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Bando regionale per il trasporto sanitario: la preoccupazione di Cri, Anpas e Cipas

"La regione in cui l’ambulanza impiega meno tempo ad arrivare sul luogo del soccorso è la Liguria, ma questo primato è a rischio"

Liguria. Il comitato regionale ligure della Croce Rossa Italiana ed il comitato regionale di Anpas insieme a Cipas esprimono “forte preoccupazione per l’avvio delle procedure, comunicate dalla Regione Liguria, di mettere a bando i trasferimenti intraospedalieri e, successivamente, i trasporti dei dializzati, i trasporti ordinari e le dimissioni programmate”.

In una nota congiunta, il presidente di Cri Liguria Maurizio Biancaterra, il presidente di Anpas Liguria Lorenzo Risso e il presidente Cipas Antonio Pizzolla ricordano che “la Corte di Giustizia UE, con due recenti pronunce, ha introdotto nel catalogo dei servizi da assegnare mediante convenzionamento, la figura del trasporto in ambulanza qualificato. Nonostante le aperture manifestate dall’Unione Europea, favorevole al mantenimento del volontariato, la Regione Liguria ha interpretato in maniera estremamente restrittiva tale nuovo istituto, ad esclusivo deterioramento delle associazioni del volontariato sanitario che, storicamente nei nostri territori, hanno mantenuto e garantito costante e immediata assistenza ai cittadini”.

“La regione in cui l’ambulanza impiega meno tempo ad arrivare sul luogo del soccorso è infatti la Liguria, la quale riesce ad intervenire, in media, in un arco di tempo di 15 minuti. Questo primato è merito esclusivamente del volontariato sanitario che, con le sue ambulanze e le molte sedi, ha mantenuto un servizio così importante, ma che oggi viene messo profondamente in discussione dalla interpretazione restrittiva della Regione Liguria. Mettere a gara una parte preponderante delle attività dei volontari (Cri, Anpas e Cipas), con il rischio elevato di favorire pochi soggetti, toglie l’ossigeno essenziale alle nostre storiche sedi, costruite con l’aiuto prezioso dei cittadini e mantenute vitali da generazioni di giovani e meno giovani, donne e uomini”.

E ancora: “I presìdi di volontariato in molte realtà, soprattutto dell’entroterra, costituiscono l’unica struttura organizzata atta a fornire a tutta la popolazione prevenzione contro i pericoli e rappresentano il punto di riferimento per le attività di natura socioassistenziale. L’odierna società non può permettersi di perdere questa preziosa espressione del principio di sussidiarietà, senza subirne un danno grave”.

Per questo, Cri, Anpas e Cipas “nel pieno rispetto dei loro princìpi, nel ribadire la propria estraneità al dibattito politico in corso in questi giorni, non possono tuttavia rimanere inerti di fronte al rischio che le proprie sedi e ancor più le proprie attività a favore dei vulnerabili e dei più bisognosi, vengano compromesse o, ancor peggio, chiuse. Ci uniamo quindi agli appelli rivolti da numerosi sindaci della Regione, affinché vengano urgentemente trovate soluzioni che salvaguardino non solo l’economicità della spesa sanitaria, ma anche l’imprescindibile diritto degli ammalati e dei bisognosi ad un servizio di qualità ed alla sopravvivenza del volontariato. Sicuramente saremo, come sempre in questi mesi, presenti all’incontro convocato da Alisa il 12 luglio, per manifestare ancora una volta il nostro disagio”.

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