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Ceriale, sequestrato l’ex “Caffè 84” in via Romana: gestito con i soldi della droga

Operazione antidroga dei carabinieri di Imperia, due arresti

Ceriale. Anche un locale di Ceriale, l’ex Caffè “84” lungo la via Romana è stato posto sotto sequestro dai carabinieri di Imperia nell’ambito di una indagine antidroga che ha portato all’arresto di di Sergio Taverna, 53 anni, e Giacomo Masottina, 44 anni.

bar ceriale sequestro

Oltre al var cerialese sono finiti sotto sequestro il “Caffè Garibaldi”, di piazza Dante a Imperia, l’officina “Punto Gomme”, sul lungomare Vespucci di Imperia, e un conto corrente presso il credito agricolo Carispezia.

Nell’ambito dell’operazione ‘Andalusia 2’, volta a scoprire come venivano reinvestiti i proventi illeciti di ingenti traffici di droga, anche due misure con obbligo di firma nei confronti dei prestanomi dei due arrestati: Manuel Taverna, ventenne figlio di Sergio, e Omar Peruzzi, 38 anni.

Le indagini, condotte dai carabinieri del nucleo operativo di Imperia coordinati dal procuratore capo Alberto Lari e dal sostituto procuratore Luca Scorza Azzarà, sono iniziate nell’ottobre del 2018, proprio nei giorni in cui si concludeva, con quattro misure cautelari in carcere, l’operazione ‘Andalusia’: il 23 ottobre del 2018, infatti, i militari avevano arrestato corrieri della droga trovati con 58 kg di marijuana. Nei guai erano finiti proprio Giacomo Masottina e Sergio Taverna, che in un magazzino di lungomare Vespucci, aveva nascosto 4 kg di hashish. I due finirono in carcere.

sequestro bar ceriale

All’origine del sequestro giudiziario l’articolo 512 bis del codice penale, ovvero il trasferimento fraudolento di valori. Secondo gli inquirenti, infatti, le tre attività venivano gestite col denaro proveniente dal traffico di stupefacenti e intestate a dei prestanome: Manuel Taverna per quanto concerne i due bar, e Omar Peruzzi per l’officina meccanica. I due sono liberi, con obbligo di firma. Ascoltati dagli inquirenti al termine delle indagini, non hanno potuto far altro che confessare di essere i prestanome degli arrestati.

Durante gli accertamenti investigativi, svolti attraverso pedinamenti e intercettazioni ambientali, è emerso che Manuel Taverna aveva assunto per alcuni giorni il padre, che risultava comunque titolare dell’attività, per giustificare il suo contatto con i clienti del bar ‘Caffè Garibaldi’ e il fatto che lasciasse il locale con i soldi. Probabilmente perché venissero re-investiti in un continuo scambio tra attività illecite (spaccio di droga) e lecite.

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