? Credo che l’amore non abbia bisogno di patenti, non vale perché figlio del caso o di un progetto, vale perchè i protagonisti hanno il coraggio di viverlo ed inverarlo col loro darsi reciproco, col loro dirsi si ad ogni risveglio. È diverso per la vita, certo, ma resta il fatto che agli scienziati spetta il compito di spiegarci come ma a tutti noi, protagonisti della stessa, spetta il diritto-dovere di chiarire il perché, non per rispetto del presunto reale o inesistente progettista, non come incosapevoli figli del caso, ma come responsabili, in ogni momento, in ogni scelta, in ogni respiro di tutto ciò che sappiamo rendere degno di essere chiamato vita.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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