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Deragliamento del treno ad Andora: slitta ad ottobre l’udienza preliminare fotogallery

Secondo il pm la presenza di una terrazza (adibita a parcheggio) ha avuto un ruolo centrale nel causare la frana, mentre la difesa sostiene che sia stata causata dalle piogge abbondanti

Savona. Slitta al prossimo ottobre l’udienza preliminare relativa al procedimento per disastro ferroviario, frana e crollo colposo relativo al deragliamento del treno Intercity 660 Milano-Ventimiglia a Capo Rollo di Andora, avvenuto il 17 gennaio del 2014, che era stato causato da una frana. A causa dell’impedimento di uno dei legali, infatti, il giudice Fiorenza Giorgi ha rinviato l’udienza.

deragliamento - sopralluogo 31 genn

Il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone, ovvero i proprietari della struttura, Giulia Di Troia e il marito Raffaele De Carlo, entrambi milanesi, il costruttore Damiano Bonomi, il tecnico bergamasco Giovanni Bosi, che aveva effettuato i controlli sulla stabilità, e Franco Dagnino, dirigente della Ferservizi spa, società del gruppo Ferrovie dello Stato che si occupa della gestione del patrimonio immobiliare. Non è da escludere che i cinque possano anche decidere di chiedere un rito alternativo.

Nella precedente udienza davanti al gip Giorgi si era discusso l’incidente probatorio e in aula si erano confrontati i periti ed i consulenti della difesa e quelli del pubblico ministero Giovanni Battista Ferro che, ovviamente, avevano esposto tesi diametralmente opposte sulle cause del disastro.

Secondo la difesa a causare la frana, un evento improvviso e non prevedibile, sono state le precipitazioni intense dei giorni precedenti che hanno “caricato” le falde acquifere sotto il versante poi interessato dal cedimento. Per questo – dal punto di vista degli esperti nominati dalle persone indagate – la presenza del terrazzo (adibito a parcheggio) non avrebbe influito sulla frana che si sarebbe verificata comunque.

Ricostruzione contestata dai consulenti del pm che sono convinti che la presenza del manufatto (costruito in maniera difforme al progetto iniziale) sia stata centrale nel determinare la frana che avrebbe potuto provocare un disastro di proporzioni devastanti. Tesi che, di fatto, è stata rafforzata dalle conclusioni della perizia voluta dal giudice secondo cui la presenza del terrazzo ha avuto un ruolo determinante nella frana (pur riconoscendo che le piogge abbondanti dei giorni precedenti all’evento siano state una concausa). Inoltre, i periti hanno rilevato che la presenza di un muro di contenimento a protezione della sede ferroviaria non avrebbe evitato la frana, ma avrebbe attenuato gli effetti dello smottamento.

Il giorno della tragedia sfiorata (sul convoglio c’erano circa 200 passeggeri) sulla linea ferroviaria erano caduti oltre duemila metri cubi di terra e rocce proprio mentre transitava l’intercity che, per miracolo, era rimasto in bilico a picco sul mare. A causa dell’incidente, i collegamenti ferroviari in Liguria erano rimasti spezzati in due per alcuni mesi.

Nel procedimento si sono costituite come parti civili Trenitalia e due proprietari di alloggi del condominio interessato dal crollo.

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