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Tirreno Power e l’accusa di smaltimento illecito delle ceneri della centrale tirata in ballo nel processo: “Inchiesta archiviata da 2 anni”

Il colpo di scena è arrivato a margine dell'audizione del maresciallo Sciortino: la difesa della società ha replicato così dopo che la vicenda era stata ricordata nel processo savonese

Savona. Nuova udienza questa mattina in tribunale a Savona del processo per disastro ambientale e sanitario colposo relativo alla centrale di Vado Ligure nel quale sono a giudizio ventisei persone tra manager ed ex manager di Tirreno Power. Nell’aula magna è proseguita l’audizione del secondo testimone dell’accusa, il maresciallo del nucleo operativo ecologico dei carabinieri Attilio Sciortino, che oggi ha risposto alle domande dei legali di parte civile (associazioni ambientaliste e una cinquantina di cittadini) e della difesa.

Nella scorsa udienza il militare, che insieme al commissario di polizia Monica Bellini aveva affiancato nell’attività investigativa il Procuratore Francantonio Granero e il pm Maria Chiara Paolucci (oggi l’accusa è rappresentata dai pm Elisa Milocco e Chiara Venturi), aveva elencato le “violazioni” che sarebbero state commesse da Tirreno Power e le condotte sotto indagine nella gestione dell’impianto citando in primis la mancata copertura del carbonile, la mancata realizzazione del nuovo gruppo VL6 e la mancata installazione del “misuratore a camino” per monitorare le emissioni della centrale, e facendo poi anche un riferimento all’inchiesta penale sul presunto smaltimento illecito delle ceneri della centrale vadese che era stato avviato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Genova. Proprio su quest’ultimo punto, questa mattina, a sorpresa, è arrivata la risposta da parte del legale di Tirreno Power, l’avvocato Fabio De Matteis dello studio Severino, che ha prodotto in udienza il decreto di archiviazione di quell’inchiesta finita nel frattempo a Torino per questioni di competenza territoriale.

Il legale ha quindi sottolineato come il gestore dell’impianto termoelettrico di Vado Ligure (così come la società di intermediazione Suprema Srl) sia stato riconosciuto completamente estraneo alla grave accusa di concorso in attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e sversamento di ceneri. In particolare, secondo la Dda di Genova, Tirreno Power era coinvolta nello smaltimento illecito di 27 mila tonnellate di ceneri leggere prodotte dalla combustione del carbone nella centrale vadese che, tra il 2011 e il 2103, erano state interrate in un cantiere di Narzole per la realizzazione di un campo sportivo. Contestazione che, nel gennaio 2017 (ma finora la notizia non era mai trapelata) è stata archiviata dal pm Paola Stupino della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Torino che nel motivare la decisione ha precisato che è stata evidenziata l’attenzione da parte di Tirreno Power “a che i soggetti incaricati dei recuperi dei rifiuti agissero in conformità della legge, escludendo qualsivoglia concorso doloso nell’attività illecita”.

“Tirreno Power – scrive ancora il magistrato – non poteva prevedere che il partner prescelto per il recupero dei propri rifiuti, debitamente autorizzato a tal riguardo dalla provincia di Cuneo, li gestisse non correttamente nel terreno di Novello o addirittura deviasse i rifiuti anche in maniera subdola nel sito di smaltimento illegale di Narzole, cosicché deve escludersi il coinvolgimento doloso della Tirreno Power spa e della società Suprema srl nel delitto”.

Terminata l’audizione del maresciallo Sciortino, il giudice Francesco Giannone ha rinviato il processo al prossimo luglio quando inizieranno le deposizioni in aula dei sindaci di Quiliano e Vado.

A giudizio per questa vicenda ci sono 26 persone: Giovanni Gosio, direttore generale dal 2003 al 2014; Massimo Orlandi, presidente del Cda in diversi periodi nonché membro del Comitato di Gestione; Mario Molinari, Andrea Mezzogori, Jacques Hugé, Denis Lohest, Adolfo Spaziani, Jean-Francois Louis Yves Carriere, Pietro Musolesi, Domenico Carra, consiglieri d’amministrazione e, per i primi sei, membri del Comitato di Gestione, in periodi differenti; Mario Franco Leone, presidente del Da tra 2010 e 2014; Olivier Pierre Dominique Jacquier, Giovanni Chiura, Aldo Chiarini, Pascal Renaud, Agostino Scornajenchi, Giuseppe Gatti, Alberto Bigi, Charles Jean Hertoghe e Luca Camerano, tutti consiglieri d’amministrazione e membri del Comitato di Gestione negli ultimi anni; Pasquale D’Elia, capo centrale dal dicembre 2005 al 2014; Ugo Mattoni, direttore della Direzione Energy Management dal 2004 al 2014; Maurizio Prelati, direttore della Direzione Produzione dal 2008 al 2014; Guido Guelfi, direttore della Direzione Ingegneria dal 2004 al 2014; Andrea De Vito, direttore della Direzione Amministrazione Finanza dal 12007 al 2014; Claudio Ravetta, direttore Produzione dal 2004 al 2008 e vice direttore generale dal 2008.

IL SEQUESTRO

I gruppi a carbone furono sequestrati nel marzo 2014 dalla Procura di Savona. Secondo l’allora procuratore Francantonio Granero (oggi in pensione) i fumi emessi dai gruppi a carbone avrebbero causato un aumento dell’inquinamento nonché della mortalità dei residenti: a sostegno di questa tesi negli anni sono stati prodotti diversi studi legati sia alla diffusione dei licheni (per l’aspetto ambientale) che dei tumori (per quello sanitario). Sotto accusa anche la mancata installazione da parte dell’azienda di centraline a camino che permettessero di monitorare in modo più efficace la composizione di quei fumi e la rispondenza ai dettami di legge. Alla chiusura hanno fatto seguito mesi di polemiche furibonde tra ambientalisti e sostenitori dell’azienda, con gli operai finiti in cassa integrazione e l’indotto in crisi. Alla fine la centrale è stata riaperta, ma soltanto a metano, con una sostanziale diminuzione della forza lavoro.

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