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I Magazine di IVG.it - La Quinta di Copertina

Due libri per… celebrare la lingua russa

"La quinta di copertina" è la rubrica per gli appassionati di lettura, ogni venerdì due libri consigliati da "La Compagnia dei Lettori"

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Titolo: Il cappotto

Autore: Nikolaj Vasil’evič Gogol’. Scrittore russo, primo grande rappresentante del realismo russo, è stato tra i maggiori narratori del 19° secolo. Particolarmente inquietante una vicenda relativa alla sua sepoltura: alla ricognizione della tomba, il cadavere è stato trovato voltato a faccia in giù, il che ha dato adito alla possibilità che lo scrittore sia stato sepolto vivo; la scoperta risulta inquietante alla luce del fatto che la maggior paura di Gogol’ da vivo era proprio la tafofobia, ossia il terrore di venire sepolto vivo.

Editore: Feltrinelli

Anno: 1842 (prima pubblicazione)

Pagine: 110 pagine

Prezzo: euro 6,50

Trama: Akakij Akakievic Basmackin è un mite impiegato, deriso dai colleghi, copiatore di lettere ad un ministero, così povero da dover risparmiare un intero anno per potersi far fare un nuovo cappotto dal sarto. La felicità di sfoggiarlo dura un solo giorno: la sera stessa viene assalito e derubato del suo bene prezioso. La polizia lo tratta malamente e non riesce neppure una colletta tra i colleghi. Dopo pochi giorni Akakij Akakievuc muore di disperazione e di freddo.

Opinione
In questo racconto Gogol descrive i vari strati della società, rappresentandoli corrotti, viziosi e involontariamente ridicoli. L’autore è fortemente critico nei confronti della fitta rete di burocrazia presente in ogni aspetto della vita quotidiana, nei meandri della quale solamente le persone più forti riuscivano a sopravvivere e trarre dei vantaggi, mentre le più deboli erano vittime. 
Il racconto è ambientato nella Russia degli zar: una società rigidamente ripartita in classi sociali, divisioni presenti anche nell’apparato amministrativo dello stato: trattavasi inevitabilmente di un’organizzazione burocratica, statica, nella quale era comune la prepotenza della classe superiore su quella inferiore. Unica eccezione a tale immobilismo il tentativo degli uomini di risalire parzialmente la scala sociale, risalita spesso non esente da sopruso e corruzione. Il protagonista si sottrae a tale prassi comune, perché svolge con passione il proprio lavoro Con la vicenda del cappotto, il protagonista rientra nell’ordine sociale pre-costituito che lo vuole vinto.

TITOLO: il giocatore

AUTORE: Fëdor Dostoevskij. È considerato, insieme a Tolstoj, uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi di tutti i tempi. A lui è intitolato il cratere Dostoevskij sulla superficie di Mercurio.

EDITORE: Feltrinelli
ANNO: 1941 (in Italia)
PREZZO: Euro 8,50
PAGINE: 240 pagine

CITAZIONE: “Per quanto sia ridicolo che io mi aspetti tanto dalla roulette, mi sembra ancora più ridicola l’opinione corrente, da tutti accettata, che è assurdo e stupido aspettarsi qualcosa dal gioco. Perché il gioco dovrebbe essere peggiore di qualsiasi altro mezzo per far quattrini come, per esempio, del commercio? Vero è che, su cento, uno solo vince, ma a me che importa?”.

TRAMA: Quella che Dostoevskij tratteggia nel “Giocatore” è una vera e propria radiografia letteraria del vizio del gioco, un’istantanea dei modi in cui il demone dell’azzardo può possedere uomini e donne di età ed estrazione sociale diversa. Un’istantanea così vivida da spingere Sergej Prokofiev a trasformarla in un’opera omonima, caposaldo della lirica novecentesca. Nella fittizia cittadina tedesca di Roulettenburg va in scena, attorno a un totem fatto di fiches e casinò, un vero e proprio carosello di figure, dal giovane precettore Aleksej al vecchio generale, dall’anziana, ricchissima nonnina al cialtronesco marchese des Grieux, dalla graziosa Polina alla misteriosa mademoiselle Blanche. Succede di tutto, eppure nulla cambia e chi, come Aleksej, è posseduto dal gioco potrà guarire e redimersi, sì, ma solo “da domani”.

LA NOSTRA OPINIONE: Dostoevskij ha creato con questo racconto un affresco inarrivabile di quel mondo, legato al gioco d’azzardo e ai Casinò, che lui ben conosceva, essendo stato egli stesso giocatore. Dettato in poco meno di un mese (28 giorni per l’esattezza) ad Anna Grigor’evna Snitkina (che diventerà in seguito sua moglie) e pubblicato nel 1866. Fu scritto per necessità in quanto lo scrittore doveva pagare dei debiti di gioco, da cui era dipendente, pressato dagli editori ai quali aveva promesso questo romanzo, contemporaneo di Delitto e castigo, Il giocatore è comunque diventato un capolavoro e un punto di riferimento della narrativa russa dell’Ottocento. Il lettore si immerge quasi con timore reverenziale, nella decadente società russa, fatta di tanti drammi e di tanti coloriti soggetti, verità storica di un tempo che, tramandato, è arrivato intatto fino a noi anche grazie all’opera di Dostoevskij. Non esiste un solo protagonista, ma tanti attori di uno stesso dramma, a cui ci si accosta fino a compatirne le personalità, i vezzi, i princìpi lontani ma così veri che quasi si toccano con mano, si “assaporano” nella loro stessa essenza. Un componimento sicuramente diverso dal classico scritto del maestro russo, un racconto breve ma proprio per questo da leggere senza pregiudizio ma con l’ammirazione di sempre che accompagna il rispetto di un vero e proprio benefattore della lingua universale. La descrizione dei personaggi, così intima eppure così fragorosa è la firma, inequivocabile, del genio assoluto.

La Compagnia dei Lettori è un gruppo nato allo scopo di leggere e parlare di libri condividendo emozioni e riflessioni scaturite da una passione comune. Si riunisce ogni primo martedì del mese alla Feltrinelli di Savona.
“La quinta di copertina” è la rubrica per gli appassionati di lettura, ogni venerdì due libri consigliati da “La Compagnia dei Lettori”: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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