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Colf accusata di aver raggirato un 97enne per mettere le mani su 100 mila euro: assolta

Nei guai era finita una cinquantenne italiana che però ha sempre negato di aver fatto pressioni sull'anziano per avere il denaro

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Savona. Era finita a giudizio con l’accusa di essere una “colf infedele” perché, secondo la tesi della Procura, avrebbe approfittato dello stato di infermità e deficienza psichica di un novantasettenne per farsi intestare un libretto postale con centomila euro. Questa mattina, però, il processo per circonvenzione d’incapace che vedeva a giudizio una cinquantenne italiana, residente nella Riviera savonese, si è chiuso con una sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

I fatti finiti al centro del processo risalivano al settembre del 2014 quando l’anziano aveva presentato una querela contro la sua collaboratrice domestica accusandola di averle fatto delle pressioni per convincerlo a darle i soldi. Una ricostruzione che è sempre stata contestata dalla donna, assistita dagli avvocati Amedeo Caratti, Paolo Badella e Tiziana Bozzano, secondo cui l’uomo gli aveva voluto lasciare quei soldi di sua spontanea volontà, come ringraziamento per come si prendeva cura di lui.

Secondo la tesi difensiva, il novantasettenne aveva prima donato i soldi per poi cambiare improvvisamente idea e fare la denuncia. Una volta partita l’indagine la presunta vittima era stata giudicata circonvenibile (perché secondo il medico che lo aveva visitato aveva “tratti di dipendenza e vissuti abbandonici nel contesto di un iniziale decadimento cognitivo”) e, di conseguenza, la colf era finita a giudizio.

Sulla vicenda era nato anche un contenzioso civile con gli eredi dell’anziano (morto pochi mesi dopo aver formalizzato la denuncia) che poi si è chiuso con un accordo bonario tra le parti. A quel punto era stata anche revocata la costituzione di parte civile nel processo penale che oggi si è chiuso con l’assoluzione della donna (il pm aveva chiesto invece una condanna ad un anno e quattro mesi).

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