Indagini in corso

Indagine per turbativa d’asta su Ata e “Miglio Verde”, le ipotesi della Procura

Quattro le persone indagate tra cui l'ad dell'azienda partecipata del Comune Matteo Debenedetti e il legale rappresentante del Miglio Verde Giovanna Alice

Ata Spa

Savona. Turbata libertà degli incanti. E’ questa l’ipotesi di reato che il sostituto procuratore Massimiliano Bolla contesta all’amministratore delegato di Ata Spa Matteo Debenedetti e al legale rappresentante della cooperativa “Il Miglio Verde” di Savona Giovanna Alice.

La nuova bufera sull’azienda partecipata del Comune è scoppiata questa mattina quando i carabinieri del nucleo investigativo provinciale hanno effettuato una serie di perquisizioni per acquisire atti e documenti ritenuti utili all’indagine. A margine dell’attività investigativa dei militari sono quindi trapelati i primi particolari sulla nuova indagine intorno ad Ata che, in questo caso, coinvolgerebbe anche la cooperativa savonese.

Nel mirino degli inquirenti sono finiti i lavori per lo spazzamento delle strade e la cura del verde pubblico che l’azienda partecipata del Comune, tra il 2017 e il 2019, ha affidato proprio al Miglio Verde. La tesi dell’accusa è che il servizio sia stato affidato in maniera irregolare, senza che venisse fatto nessuna gara d’appalto attraverso un escamotage: assegnare il lavoro in maniera diretta per periodi brevi, in modo da non superare la soglia dei 40 mila euro di valore (sopra la quale, per legge, è necessario fare un bando) e poi prorogarlo, ovviamente affidandolo sempre alla stessa cooperativa.

Un sistema che, secondo l’ipotesi d’accusa del pm Bolla, avrebbe permesso di affidare in maniera apparentemente regolare il servizio, favorendo invece il Miglio Verde.

Oltre a Debenedetti e Giovanna Alice, ci sarebbero altre due persone indagate in un filone parallelo d’inchiesta. Si tratta di un dipendente di Arte e di un socio della cooperativa Il Miglio Verde, Francesco Alice (papà di Giovanna) che sono accusati entrambi di turbata libertà degli incanti perché avrebbero commesso delle irregolarità nell’assegnazione di un lavoro relativo allo sgombero di alcuni locali di Arte.

In particolare, secondo l’accusa, il dipendente di Arte (che è anche accusato di abuso d’ufficio) avrebbe contattato Francesco Alice proponendogli di fargli un offerta per affidargli l’incarico di sgomberare i locali di proprietà dell’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia.

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