IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Spiaggiamento di velelle, Enpa: “Sempre più frequente, fenomeno preoccupante”

Per Enpa "è la palese dimostrazione di un mare svuotato dei pesci che se ne cibano"

Provincia. “Il recente spiaggiamento di velelle è un fenomeno naturale che, tuttavia, non rivela un mare necessariamente pulito ma è causato semplicemente dal gioco delle correnti marine; il fenomeno però si sta rapidamente intensificando e ciò dovrebbe preoccupare gli organi pubblici di sorveglianza e gestione delle risorse marine”. Lo affermano i rappresentanti della Protezione Animali savonese.

Secondo gli animalisti, l’intensificazione di questo fenomeno “è la palese dimostrazione di un mare svuotato dei pesci che se ne cibano: i loro maggiori predatori sono infatti, oltre alle testuggini e tartarughe marine, tonni, pescispada, pesci luna, pesce azzurro e molte altre specie fortemente pescate; le stesse velelle (e le altre meduse) catturano poi piccoli pesci, innescando un circuito che porta allo spopolamento del mare”.

L’appello della Protezione Animali savonese è innanzitutto “che si lasci che la natura faccia il suo corso e non si eliminino o si sotterrino le velelle spiaggiate, almeno finché gli arenili non siano frequentati dai bagnanti; e, soprattutto, nell’ambito della sacrosanta campagna contro le plastiche e microplastiche in mare (Enpa fu la prima associazione a promuovere una manifestazione con il porto di Loano e l’Università di Siena, l’11 maggio 2017) si comincino a recuperare le migliaia di reti perdute o abbandonate dai pescherecci, che prima di frazionarsi continuano a pescare per secoli; e si decreti al più presto la sostituzione degli attrezzi di pesca, sia professionale che sportiva, con materiali biodegradabili e fibre naturali”.

“E’ tragicomico che in questa situazione critica (il 33 per cento degli stock ittici è sottoposto a sfruttamento eccessivo, soprattutto nel Mediterraneo, dove viene sfruttato al suo limite massimo oltre il 60 per cento delle specie) denunciata da anni tutti gli organi scientifici internazionali del settore, si continui a promuovere il consumo di pesce; non si contano infatti le trasmissioni ed i servizi televisivi o gli eventi locali a base di pescato fresco; occorre invece chiedere di mangiare meno pesce o eliminarlo dalla dieta, favorendo così la riduzione dell’insostenibile “sforzo di pesca” delle marinerie professionali”.

“E non vale neppure l’alternativa crudele del pesce d’allevamento, che copre ormai il 75% del mercato, perché per ottenere un chilo di carne occorrono cinque chili di farine di pesce selvatico di specie scarsamente commerciali, a loro volta pescate in mare”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.