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Consiglio dell’Ordine degli avvocati, i tre ricorrenti: “Serve rinnovamento per una vera partecipazione”

Dopo che la Corte Costituzionale ha ritenuto “legittimo il divieto di terzo mandato per la carica di consigliere dell’Ordine degli Avvocati

Provincia. “Da troppo tempo l’avvocatura savonese ha perso il ruolo di interlocutore necessario con la società civile. Crediamo abbia bisogno di un serio rinnovamento ed una reale e democratica partecipazione: questa, e solo questa, è stata la motivazione della nostra azione”. Così gli avvocati Carla Giuliani, Lucrezia Novaro e Giovanni Sanna spiegano le motivazioni che, alcuni mesi fa, li avevano spinti a presentare un reclamo al Consiglio Nazionale Forense relativamente al numero di mandati dei membri del consiglio degli ordini degli avvocati.

La questione è finita in mano alla Corte Costituzionale, che martedì scorso ha ritenuto “legittimo il divieto di terzo mandato per la carica di consigliere dell’Ordine degli Avvocati. La Corte Costituzionale, inoltre, ha stabilito che la legge in questo caso non si applica retroattivamente. La Consulta ha richiamato la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che aveva già escluso l’applicazione retroattiva della norma, che sancisce il divieto di terzo mandato”.

Ovviamente questa piccola “rivoluzione” finirà per riguardare tutti gli ordini della penisola. Ma in quanto iscritti al Foro di Savona, i tre legali hanno ritenuto di dare alcune spiegazioni ai loro colleghi. E ciò tramite una lettera, inviata in questi giorni proprio a tutti gli iscritti al Foro di Savona e all’Ordine degli Avvocati.

“Abbiamo atteso un paio di giorni prima di scrivere queste poche righe – scrivono Giuliani, Novaro e Sanna – Riteniamo però sia necessario che gli iscritti al nostro ordine forense abbiano almeno la possibilità di essere informati sulle vicende che hanno interessato così tanto gli organi giurisdizionali e per nulla la locale classe forense”.

“La decisione a suo tempo assunta di impugnare i risultati delle elezioni tenutesi a gennaio non è stata presa a cuor leggero, cosi come sofferta è stata la partecipazione all’udienza dinnanzi alla Corte Costituzionale. Abbiamo vissuto mesi di contrapposizioni anche dure, senza che sia stato aperto un dialogo tra gli avvocati e neppure convocata un’assemblea degli iscritti, come accaduto negli altri Fori. Ora è arrivato il momento di trarne le inevitabili conseguenze: da ieri infatti in molti degli altri ordini forensi in cui erano sub judice le elezioni, si assiste non solo alle dimissioni dei consiglieri ineleggibili o incandidabili, ma anche di coloro che hanno ritenuto di aderire alle iniziative giudiziarie dei primi, senza forse riflettere a sufficienza su quali interessi si stavano in realtà tutelando”.

“Per quanto ci riguarda, avremmo potuto chiedere al ministro della giustizia di commissariare l’Ordine. Avremmo già potuto assumere altre iniziative giudiziarie nelle sedi di tutela anticipatoria. Per non esacerbare la situazione, si è invece scelto di attendere l’esito della sentenza della Corte Costituzionale sulle eccezioni sollevate dal COA di Savona; ora l’auspicio è che i componenti di questo Consiglio dell’Ordine chiudano la parentesi e indicano immediatamente nuove elezioni. Il termine del 31 luglio 2019, fissato dalla legge per il rinnovo dei consigli degli Ordini Circondariali degli avvocati dalla legge n. 12/2019 (di conversione del decreto legge numero 135 del 2018), è però assai vicino”.

Secondo i tre avvocati “da troppo tempo l’avvocatura savonese ha perso il ruolo di interlocutore necessario con la società civile. Crediamo abbia bisogno di un serio rinnovamento ed una reale e democratica partecipazione: questa, e solo questa, è stata la motivazione della nostra azione. Non ragioni personali, non interessi di sorta, ma l’esigenza di voltare pagina ci hanno indotto ad assumere iniziative che, forse, avrebbero dovuto e potuto essere condivise da più di tre iscritti”.

“Chiediamo ai consiglieri ineleggibili e agli altri consiglieri di saper guardare con coscienza e cognizione di causa alle reali esigenze del nostro Ordine, con quello spirito di servizio cui si sono appellati nei loro scritti, spirito che comunque può e potrà sempre essere messo a disposizione della collettività, pur in assenza di un ruolo ufficiale nel consiglio. Se ciò non avverrà, nostro malgrado e con grande dispiacere, saremo costretti ad assumere iniziative che comporteranno l’esercizio di poteri ufficiosi e non saranno più retrattabili. Siamo certi che prevarranno il senso di responsabilità, il rispetto delle regole e della dignità professionale”.

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