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Salvini contestato ad Albenga: “Che ne sai della nostra città?” fotogallery

La protesta contro Salvini disturba il comizio

Albenga. Cori, striscioni, fumogeni e fischietti. È così che una parte di Albenga, ovviamente quella avversa alle politiche del Governo giallo-verde, ha accolto in città il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Doveva essere una pacifica e democratica contromanifestazione al suo comizio, contraddistinta solo da palloncini colorati (a indicare l’arcobaleno e la “pace”), ai quali sarebbero state attaccate 59 maschere bianche (simbolo dei 59 martiri della foce: uomini e donne, trucidati durante il periodo nazi-fascista alla foce del fiume Centa) e un volantino riportante due frasi, fronte e retro, per celebrare i partigiani e l’integrazione: “Sono morto perché anche tu potessi parlare liberamente.

Il mio nome è partigiano. La mia festa è il 25 aprile” e “Albenga resta umana”, quest’ultima accompagnata dal disegno di bambini che, in una sorta di girotondo, si tengono per mano.

E i palloncini c’erano, così come i volantini e le classiche canzoni partigiane (Bella Ciao e Fischia il Vento). Ma stando alle disposizioni di Anpi, Fischia il Vento e Casa dei Circoli di Ceriale, organizzatori della protesta, i manifestanti sarebbero dovuti rimanere in silenzio, nella vicina piazza Trincheri, permettendo al vicepremier e leader della Lega di terminare il comizio per poi partire con la pacifica contestazione.

Ma le persone presenti alla contestazione erano diverse centinaia (oltre 200 persone), buona parte dei quali, impazienti, hanno lasciato la sede “predefinita”, tentando di raggiungere piazza del Popolo. Ma le forze dell’ordine, schierate, lo hanno impedito. I manifestanti, quindi, si sono piazzati nei pressi della fermata del pullman, lato centro storico, e con fischietti alla bcca, si sono resi protagonisti di una contestazione forte in piane regola, con tanto di slogan e cartelli, alcuni dei dai toni piuttosto forti.

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