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Stop ai derivati della cannabis light, a rischio anche i produttori savonesi. Cia: “Pasticcio all’italiana”

Il direttore Osvaldo Geddo: "C'è preoccupazione, le aziende iniziano a lavorare in buona fede e poi cambia lo scenario"

Provincia. “Se, come sembra, la vendita di prodotti derivati dalla cannabis cosiddetta ‘light’ dovesse diventare fuorilegge, sarebbe il solito pasticcio all’italiana: viene fatta una norma, le imprese in buona fede iniziano a lavorare e poi lo scenario cambia totalmente rendendo addirittura non lecita la loro attività”.

Con queste parole il direttore di Cia Savona, Osvaldo Geddo, commenta la sentenza con cui la Corte di Cassazione ha di fatto reso illegittima la commercializzazione di olio, foglie, infiorescenze, resina e in generale prodotti derivati dalla cosiddetta “marijuana legale”, ossia quella con valori di TCH tra 0,2 e 0,6%. Sebbene la sentenza teoricamente non imponga la chiusura dei negozi specializzati (potrebbero continuare a vendere i prodotti “privi di efficacia drogante”), la Lega ha annunciato l’intenzione di proporne la chiusura. Un obiettivo che mette a rischio tante attività aperte soprattutto negli ultimi due anni in tutta la provincia.

Ma non sono solo i negozianti a tremare: anche i produttori rischiano di veder stroncata “sul nascere” una attività che faticherebbe a sopravviverei fronte a una riduzione così massiccia del mercato. “Nel savonese alcuni giovani avviato questa attività, anche nelle serre – racconta a IVG Osvaldo Geddo, direttore della sezione savonese della Confederazione Italiana Agricoltori – e sicuramente ora sono abbastanza preoccupati per gli effetti di questa sentenza. per questo anche noi di Cia ci ripromettiamo di approfondire al più presto le conseguenze della sentenza per capire se davvero c’è il rischio, come sembra, che queste coltivazioni vengano in qualche modo messe fuorilegge”.

“Sarebbe un grosso pasticcio – conclude – ma finché non sarà pubblicata la sentenza sarà difficile capire quali saranno gli sviluppi di questa decisione”.

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