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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

L’amoralità edenica

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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“L’amore è come la conoscenza: donarlo non ti impoverisce, arricchisce un altro regalandoti la gioia di aver donato”. Credo di aver compreso profondamente il senso dell’aforisma di Gershom Freeman, ma addirittura credo di “saperlo”. Mi rendo conto che sarà bene chiarire.

Quando l’amico Gershom, di ritorno da uno dei suoi rapimenti estatici, ha partorito la frase che apre il nostro incontro, mi sono subito reso conto che aveva espresso qualcosa che sapevo bene, questo non mi ha impedito di cercare di comprendere la sua affermazione. Successivamente mi sono soffermato sulla doppia azione compiuta, insomma, comprendere e sapere sono due modalità assolutamente diverse. Riflettendo sull’etimologia di comprendere (cum prehndere, cioè afferrare con la mente e portare dentro di sè), mi sono reso conto che non è stato il primo atto gnoseologico che ho compiuto verso le parole di Gershom, ma un’operazione complessa che ha, in un primo momento, riconosciuto come esterno a me ciò che cercavo di afferrare; la seconda operazione è stata scomporre la frase nelle sue strutture concettuali costitutive e, solo successivamente, ho dato modo a me ed al pensiero in oggetto di incontrarsi fino a far sì che lo stesso potesse esser accolto in me diventando parte integrante di ciò che sono: a quel punto credo di poter affermare di aver capito ciò che il mio amico voleva comunicare.

Solo una breve digressione, quando ho esposto la mia riflessione, che faccio seguire, all’amica Eva Gilan, ultimamente particolarmente curiosa di comparazioni tra lingue diverse, mi ha scritto la seguente breve postilla: in inglese sapere e conoscere si possono tradurre con “to know” ma la lingua inglese è molto precisa, infatti conoscere si traduce anche con “to experience” (fare esperienza di), “to learn” (apprendere), e qui mi fermo. Al contrario sapere può essere tradotto con “to be able to” (essere in grado di), “to be aware” (essere a conoscenza), ed anche qui concludo tralasciando anche molte altre espressioni. Ora, io non sono in grado di valutare la qualità del contributo di Eva a livello linguistico ma, come sempre mi accade, da ogni pensiero, da ogni informazione, vengo stimolato a riflessioni altre e così voglio proporvi le mie conclusioni sul senso profondo di parole come conoscere, capire, comprendere, sapere, ma con una prospettiva “altra”.

Inevitabilmente mi vedo indotto a ricorrere ad una allegoria che trovo illuminante: immaginiamo un bimbo nel grembo materno, non conosce il tempo, non ne avverte lo scorrere, nessuna alternanza tra luce e buio, non ha peso così galleggiante nel liquido amniotico, la temperatura permane più o meno costante, nulla cambia o, quantomeno, non ne può avere coscienza. Non avverte nemmeno una distinzione tra lui e la mamma, lui e la mamma sono unità e il tutto è l’unità stessa. Ad un certo istante, non per sua volontà, che ancora non sa nemmeno cosa possa essere una scelta ed un atto di volontà, perde la condizione edenica e si trova ad essere scaraventato fuori dalla stessa. Ecco che comincia ad avvertire il dolore, il freddo, l’umido e poi, meraviglia delle meraviglie, il sapore del capezzolo di mamma, il tepore del suo corpo e quindi, nel tempo, conoscerà il colore dei suoi occhi ed il suono della sua voce. Imparerà a organizzare tutte le innumerevoli informazioni che la vita condivisa gli fornirà su sua mamma ma non colmerà mai più l’abisso che lo ha distinto da lei. Scoprirà se stesso come altro dalla madre, ogni informazione su di lei sarà contemporaneamente un avvicinarla ed un allontanarsene, un prendere coscienza di sè come altro da lei e da qualsiasi essere o cosa che non sia lui stesso. Povero piccolo che diviene uomo, potrà prodigarsi all’infinito nel raccogliere informazioni sulla madre ma non potrà mai più saperla come gli riusciva naturale quando non aveva su di lei nessun dato esperienziale, insomma, potrà conoscerla sempre di più, ma non potrà mai più saperla.

A questo punto del nostro odierno incontro credo sia opportuno tornare all’aforisma di apertura: quando l’amore è dono arricchisce chi lo riceve regalando qualcosa anche a chi dona, operazione che scardina il fondamento di tutto l’ingannevole modello di vita del nostro sistema, nessun interesse, nessun utile, solo il piacere. Posso sicuramente affermare di aver compreso le parole di Gershom, ma quanto mi rende più felice la consapevolezza di saperle, di averle sapute da sempre, che le saprò per sempre, poichè la condizione sapienzale non ha bisogno di distinzioni, di spazio, di tempo, di cause ed effetti, la condizione sapienzale, edenica, non ha regole nè etica, esattamente come l’amore.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.
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