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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Riprendiamoci il cielo

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“All’allievo che gli chiede se esiste il paradiso, il maestro Paracelso risponde dicendogli che il paradiso esiste ed è questa nostra Terra. Ma esiste anche l’inferno, e consiste nel non accorgersi che viviamo in un paradiso” afferma Jorge Luis Borges. Credo che la riflessione suggerita dalla frase di Freeman e che ha dato spunto all’articolo dei due settimane or sono, ben si connetta col pensiero di Borges oltretutto esplicitando quanto ho iniziato a scrivere nel nostro ultimo incontro. Lo so, può apparire complicato, ma in fondo non lo è neppure tanto, proviamo a riprendere le tracce disseminate precedentemente.

Per prima cosa distinguiamo tra sapere e conoscere: siamo in grado di entrambe le azioni ma della prima abbiamo solo una confusa e inconsapevole memoria prenatale tanto da essere convinti che l’unica nostra opportunità sia la seconda. Il comportamento omogeneo di tutti intorno a noi, ci conferma in tale convinzione. Il secondo passaggio rimanda al fatto, oramai abbondantemente confermato dalla fisica e dalla biologia contemporanee, che la nostra visione della realtà ben poco ha a che vedere con la realtà in sé, in effetti la nostra “vista sfuocata”, ma omologa a tutti gli esseri viventi, ci mette in rapporto con una percezione ottica dell’essere che, sebbene falsa, anzi, proprio per quello, ha sancito la vittoria evoluzionistica della specie, la nostra sopravvivenza.

Se possedessimo una vista in grado di mostrarci la composizione unica di ciò che i nostri occhi ci suggeriscono, nella loro capacità solo macroscopica, il mondo ci apparirebbe del tutto diverso… e soprattutto noi stessi. Le strutture dei nostri sensi, che non sono uno strumento per accedere alla realtà in sé ma solo il mezzo per coglierla all’interno delle loro possibilità, hanno trovato riscontro nelle strutture del nostro pensiero e della sua capacità di organizzare le informazioni ricevute in base a principi, sempre omogenei a tutta la specie, di spazio, tempo, causa effetto etc. Forse il tutto può sembrare ancora un po’ complesso, provo a chiarirlo con un esempio: proviamo ad immaginare una umanità che da sempre, dalle origini, sia stata privata di un senso, immaginiamo dell’olfatto, credete che avremmo mai potuto creare parole, e quindi idee, connesse all’odore? Alla puzza? Al profumo? E pensate sarebbe possibile per me chiedervi se, a parer vostro, in realtà esiste il…? Già, non esistendo l’idea, né il termine per indicare la stessa, come potrei chiedervi qualcosa su odore o puzza o profumo? In quel caso non credete che la realtà, quella condivisa ed “evidente” a tutti, per dirla con Cartesio, non credete che sarebbe un’altra?

La considerazione piuttosto ovvia, per non dire banale, è che la realtà rimarrebbe la medesima anche senza la mia percezione completa della stessa. Ma questa sciocca considerazione trascura che, in fondo, si stia pensando: “La realtà puzza e profuma, è un problema solo tuo se non lo percepisci”. Per chiarire la superficialità di un simile argomento può essere utile ipotizzare un’umanità dotata di un ulteriore senso, o anche più: credete davvero che la realtà non diverrebbe un’altra, collettivamente? Convenzionalmente ma unanimemente? Ma allora la realtà, così come comunemente intesa, è forse del tutto diversa da quella che vediamo, forse i sensi ci ingannano in collaborazione con la mente, forse la verità più vera non è quella accessibile atrraverso un percorso conoscitivo, forse la via sapienzale è quella più prossima alla verità… forse. Ma se così fosse potremmo ipotizzare che solo l’evento traumatico della nascita ci separa da una memoria sapienzale ed edenica che, comunque, in qualche modo sopravvive nella nostra memoria inconsapevole.

Forse non abbiamo mai abbandonato il paradiso, ma, per dirla con Borges, semplicemente non riusciamo più a vederlo anche se è ancora ben presente davanti ai nostri occhi, ma a questo punto l’interrogativo diviene: a chi o cosa imputare questa incapacità? Nel pensiero orientale si afferma l’esistenza di un divino, Brahman, del quale noi siamo il sogno e, proprio allo scopo di non consentirci la consapevolezza della nostra inesistenza, ci è stato posto davanti agli occhi un velo, il velo di Maya, così da rimanere l’inconsapevole gioco di un dio. Ma forse non è poi così diverso dall’affermare che siamo il risultato del sistema, dello stato, del mercato… ma chi ha creato tutto questo? Forse, e ricorro ad un bellissimo saggio di Fromm, la nostra è solo “fuga dalla libertà”, fuga dal coraggio di osservare l’essere senza volerlo ridurre a noi e, assurdamente, a nostro giudice e carnefice. Forse dobbiamo smetterla di ipotizzare il senso del nostro effimero viaggio come un percorso dall’Eden e verso lo stesso, forse sarebbe il momento di rendersi conto di avere una grande responsabilità prima di tutto verso noi stessi così da avere la forza di dire no. No ad un più o meno consapevole autoinganno, no all’annichilimento in nome di qualcosa di più grande creato da noi, no a lasciar vincere la paura. Solo così sarà possibile un meraviglioso, dionisiaco urlo taurino, liberatorio, un superlativo si alla vita che ci rivelerà la presenza di questo splendido Eden nel quale viviamo che, solo in quel caso, sarà abitato da dei che ridono.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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