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La Corte Costituzionale: “No al terzo mandato per i consiglieri dell’Ordine degli Avvocati”

Accolte le osservazioni degli avvocati savonesi Carla Giuliani, Lucrezia Novaro e Giovanni Sanna

Liguria. No al terzo mandato per i consiglieri dell’Ordine degli Avvocati. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che oggi pomeriggio si è riunita in camera di consiglio per discutere le questioni sollevate dal Consiglio Nazionale Forense sulla legittimità costituzionale del divieto del terzo mandato consecutivo dei componenti dei consigli circondariali forensi, previsto dalla legge numero 113 del 2017.

Come spiegano gli avvocati savonesi Carla Giuliani, Lucrezia Novaro e Giovanni Sanna, la Corte Costituzionale ha ritenuto “legittimo il divieto di terzo mandato per la carica di consigliere dell’Ordine degli Avvocati. La Corte Costituzionale, inoltre, ha stabilito che la legge in questo caso non si applica retroattivamente. La Consulta ha richiamato la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che aveva già escluso l’applicazione retroattiva della norma, che sancisce il divieto di terzo mandato”.

In attesa del deposito della sentenza, in una nota l’ufficio stampa della Corte dei Conti fa sapere che “al termine della discussione le questioni sono state dichiarate non fondate. La Corte ha escluso che il divieto in questione (che comunque consente la ricandidabilità dopo un quadriennio di sosta) violi il diritto di elettorato passivo degli iscritti e ha considerato che la norma censurata realizza un ragionevole bilanciamento con le esigenze di rinnovamento e di parità nell’accesso alle cariche forensi. La Corte ha inoltre ritenuto che la disposizione censurata non ha carattere retroattivo, come già affermato dalle sezioni unite della Corte di Cassazione (sentenza numero 32.871 del 2018). La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane”.

La questione risale a qualche mese fa, quando membri dell’Ordine degli Avvocati savonese avevano presentato un reclamo al Consiglio Nazionale Forense: “L’impugnazione – spiegava l’avvocato Giovanni Sanna – è stata proposta dal sottoscritto e da altre due coraggiose colleghe con mandato rilasciato anche al presidente dell’Associazione Nazionale Forense. Le ragioni sono duplici e legate al fatto che, come dedotto nel ricorso, alcuni consiglieri (cinque) non potevano essere eletti alla luce sia di una sentenza delle sezioni unite della Cassazione del 19 dicembre 2018 che del decreto legge numero 2 del 10 gennaio di quest’anno”.

Giovanni Sanna

“Non si tratta dell’unica ragione di impugnazione. Ci si attendeva un passo indietro che non vi è stato. Il reclamo non nasce per contestare l’operato dell’Ordine o per mettere in discussione i singoli. Ma la sentenza citata e il decreto legge che ribadisce il divieto di doppio mandato già introdotto fin dal 2012 sono di una chiarezza esemplare e vanno nella direzione di rinnovare gli ordini forensi e consentire un ricambio che non vi è da troppo tempo. Ciò, a mio parere, ha impedito anche un dialogo più fruttuoso fra gli iscritti e non può garantire una reale unità fra l’avvocatura”.

“Ripeto, nulla di personale contro nessuno. Ci rendiamo conto della importanza dell’atto compiuto e della gravità dello stesso, ma ci sia aspettava (va ribadito) un passo indietro. Nell’ambito dell’avvocatura savonese c’è da troppo tempo una stanchezza intellettuale eccessiva ed il ricambio ed il rinnovamento degli ordini forensi va, in linea generale, nella direzione di introdurre nuove forze e nuove idee fra gli apparati istituzionali forensi a Savona come in tutta Italia”.

“Inoltre – proseguiva Sanna – gli attuali consiglieri uscenti avrebbero potuto confrontare il loro operato con quello di un nuovo consiglio ed eventualmente anche avanzare critiche, ma la ricandidatura di ben sette di essi incompatibili perché con due mandati alle spalle (senza considerare che alcuni ne hanno comunque più di due) ha lasciato un po’ disorientati”.

“Il nostro voleva e vuole essere un atto costruttivo: in ogni caso era nostro diritto proporre l’impugnazione e, fra mille difficoltà, nonostante alcuni adesioni siano state solo verbali, ci siamo determinati in questa direzione”.

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